venerdì 16 luglio 2010

Umiltà

Non se se ci avete fatto caso ma l’umiltà -degli altri- non basta mai. L’autore cattolico, poi, dovrebbe sempre procedere con la lingua per terra per essere, secondo alcuni (tanti, ahimè), credibile. Così, se uno (mai visto né sentito prima) ti si rivolge con una sequela di insulti e tu lo mandi a quel paese, subito ti accusa di superbia e fa le meraviglie. È il classico bue che dice cornuto all’asino, nulla di nuovo sotto il sole. Ma, devo dirlo, ciò avviene anche per colpa dei cattolici. Decenni di moderatismo calabrache democristiano; poi, venuto meno lo scudo (crociato), la Chiesa istituzionale si è ritrovata sola di fronte al branco. Ora, la suddetta Chiesa istituzionale è composta da preti e frati, cioè da persone consacrate. Da cui è lecito (anche se non in tutti i casi) aspettarsi l’altra guancia e, generalmente, un atteggiamento francescano. Ma i laici credenti fanno gli insegnanti, i poliziotti, i soldati, i magistrati, gli impiegati… gli scrittori. Dunque, se (per esempio) sull’accoglienza oves et boves a tutti gli immigrati e alle loro famiglie anche poligamiche dicono niet, non sono per questo meno cattolici. Il resto degli esempi potrete agevolmente trovarlo da soli. Io mi limito a questo: se un cialtroncello arrogante mi dà gratuitamente del cretino, io lo mando a fare in c… tout court. Dare una lezione a chi la merita è altrettanto cattolico che porgere l’altra guancia. E se volete l’esempio evangelico, eccolo qua: nel Getsemani, prima che la «turba» (tanti contro uno) lo arrestasse, Gesù li sbatté tutti quanti a terra per ben tre volte. Così, quelli si guardarono bene dall’inseguire gli Apostoli che scappavano.

martedì 13 luglio 2010

Educare con la Tradizione e l'Autorità

Educare: un compito urgente tra emergenza e sfida
Il Segretario generale della CEI interviene a Bibione


ROMA, lunedì, 12 luglio 2010 (ZENIT.org).- Generazione, tradizione e autorità sono queste per mons. Mariano Crociata, Segretario generale della CEI, le tre parole chiave utili “per una sfida educativa raccolta e condotta secondo verità”.

E' quanto ha detto il presule intervenedo il 5 luglio a Bibione, nel corso di una conferenza su “La sfida educativa”, inserita nel contesto della manifestazione “Bibione guarda all’Avvenire” organizzata dalla Parrocchia Santa Maria Assunta e dall’Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi di Concordia-Pordenone.

L'iniziativa, giunta quest’anno alla IV edizione, aveva come tema: “I mass-media cattolici: educarsi alla verità”.

L’aspetto “più delicato”, nella “sfida educativa” che la Chiesa italiana ha deciso di raccogliere per questo decennio pastorale, ha detto all'inizio mons. Crociata è costituito “dalla tentazione relativista che mina in radice qualsiasi opera educativa”.

Infatti, ha spiegato, “la disponibilità illimitata di forme e di interlocutori della comunicazione in questa epoca digitale ha già prodotto un riposizionamento delle tradizionali agenzie educative, a cominciare dalla famiglia e dalla scuola, spesso inesorabilmente marginalizzate o comunque ridimensionate”.

Inoltre, ha aggiunto, “un senso malinteso di rispetto dell’autonomia e della libertà ha portato talora a teorizzare e praticare il rifiuto dell’opera educativa come tale, ritenendola lesiva o limitativa della personalità del bambino, del ragazzo o del giovane, la quale invece dovrebbe avere già in sé tutto ciò che è necessario alla sua maturazione umana e, dunque, avrebbe bisogno solo di un aiuto volto a facilitare la sua naturale evoluzione”.

In una simile prospettiva, ha sottolineato il Segretario generale della CEI, “la famiglia non dovrebbe in alcun modo adottare misure costrittive o repressive e la scuola assumerebbe solo una funzione metodologica, come luogo di apprendimento di informazioni, di tecniche, di uso di strumenti di cui lo studente si servirebbe liberamente e creativamente per dar forma alla propria personalità”.

“Purtroppo – ha poi avverito – a venir meno o ad essere messa in questione, prima che il compito educativo, è l’idea di persona umana, la visione della realtà nel suo insieme a cui fare riferimento”.

“La sfida allora – ha indicato il presule – consiste nel raccogliere i cambiamenti di cui abbiamo parlato come delle opportunità, facendoli diventare possibilità in più per l’opera educativa; ma per fare ciò ci si deve innanzitutto intendere sulla necessità di una visione personalistica e di una idea di educazione”.

Per questo mons. Crociata ha indicato tre esigenze imprescindibili: “Generazione, tradizione, autorità”.

“Non basta essere procreati per essere generati: non basta metter al mondo una creatura per renderlo figlio e persona”, ha detto il Vescovo spiegando il significato del termine generazione.

La tradizione – ha affermato – rappresenta la condizione per lasciar emergere l’originalità e l’unicità di ciascuno”, poiché “non è nel vuoto che si può sviluppare una personalità originale, ma soltanto all’interno di un processo di trasmissione”.

Autorità”, ha concluso infine, è una parola che appare “ostica” ai nostri giorni, ma che invece, a patto di non essere “confusa con autoritarismo”, è “responsabilità a partire da un’autorevolezza personale e competente da parte dell’educatore”.

giovedì 8 luglio 2010

Nonna...

Sono passati più di dieci anni dalla morte della Nonna Rosa. Ora non c'è più nemmeno la sua tomba, grazie a leggi che profanano anche la dignità dei morti. La ricordo con affetto tramite questa foto della sua tomba, completamente ricoperta di rose, prima che fosse data ad altri. Sulla croce era inciso: Rosa Gualandi Graziosi qui aspetta la resurrezione dei morti.
R.I.P.

martedì 6 luglio 2010

Preti?

Vado alla messa solenne per s. Giovanni Battista, vorrei confessarmi. Macché: i preti sono tutti dietro all’altare, nei confessionali non c’è nessuno. Concelebrazione. Secondo loro è più “solenne” così. L’omelia è di quelle: siccome non ho niente da dire lo dico lo stesso, anzi, la mèno più lunga del solito, rimestando il torrone per trenta-minuti-trenta. Alla consacrazione, giacché non ci si può certo esibire in un’ammucchiata, ecco i saluti romani a distanza verso il calice. Consacratum est. Il tutto al ritmo delle chitarre pop (già: è “solenne”…). Gli avvisi parrocchiali: data la solennità, ognuno di essi viene corredato da commento spiritoso, tanto per totalizzare un’ora abbondante complessiva. Certo, lo so, i preti come Dio comanda esistono. Ma sono tutti a sacrificarsi nel terzomondo. Certo, lo so, esistono anche quelli svegli. Ma sono tutti occupati a far carriera in curia e/o nei Sacri Palazzi. Eh, verrà la ghigliottina, già se ne sente il cupo brontolìo. Ma poi non si dica che i cattolici non se la sono meritata.

Arte sacra