venerdì 28 dicembre 2012

Prudenza o vigliaccheria?

San Giorgio infilza il drago
di Giovanni Zenone
Sto leggendo la monumentale vita di Antonio Rosmini del Pagani e Rossi pubblicata nel 1959 in circa 1500 pagine. Rosmini fu perseguitato aspramente in particolare dai Gesuiti, gli antenati dell'eretico Karl Rahner, che in aperta disobbedienza al Papa continuarono a scrivere e diffondere libelli infamanti contro Rosmini e le sue dottrine mentre Papa Gregorio XVI aveva espressamente proibito che si facesse. Quando dopo un annoso

esame dei libri di Rosmini la Congregazione dell'indice il 3 luglio 1854 stabilì che le sue dottrine non erano solo incensurabili, ma perfettamente encomiabili e fedeli alla dottrina cattolica tradizionale, i soliti faziosi e ipocriti clericali sussurarrono al Papa che tuttavia non si non si dovevano condannare i libelli anonimi, errorei e infamanti che avevano calunniato Rosmini, e ltresì non si doveva dare troppo risalto alla sentenza di assoluzione - che si trasformava in elogio-  "per non umiliare troppo la Congregazione dei Gesuiti". Il Papa stesso - e tanto gravissimo danno ne venne poi alla causa della verità, per oltre 120 anni - si lasciò convincere dalla improvvida voce e disse: "La giustizia sta bene, ma tra le virtù cardinali c'è anche la prudenza; converrà prendere una via di mezzo"*. La sciagurata "via di mezzo" tanto amata dall'ipocrisia e vigliaccheria tipicamente clericale. La "via di mezzo" tra il bene e il male che si risolve sempre in un male, mai in un bene, soprattutto quando è "via di mezzo" fra l'errore e la verità.


Il vizio della viltà spacciata per prudenza è cresciuto oggi a dismisura nella Chiesa, e non ha abbandonato nemmeno la sede più alta del clero, come già la infestava allora. Cosa che fa particolarmente ribrezzo in questi tempi di persecuzione contro la Fede e contro i Fedeli che si sentono così abbandonati proprio dai Pastori che dovrebbero difenderli dai lupi. Anzi, che si sentono consegnati, in nome della prudenza, tra le fauci dei lupi. Credo che si debba invocare san Giorgio, l'unico che ha capito - e ha messo in pratica - con che "prudenza" si debba trattare coi lupi e coi draghi.
*Pagani - Rossi, La Vita di Antonio Rosmini, tomo 2 p. 403 

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