Lo Spirito consolatore - di Gabriel Bunge

Ho cominciato questo libro - Lo Spirito consolatore - e dopo 16 pagine ne ho interrotta la lettura: mi sapeva troppo di teologia! Poiché, tuttavia, lasciare un libro incompiuto nella lettura è una sconfitta che non mi piace subire (ricordo ancora con amarezza i due libri che ho lasciato incompiuti: Uno, nessuno, centomila di Luigi Pirandello - cominciato e lasciato quando avevo 18 anni - e Orcynus orca di Stefano d'Arrigo - cominciato e abbandonato poco oltre i 20 anni), grazie alla spinta di un amico che l'aveva letto mi sono deciso e l'ho ripreso per finirlo.

Ho usato la mia tecnica consueta per i testi pesanti: andare avanti, non cercare di capire troppo, lasciare che il flusso delle parole scritte entri in me attraverso gli occhi senza pretendere l'adesione piena della mente, della memoria, del gusto. Solo immergersi nel flusso. La tecnica ha dato il suo risultato: in pochi giorni ho finito il libro - non grosso - e ne ho tratto anche un sia pur non immenso profitto.

Ho messo a fuoco l'origine e le metamorfosi storiche dell'icona della Santissima Trinità di Rublëv. Partendo da immagini analoghe dal 4° secolo, per poi proseguire per mille anni, il significato originario della figurazione della visita dei tre angeli a Mamre nella tenda di Abramo - quando viene annunciata e promessa la nascita di Isacco - si arriva, attraverso molti altri, al santo iconografo Rublëv che seppe fare sua una tradizione millenaria, depurandola ed elevandola a vette teologiche e contemplative che sono tuttora fonte di preghiera e e di ispirazione. Questa bellissima icona parla della dinamica, dell'amore trinitario che ha come fine l'effusione dello Spirito Santo per rendere l'uomo davvero "pneumatico", colmo di Spirito. Questo mi spinge con forza ad andare oltre e a leggere la Vita di san Serafino di Sarov per il quale scopo della vita è l'acquisizione allo Spirito Santo.

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