domenica 23 novembre 2008

Premio "Attilio Mordini"

Sabato 22 novembre a Milano alle ore 15,00 presso la prestigiosa Sala Conferenze di Palazzo Reale è stato consegnato a Fede & Cultura, nella persona del suo Presidente Prof. Giovanni Zenone Ph.D. il Premio alla cultura “Attilio Mordini” istituito nella sua prima edizione (2008) dall'Associazione Europea Scuola e Professionalità docente (Aespi). Il Premio è stato attribuito da una giuria presieduta dal Prof. Giuseppe Manzoni di Chiosca per l'attività culturale svolta sia con le pubblicazioni personali quali Il Chassidismo Filosofia Ebraica, Cavinato Editore 2005; Maritain, Gilson e il senso comune, Cavinato Editore 2005; A sinistra di Dio, Fede & Cultura 2006, e i molti articoli su Il Timone sia per il lavoro di divulgazione culturale come Direttore di Fede & Cultura, casa editrice cattolica veronese con una diffusione nazionale capillare.





Nelle immagini dall'alto: Il Presidente dell'Aespi consegna il Premio al Prof. Giovani Zenone Ph.D.; Attestato del Premio; Stretta di mano con il Prof. Giuseppe Manzoni di Chiosca, Presidente della Commissione del Premio.

martedì 11 novembre 2008

Okkupazione

«Viviamo in un territorio occupato dal nemico: ecco cos’è questo mondo. Il cristianesimo è la storia di come il re legittimo è sbarcato - sbarcato potremmo dire in incognito - e ci chiama tutti a partecipare a una grande campagna di sabotaggio».
(Clive S. Lewis)

sabato 8 novembre 2008

Anna!

Martedì 4 novembre alle 18,06 è nata la mia quintogenita, Anna. Pesava 2940 grammi. Qui ha tre ore di vita e già sta in compagnia dei suoi quattro fratellini. Benedetto Iddio per la grazia della Vita e della Fede!
Soli Deo Gloria!

sabato 1 novembre 2008

Scuola corruttrice perchè ideologica

Ho vissuto per quarant’anni nell’ambito dell’educazione e della scuola e mi sono occupato a fondo della libertà dell’educazione in Italia.
Intervengo per dire qualcosa di serio e di costruttivo che dia un po’ di dignità e ragionevolezza, cioè andando oltre quello che vediamo e sentiamo ogni giorno.
Abbiamo proprio visto di tutto: bambini che sfilano in corteo sotto striscioni che fanno fatica a leggere, insegnanti in lutto, politici che sproloquiano nelle scuole dell’infanzia, i reduci del ’68 che si infiltrano nei cortei come per prendere una boccata di ossigeno che allontani di qualche tempo l’ineluttabile “rigor mortis”.
Così il “virtuale” si è sostituito al reale: ed in un’orgia di isterismo e disinformazione abbiamo dimenticato la realtà quotidiana.
La realtà quotidiana è che nella scuola italiana si fa fatica a studiare e ad imparare perché l’insegnamento si è dequalificato. Abbiamo dimenticato che nella scuola italiana si può morire di spinello durante le ore di scuola; che durante gli intervalli si filmano scene di sesso che vengono poi inviate ormai a vari siti; che in certe scuole, non poche, durante l’intervallo gli insegnanti stanno tappati nell’aula professori per evitare violenze non solo verbali; che presidi e professori sono stati malmenati da genitori e studenti per protesta a certe valutazioni scolastiche; che più di una volta i carabinieri sono entrati in varie scuole ad arrestare studenti spacciatori di droga.
Questa non è tutta la realtà, ovviamente, ma è un pezzo della realtà scolastica che dovrebbe interpellare tutti, soprattutto gli adulti, seriamente. Alcune delle cose predisposte dal Ministro – ovviamente mi evito un giudizio analitico che non mi compete – mi sembrano dettate dalla più grande virtù del popolo italiano: il buon senso. Comunque bisogna proprio riconoscere che in Italia sono impossibili due cose parlare male di Garibaldi e tentare di riformare la scuola. La scuola dello Stato Italiano fa corpo totalmente con l’idea della Nazione e dello Stato ed ha costituito negli ultimo 150 anni del nostro paese una sorta di liturgia di questo universale culto dello Stato.
La verità è che la scuola italiana è sempre stata al servizio non della Cultura, ma della ideologia dominante. Così abbiamo avuto la scuola unitaria e liberale e poi la scuola fascista e poi la scuola azionista e socialista. I cattolici sono stati così improvvidi che negli anni ’50 e ’60 hanno tirato fuori la strampalata teoria della scuola “neutra” che ha favorito la sua occupazione da parte delle più diverse ideologie rivoluzionarie e negative. Abbiamo avuto la scuola marxista e neo-marxista e radicaleggiante: e adesso abbiamo la scuola tecno-scientista.
Mi sembra venuto il momento di andare, se possiamo e vogliamo, oltre questo schema ideologico e ricordarci che la scuola non deve servire nessuna ideologia ma la cultura: cioè l’istanza di senso ultimo, di verità, di bellezza e di giustizia che caratterizzano la coscienza dell’uomo nel suo porsi immediato.
Allora forse ci si renderà conto che la scuola deve essere un ambito di convivenza libera, fra culture diverse (perché nel nostro Paese ci sono ormai culture diverse) e la convivenza libera e impegnata di queste culture deve sostenere un insegnamento, a tutti i livelli, appassionatamente critico: cioè formatore di personalità critiche.
Potrà apparire allora assolutamente legittimo e necessario il formarsi di un sistema scolastico che, gestito dallo Stato, sia libero e pluralistico nelle sue articolazioni educative, culturali e didattiche. Senza pluralismo educativo e scolastico muore la democrazia: perché la democrazia è anzitutto un costume, un dialogo profondo, libero e rispettoso fra culture diverse, che proprio nella consapevolezza critica della propria diversità contribuiscono al bene comune del Paese.
Marco Minghetti, ministro della Pubblica Istruzione del neonato Regno di Italia concludeva il dibattito parlamentare sullo stato dell’istruzione del Paese nel 1864 con queste parole: “In linea di principio sarebbe meglio un sistema di libertà scolastica, ma se ne approfitterebbero i clericali”.
Dobbiamo amaramente riconoscere che la questione scolastica, in Italia, è ferma a queste parole.
[...]

