lunedì 21 marzo 2011

Confessione

Domenica pomeriggio, vorrei confessarmi. Leggo che, nella chiesa dove vado, le confessioni avvengono mezz’ora prima della messa, che è alle 18. Vado alle 17,30. La chiesa è vuota, i quattro confessionali pure. Seduto sui banchi, vicino a uno di essi, c’è un signore anziano col piumino beige. Magari attende. Esco a fare un giro. Ritorno. Il confessionale vicino al quale c’è il signore col piumino beige ha adesso la luce accesa. Mi accosto, guardo, è vuoto. Chiedo al signore se deve confessarsi anche lui. Mi fa un gesto che non capisco. Guardo ancora il confessionale vuoto, ripeto la domanda. Mi dice che, se devo confessarmi, posso accomodarmi. Non capisco ancora. Obietto che il prete non c’è. Risponde che il prete sarebbe lui. Ah. Chiarito l’equivoco, mi inginocchio e mi confesso. Di mala voglia, devo dire, perché ho avuto la fondata impressione di dare fastidio. Ora, poiché non è la prima volta che mi capitano situazioni del genere, mi sto chiedendo seriamente: ma perché ai preti scoccia così tanto confessare? Per molti di loro è chiaramente una rottura di scatole. Ma perché, mi chiedo? Nell’era del dialogo, l’unico dialogo vero e sacramentato non lo sopportano? Perché questa parte del loro mestiere, parte essenziale tra l’altro, la fanno di malavoglia e cercano di schivarla come possono? Lo so, essere prete oggi non è facile. E «essere prete oggi» è il titolo di almeno un migliaio di convegni negli ultimi anni. So anche che, data la penuria di vocazioni, la Chiesa non può fare la difficile nella scelta. Ma dovrebbe organizzare un convegno dal titolo: «Prete, che cosa ti va di fare?».

venerdì 18 marzo 2011

Nonnina

La mia nonnina vietnamita è andata in Cielo. Mi ha insegnato la mitezza (sono stato in questo un pessimo scolaro) e la preghiera continua.
Cara nonna Liana, proteggi da Cielo tutta la tua discendenza. Grazie Signore per avermela data!
Liana Penotti Zenone 21 novembre 1909 - 16 marzo 2011

martedì 15 marzo 2011

Sciacalli

Leggete "Stato di paura" di Michael Crichton. Pubblicato nel 2004 racconta - con dati veri alla mano - una storia di fantasia in cui degli eco-terroristi ambientalisti creano artificialmente catastrofi naturali per i propri sporchi motivi ideologici.
In questi giorni già si sussurra che lo stesso terremoto giapponese e il conseguente tsunami sia stato creato ad arte da HAARP (cercate cos'è su google) o da stazioni analoghe. Forse è una bufala, ma il terrorismo anti-nucleare che si sta facendo fa supporre  che siano stati gli stessi eco-pacifisti-terroristi a fare attentati alle centrali nucleari giapponesi per suscitare uno stato di paura che induca i politici deboli a rinunciare all'energia più economica e pulita che ci sia, quella nucleare. Come se il terremoto più disastroso e forte da 150 anni  in una zona altissimamente sismica (60.000 scosse all'anno in Giappone) potesse essere determinante, in zone dove il terremoto non c'è o quasi, per le scelte energetiche dell'Italia. Gli sciacalli di sinistra in queste occasioni dovrebbero essere fucilati a vista, come si fa - e a ragione - davanti agli atti di sciacallaggio che avvengono dopo i disastri.
P.S.
A conferma di quanto scritto si legga il brevissimo articolo di Alezeia "Verdi di paura".

martedì 8 marzo 2011

Sostegno

Sosteniamoci alla roccia della divinità, mentre il fango di questo secolo frana giù a valle.
(Nicolá s Gomez Dávila, Tra poche parole)


Arte sacra