lunedì 14 settembre 2015

Nullità di Matrimonio? Sì, fin da principio

Voglio intervenire sulla questione della maggiore facilità nel procedimento per nullità di Matrimonio voluta da Papa Francesco I. C'è subito chi ha gridato allo scandalo, che così si riduce ancora di più la dimensione sacramentale del Matrimonio, si sminuisce il vincolo indissolubile etc. Credo che questo sia un rischio remoto. La vera questione è a monte. Il Matrimonio cattolico è una cosa seria, per volere la quale è necessaria e imprescindibile una fede cattolica d'acciaio. Non è opzionale, per sposarsi in Chiesa, volere ed essere capaci di
volere tutto quello che è incluso nel Matrimonio sacramentale, vale a dire per esempio l'indissolubilità, la fedeltà, l'apertura alla vita, ai figli che Dio manda, non solo a quelli che si progettano o si è disposti ad avere. Chi non sa e non vuole queste cose fa un matrimonio nullo. Cioè almeno il 90% di chi si sposa in Chiesa. Ma allora perché i preti celebrano così tanti matrimoni? Per stolta benevolenza, per i soldi dell'offerta che i coniugi danno alla parrocchia, perché essi stessi non hanno fede e non credono davvero nel Sacramento del Matrimonio con tutti gli annessi e connessi...? La simonia credo che non sia un elemento marginale. Ma allora il problema non è la facilità con cui si faranno le dichiarazioni di nullità, ma la facilità con cui i preti celebrano il sacrilegio del matrimonio per motivi poco nobili. È a questo livello che si deve intervenire. Non basta obbligare i fidanzati a frequentare un corso prematrimoniale, è necessario che sia accertata la loro fede e la loro volontà di contrarre davvero il Matrimonio come lo vuole Dio e la Chiesa. E se non lo vogliono non deve loro essere possibile cambiare di parrocchia e sposarsi lo stesso. La Chiesa cattolica avrà la forza di fare questo? 

2 commenti:

francesco ha detto...

forse un prete è ben lieto di celebrare tale sacramento proprio perché è felice che persone si avvicinino ad una cosa così bella. il problema forse è che tante coppie di giovani che del mondo non sanno nulla e pensano di fare da soli senza più ascoltare i vecchi genitori (una volta erano i saggi genitori). le mancanze che sento maggiormente sono la mancanza di umiltà di chiedere aiuto e percorsi di riavvicinamento (cioè parlarsi francamente e ove possibile cercare d riprendere il cammino insieme). sono figlio di divorziati e risposati. ho visto nelle altre famiglie la gioia e la ricchezza che non mi sono state concesse. vale la pena che da parte della coppia e da parte della chiesa ci sia un incontro per riavvicinarsi (cosa possibile se da una parte c'è chi chiede ma dall'altra una chiesa che si impegni maggiormente nel recuperare, non nel ratificare la conclusione).

alex ha detto...

la sua riflessione offre spunti per alcune domande:
- data per scontata la carenza d'acciaio nella fede cattolica di molti neo-sposi, cosa ottiene "esiliandoli" al solo matrimonio civile ?
- i figli eventualmente nati in una famiglia unita "solo" civilmente, avranno ugualmente diritto ai sacramenti ?
- chi e come stabilire la "qualità" della fede ?
- solo per il sacramento del matrimonio andiamo a valutare se la fede è di buona lega?
non andiamo a valutare (ad esempio) se chi si confessa è veramente veramente pentito dei peccati commessi ? oppure il confessore, prima di assolvere, dovrà accertare la profonda fede e la ferrea volontà di contrizione ? e se il confessore avesse qualche dubbio ?
- quale futuro può avere la Chiesa se si escludono dai sacramenti il 90% dei cattolici ?

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