+ Luigi Negri,
Vescovo di San Marino - Montefeltro
Intervista su "il Resto del Carlino", 28/10/2008

martedì 28 ottobre 2008

Il potere mondano che soffoca (III tentazione)

In questa lezione si invita a riflettere sulla terza tentazione di Gesù nel deserto, prima dell’inizio della sua missione che durerà tre anni e che si concluderà nella sua dolorosa passione e crocifissione e nella gloriosa resurrezione. Nella terza tentazione il demonio porta Gesù su un alto monte e gli propone di adorarlo offrendo in cambio il potere e di avere tutti i regni della terra. Il potere seduttore distorce la pienezza della verità e indica vie alternative ideologiche e menzognere all’unica via che fa “la volontà del Padre”. La tentazione progressista. Il cristiano deve disobbedire allo stato quando questo comanda cose contro la volontà divina.

lunedì 27 ottobre 2008

Il successo mondano (II tentazione)

La seconda tentazione nel “Gesù di Nazaret” nel deserto. Il demonio prende Gesù, lo porta sul pinnacolo e lo invita a buttarsi giù affinché tutti, vedendo il miracolo di una discesa incolume, lo acclamino Messia. Il diavolo tenta con il successo umano e con la spettacolarità usando abilmente le Sacre Scritture. La teologia può diventare uno strumento dell’Anticristo, come scrive nel suo “Racconto dell’Anticristo” Vladimir Solovev citato dal Papa. Un esempio di oggi di tale teologia: Vito Mancuso.

Rivoluzione morale

“Per una rivoluzione morale servono un più pungente dispiacere e un più pungente piacere: il primo per vedere il mondo come il castello dell'orco da smantellare e il secondo per ricostruirlo dalle macerie come una casa dove tornare la sera”.
(G. K. Chesterton)

venerdì 17 ottobre 2008

Confutazione del marxismo (I tentazione)

In questa lezione si rilegge una piccola parte del libro di Papa Benedetto XVI “Gesù di Nazaret” nella quale il Papa tratta della prima tentazione di Gesù nel deserto, la tentazione del pane. Si scopre come questa sia la tentazione del materialismo di stampo marxista.

