martedì 31 marzo 2015

Progresso?

di Giovanni Zenone
Avete mai sentito dire da qualche giovane o da qualche giovanilista "Questo è un modo vecchio di pensare, i tempi sono cambiati!"? Con l'implicita affermazione che le cose passate siano superate, inservibili per il presente e per il futuro, da rigettare. Se per un certo verso e per certe cose questa frase può aver senso, fatti salvi i continui corsi e ricorsi della storia in quasi tutti gli argomenti, per un altro è una frase disonesta. Quando infatti si dichiara vecchia una norma morale intramontabile e la si sostituisce con l'immoralità, allora non si è giovani, non si ama il bene che germina fresco, ma ci si sprofonda a
capofitto nel male antico. Non c'è infatti progresso nel "superamento" della moralità, che è solo una disonesta giustificazione del male, ma solo nel suo compimento.
Le applicazioni continue di questo capovolgimento sono innumerevoli, e ne cito solo alcune. In questa mentalità dell'inversione vecchia sarebbe la famiglia costituita da papà, mamma e figli, da sostituire da altri modelli. Vecchio sarebbe l'amore esclusivamente tra uomo e donna, da sostituire con quello tra omosessuali. Vecchia sarebbe l'identità sessuale, da sostituire con la scelta sessuale. Vecchia sarebbe la moda che rispetta la pudicizia e che copre il corpo, da sostituire con l'impudicizia della nudità e delle forme fisiche esposte alla vista di tutti. Vecchia sarebbe la cucina dei cibi di qualità e ben preparati, da sostituire con i cibi precotti, i fast food, le merendine. Vecchio sarebbe lo studio e la riflessione, i giochi di società ed educativi, da sostituire con l'immersione continua e solitaria nei piaceri effimeri ed egoistici degli smartphone, dei tablet, dei giochetti elettronici. Vecchia sarebbe l'arte ben fatta, da sostituire con la spazzatura del ready made e dell'arte concettuale, dove non c'è né qualità, né lavoro, né abilità tecnica, né afflato poetico. Vecchia sarebbe la religione e la scuola, da sostituire con l'autodeterminazione. Vecchio sarebbe Dio, infine, da sostituire con se stessi e poi col demonio. 

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Arte sacra