Contro la superbia della "ragione" scientifica

CITTA' DEL VATICANO, 16 OTT - ''La scienza non e' in grado di elaborare principi etici'' ed ha bisogno della tutela della fede e della teologia. Con parole inequivocabile, papa Ratzinger ha messo in guardia oggi contro i pericoli dell'autosufficienza rivendicata da molti scienziati che, se svincolati dalla morale, possono finire per inseguire il ''facile guadagno'' o, peggio ancora, ''l'arroganza di sostituirsi a Dio'', con tutti pericoli che ne conseguono per l'umanita'. Un discorso pronunciato stamane dal pontefice davanti ai partecipanti al convegno sui dieci anni della ''Fides e Ratio'', l'enciclica in cui Giovanni Paolo II descrisse la fede e la ragione come le due ali dello spirito umano. Il Papa ha chiarito che una totale autonomia della scienza rischia di essere pericolosa per la stessa umanita'. Incapace di delinearsi una morale, la scienza - ha spiegato - ''puo' solo accogliere i principi etici e riconoscerli come necessari per debellare le sue eventuali patologie''. In questo contesto, ha aggiunto, ''la filosofia e la teologia diventano degli aiuti indispensabili''. ''Cio' non significa affatto limitare la ricerca scientifica o impedire alla tecnica di produrre strumenti di sviluppo: consiste piuttosto nel mantenere vigile il senso di responsabilita' che la ragione e la fede possiedono nei confronti della scienza , perche' permanga nel solco del suo servizio dell'uomo''. Ai convegnisti ha spiegato che vi e' stato infatti ''uno slittamento da un pensiero prevalentemente speculativo a uno maggiormente sperimentale''. La ricerca moderna si e' rivolta soprattutto all'osservazione della natura ''nel tentativo di scoprirne i segreti''. E qui, ad avviso del Papa, sono nati i problemi: infatti ''il desiderio di conoscere la natura si e' poi trasformato nella volonta' di riprodurla''. ''La fede non teme il progresso della scienza e gli sviluppi a cui conducono le sue conquiste quando queste sono finalizzate all'uomo, al suo benessere e al progresso di tutta l'umanita'''. ''Avviene, tuttavia - ha ammonito - che non sempre gli scienziati indirizzino le loro ricerche verso questi scopi''. ''Il facile guadagno o, peggio ancora, l'arroganza di sostituirsi al Creatore svolgono, a volte,un ruolo determinante'', ha denunciato. ''E' questa - ha concluso - una forma di hybris (superbia) della ragione, che puo' assumere caratteristiche pericolose per la stessa umanita'''

venerdì 10 ottobre 2008

Il rapporto fra potere temporale e spirituale

In questa lezione si spiega, col testo di Papa Benedetto XVI “Gesù di Nazaret” al capitolo 1, quale debba essere il rapporto fra il potere temporale e il potere spirituale rileggendo alcune pagine dei Vangeli. Il potere temporale deve rispettare la giusta gerarchia e mettere le proprie funzioni a servizio del bene totale dell’uomo e della società, che in ultimo è la salvezza eterna. Quando il potere temporale si arroga diritti e competenze divine i cristiani devono disobbedire per obbedire a Dio, e così diventano testimoni, martiri.

lunedì 15 settembre 2008

Parità scolastica, carajo!

«Il divario esiste e va cancellato»

«Mi auguro che il ministro Gelmini e il governo lavorino per rendere effettiva la parità scolastica». È il messaggio che il vescovo di San Marino e Montefeltro Luigi Negri, rivolge al ministro della Pubblica istruzione che oggi interverrà al Meeting di Rimini.
Per le dichiarazioni sulle scuole del Sud il ministro è stata accusata di razzismo. Che cosa ne pensa?
«Le sue mi sembravano osservazioni funzionali alla vita della scuola per un esercizio migliore della sua finalità educativa. Certi divari e certe differenze di risultati mi paiono evidenti, credo sia giusto impegnarsi per elevare la qualità del servizio».
Il Papa parla di «emergenza educativa». Perché?
«La Chiesa è sfidata a fare una proposta educativa credibile che sappia coinvolgere le giovani generazioni: dobbiamo ritrovare identità e novità di vita, capacità di coinvolgere, di offrire senso e valori, senza fare sconti a noi stessi prima che ad altri. Ma l’emergenza educativa riguarda tutta la società perché la scuola italiana che esce da un secolo di ideologie che l’hanno ingessata...».
A che cosa si riferisce?
«All'omologazione di carattere ideologico che per decenni ha impedito al popolo di riscoprire la sua identità culturale, che nel nostro paese è maggioritariamente cattolica».
Non sta dipingendo la realtà a tinte troppo fosche?
«La scuola statale è ancora erede delle stagioni ideologiche. Prima quella del laicismo risorgimentale, poi quella del fascismo, poi quella del nozionismo neutrale, una stagione per la quale i cattolici hanno una grande responsabilità in quanto hanno accettato che i problemi ideali fossero esclusi dalla scuola. Infine è arrivata la scuola progressista e marxista, soprattutto nei testi e nei professori. Adesso la scuola sembra non interessare a nessuno e sottostare a una concezione tecno-scientista dove regnano edonismo e nichilismo».
Che cosa chiede, dunque, al ministro Gelmini?
«Mi auguro che si apra una stagione nuova, con la creazione di un sistema paritario, un sistema di scuole statali e non statali tutte considerate pubbliche, anche se non gestite direttamente dallo Stato. Penso sia opportuno ristabilire un po’ di regole e di ordine, di fronte a fenomeni come il “bullismo”. Ma non basta. Don Giussani all’inizio degli anni Sessanta diceva ai politici di allora: mandateci in giro nudi, ma dateci la libertà di educare. Un popolo sa che cos’è la democrazia solo se sa cos’è il dialogo tra le culture, solo se è possibile un’educazione che parta da ipotesi positive. Mi auguro insomma che il ministro lavori per rendere effettiva la parità scolastica, facendo sì che le famiglie che scelgono la scuola non statale per i loro figli non siano sottoposte al doppio aggravio economico, condizione che Benedetto XVI ha definito insopportabile»
di Andrea Tornielli, Il Giornale 27/8/2008

mercoledì 10 settembre 2008

Allegria

Un consiglio che vi ho ripetuto insistentemente: siate allegri, sempre allegri. Siano tristi quelli che non si considerano figli di Dio.
(San Josemaría Escrivá de Balaguer, Solco, n. 54, Ed. Ares 2005)

giovedì 7 agosto 2008

Il riso rivelatore

La maggior parte degli esseri umani non sa ridere ... Ridendo, alcuni si tradiscono rivelando la loro intima vita segreta ... Il modo di ridere di un uomo è il tratto che, unito ai piedi e alle mani, più lo caratterizza. Ci sono caratteri che per molto tempo non si lasciano indovinare ma poi ecco l'uomo scoppia in una risata sincera e il suo carattere viene a galla ... Se volete dunque ben comprendere un uomo e penetrare la sua anima ... guardatelo quando ride. Se ride bene, significa ch'è buono ... Guardate i bambini; alcuni sanno ridere in modo perfetto e perciò sono incantevoli.
Fedor Dostoevskij, "L'adolescente"

domenica 22 giugno 2008

Bandiera della pace?

Città del Vaticano, 20 giu. (Adnkronos) - E' la croce di Cristo e non la bandiera arcobaleno il vero simbolo della pace. E' quanto afferma oggi l'agenzia di stampa vaticana 'Fides' in un lungo servizio dal titolo: 'L'arcobaleno: sincretismo o pace?'. La polemica è diretta verso quei religiosi, sacerdoti, uomini di Chiesa che hanno scelto di portare la bandiera arcobaleno come segno di pace nelle marce o l'hanno appesa ai campanili delle chiese preferendola alla croce. Ma in questo modo sembrano aver dimenticato i molteplici significati politici del vessillo. La bandiera è infatti stata, in tempi recenti, il simbolo prima dei movimenti della pace poi anche di quello no-global e infine, in Italia, è comparsa di nuovo nel simbolo elettorale della sinistra radicale.L'agenzia vaticana ricostruisce le ambigue radici storiche e culturali della bandiera per la pace. ''In realtà - spiega Fides - le origini vanno ricercate nelle teorie teosofiche nate alla fine dell''800. La teosofia (letteralmente 'Conoscenza di Dio') è quel sistema di pensiero che tende alla conoscenza intuitiva del divino'', ed è corrente filosofica presente da sempre nella cultura indiana. ''Diverse sono le versioni sull'origine di questa bandiera. Una di queste è riconosciuta ad Aldo Capitini (fondatore del Movimento Nonviolento) che nel 1961 la usò per aprire la prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi. Un'altra segnala che la sua origine risale al racconto biblico dell'Arca di Noé e che quindi è un simbolo cristiano a tutti gli effetti. Un'altra ancora spiega che la bandiera arcobaleno è il simbolo della città di Cuzco, capitale dell'impero Incas. Fu scelta, dall'imperatore del tempo, perché in quella vallata ogni volta che pioveva si formavano degli arcobaleni brillantissimi. Dalla Francia arriva la spiegazione che quel vessillo è il simbolo del movimento delle cooperative francesi creato intorno al 1920. Un'altra viene fatta risalire al 1950, la bandiera fu utilizzata in America come simbolo della pace dalle associazioni pacifiste e nonviolente. Altri dicono che sia stata ''inventata'' dal filosofo Bertrand Russel nel 1956 in Inghilterra''. Non mancano poi i riferimenti al movimento gay - con una lieve variazione nella disposizione dei colori - che ha fatto dell'arcobaleno il suo segno di riconoscimento. Tuttavia la complessità spirituale che è all'origine del simbolo, il suo intrecciarsi con così numerosi fattori culturali, sociali e politici, ne fanno una ''valida sintesi per rappresentare il sincretismo'' che mischia filosofie orientali, new age, neopentecostalismo; tutto insomma, meno il messaggio cristiano nella sua essenzialità. ''Come mai - si domanda dunque l'agenzia vaticana - uomini di chiesa, laici o chierici che siano, hanno per tutti questi anni ostentato la bandiera arcobaleno e non la croce, come simbolo di pace?'

venerdì 6 giugno 2008

L'occidente finanzia il terrorismo islamico

Basta finanziare i maestri dell’odio islamico
di Massimo Introvigne (il Giornale, 31 maggio 2008)
Apparentemente quella che arriva dal Pakistan è una storia di ordinaria follia. Un bambino di sette anni, Mohammed Atif, che non era riuscito a memorizzare il Corano come chiedeva l'insegnante di una madrassa, è stato appeso dallo zelante maestro a testa in giù a un ventilatore da soffitto, e bastonato con ferocia finché non è morto.Si dirà che i pazzi ci sono dovunque e che l'ultrafondamentalismo islamico stavolta non c'entra. E invece no. Nell'Afghanistan dei talebani bambini anche di quattro o cinque anni erano sottoposti a un'istruzione che consisteva quasi solo nel mandare a memoria il Corano e nell'imparare a usare il kalashnikov. Se non erano rapidi nell'una o l'altra materia piovevano le bastonate. Ma i maestri talebani avevano imparato l'arte in Pakistan. Qui funziona un sistema di oltre diecimila madrasse - non esistono registri, ispezioni, controlli e il numero esatto nessuno lo conosce - fra cui gli specialisti possono distinguere sfumature teologiche, ma il cui schema è sempre lo stesso. Pochissima istruzione in materie non religiose, Corano a memoria, incitamento all'odio per l'Occidente e botte. I vari governi che si sono succeduti in Pakistan hanno promesso e qualche volta anche fatto qualcosa contro la presenza di Al Qaida, ma non hanno mai osato toccare le madrasse. E c'è di peggio: una parte sostanziale degli aiuti umanitari che vanno al Pakistan - come ha rivelato di recente un'inchiesta del più noto giornalista pakistano, Ahmed Rashid - finisce direttamente o indirettamente alle madrasse. Forse anche la scuola dove è stato picchiato a morte il piccolo Mohammed funzionava grazie agli aiuti delle Nazioni Unite o dell'Unicef.Questo sistema deve finire. Le madrasse non sono scuole come le altre. Anche quando gli allievi non finiscono massacrati come Mohammed sono indottrinati all'odio per l'Occidente, spesso direttamente al terrorismo. Nella maggior parte dei casi, non ricevono l'istruzione essenziale per svolgere nella società lavori che non siano il predicatore, il militante a tempo pieno di movimenti estremisti o il terrorista. Uno dei modi essenziali per sradicare il terrorismo è chiudere le madrasse e sostituirle non con scuole di ateismo (come sognava Kemal Atatürk, il quale dovette rendersi conto ben presto che si trattava di utopie irrealizzabili in terra d'islam) ma con istituti di formazione certo rispettosi dei valori e delle tradizioni islamiche, ma nello stesso tempo capaci di insegnare agli allievi le principali materie che si apprendono nelle scuole di tutto il mondo. E di prepararli a una vita normale, sotto il controllo di autorità scolastiche indipendenti e competenti.I talebani afghani hanno capito che il loro vero nemico è il maestro di scuola. Infatti in un anno hanno fatto saltare duecento scuole, uccidendo oltre centocinquanta bambini frequentatori di scuole elementari. Ma è solo sostituendo le madrasse con vere scuole che si prepara un futuro senza terroristi.

martedì 6 maggio 2008

Esistere

"L'esistenza è una sorpresa, ma una sorpresa piacevole".
Gilbert Keith Chesterton

venerdì 18 aprile 2008

Sinistra ottusa: piglia e porta a casa!

STRANA OTTUSITÀ DAVANTI AL VOTO
Quel vizio antico di ritenersi i migliori
Dopo il vertice del Pd, l’ex ministro Gentiloni sinte­tizza l’analisi del voto: «Non abbiamo intercettato il consenso del Nord perché è prevalso un sentimento diffuso di risentimento soprattutto nei confronti dei provvedimenti del governo, che non sono stati capiti». Dove ciò che colpisce, e che d’altronde ricorre con qual­che variante come un leit motiv nei commenti politici, è che quelli che «non hanno capito» so­no sempre gli elettori. Non hanno capito Prodi, e nemmeno Veltroni; o, lamenta la Sinistra Ar­cobaleno, «ci hanno interpretati come un resi­duato ». Errori di 'interpretazione', equivoci, misundertanding, per la sinistra sconfitta stan­no tutti dalla parte degli elettori. Che, pare di comprendere, in certe valli e città del Nord – e anche del Sud – devono essere un po’ ottusi. O peggio. Le lettere su 'Repubblica', trasudano amarezza. «Accorgersi che l’ignoranza è il più letale dei mali, e che in Italia abbonda, e che l’I­talia ha trovato qualcosa di più divertente da fa­re che onorare i valori della Resistenza», geme una lettrice. «Mi aspettavo più coscienza. Credo che tutti abbiano votato chi prometteva più fur­berie, più scappatoie», scrive un’altra. Come a dire che la maggioranza degli italiani si è rivela­ta, il 13 aprile, ignorante, incosciente, fascista e furbetta. La supponenza di essere – cultura e politica della sinistra – superiore, per definizio­ne e per sempre. A fronte di ciò, il pessimo ri­sveglio davanti alla vittoria di Berlusconi, e all’e­splosione addirittura della Lega. Incredibile. Nei giornali giusti, fra le grandi firme, non se ne era avuto sentore. Anzi: Eugenio Scalfari, grande maestro del giornalismo democratico e corretto, aveva annunciato un suo presentimento: «Con avversari di questo livello non si può perdere. Gli elettori cominciano a capirlo. Io sono pronto a scommetterci». Intanto, gli elettori andavano convincendosi esattamente del contrario.Le maggiori testate italiane da molto tempo so­no ispirate da un pensiero pressoché unico. È un fatto anche generazionale: buona parte degli uomini e delle donne che oggi dirigono questi giornali o ne firmano i commenti più autorevoli, si sono formati negli anni Settanta. Magari poi da quella cultura hanno preso le distanze, ma ne mantengono un imprinting indelebile: sini­stra è bello, democratico, giusto. Destra, è fasci­sta e ignorante. Cattolico poi è, ovviamente, o­scurantista – a meno che non sia cattolico 'democratico' e progressista, meglio ancora se in conflitto con le gerarchie della Chiesa.Questo spiega lo sbalordimento collettivo dopo il referendum sulla legge 40. E anche un po’ quello di oggi, quando si scopre che in certi paesi veneti o lombardi han preso il 20, 30, an­che 40% quegli 'zotici' della Lega. Che sono sempre stati considerati – ammette 'l’Unità' – «commercianti in odore di evasione, valligiani spaesati, capitalisti molecolari terrorizzati dalla globalizzazione». Ma che devono essersi allarga­ti, se han preso il 10% a Sesto San Giovanni, la ex Stalingrado d’Italia. E che, se pure a guardarli dai salotti corretti sono dei poveri selvaggi, tut­tavia devono avere delle ragioni che non sono state comprese.Un’informazione allineata sulle sue certezze i­deologiche non aiuta a capire la realtà. Serve piuttosto a confortare, in uno specchio autore­ferenziale, la classe politica cui fa riferimento. Che a sua volta vuol credere che gli editoriali di Scalfari siano il pensiero degli italiani. Lunedì sera ci è venuta in mente la Conferenza nazio­nale sulla famiglia promossa dal governo Prodi, a Firenze, un anno fa. « Question time con le do­mande delle famiglie», fu annunciato. Ma non era che uno si alzava, e domandava al premier ciò che voleva. Gli interventi e le domande era­no stati preventivamente preparati. Un garbato dibattito fra amici. Nessuno in aperto dissenso. Poi, le famiglie italiane sono andate a votare.
Marina Corradi
Avvenire - 17/04/2008

lunedì 14 aprile 2008

Aborto e divorzio, peccati gravissimi

Il giudizio etico della Chiesa a riguardo del divorzio e dell’aborto procurato è chiaro e a tutti noto: si tratta di colpe gravi che, in misura diversa e fatta salva la valutazione delle responsabilità soggettive, ledono la dignità della persona umana, implicano una profonda ingiustizia nei rapporti umani e sociali e offendono Dio stesso, garante del patto coniugale ed autore della vita. E tuttavia la Chiesa, sull’esempio del suo Divino Maestro, ha sempre di fronte le persone concrete, soprattutto quelle più deboli e innocenti, che sono vittime delle ingiustizie e dei peccati, ed anche quegli altri uomini e donne, che avendo compiuto tali atti si sono macchiati di colpe e ne portano le ferite interiori, cercando la pace e la possibilità di una ripresa.
Per leggere l'intero intervento del Papa clicca qui

lunedì 7 aprile 2008

Le «eco-balle» e l'enigma del riscaldamento globale

«Le temperature a livello mondiale diminuiranno quest'anno a causa della corrente della Niña, nell'Oceano Pacifico, il che spinge diversi scienziati a chiedersi se il riscaldamento globale esista veramente». Così scriveva il britannico Daily Mail di venerdì, dando conto per altro del parere del World Meteorological Organization, secondo cui il decennio 1998-2007 sarebbe stato da record per quanto riguarda l'aumento delle temperature e nuovi record sarebbero in arrivo nei prossimi anni. Cosa che non convince affatto, però, Jennifer Marohasy, biologa australiana e senior fellow dell'Institute of Public Affairs di Melbourne, che in un'intervista su Abc Radio National, lo scorso 22 marzo, ha dichiarato: «C'è stato un raffreddamento, se si prende il 1998 come punto di riferimento. Di fatto il presidente dell'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate change) lo ha riconosciuto [...] Ha ammesso che negli ultimi otto anni, in questo secolo, la temperatura è rimasta piatta, nonostante i livelli di Co2 siano continuamente cresciuti, il che dovrebbe far salire le temperature. È qualcosa di inaspettato, ma di cui non si discute».
Sono alcuni scampoli di un dibattito internazionale che verte sulla realtà, ben prima che sull'entità, del global warming, un fenomeno affermatosi mediaticamente con la forza dei luoghi comuni proprio mentre nella comunità scientifica si moltiplicavano dubbi e scetticismi.
E proprio ai mille motivi che inviterebbero a una sana diffidenza per quanto riguarda la vulgata del riscaldamento globale è dedicato Che tempo farà. Falsi allarmismi e menzogne sul clima (Piemme, pagine 224, euro 12,50) di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari, appena uscito in libreria. I due giornalisti sono un po' pionieri in Italia nella controinformazione sui temi legati all'ambientalismo e alla popolazione: Cascioli con il Complotto demografico (Piemme 1996), Gaspari con Da Malthus al razzismo verde (XXI secolo, 2000). Insieme hanno rincarato la dose negli ultimi anni con due piccoli best seller, Le bugie degli ambientalisti (volume 1 e 2, Piemme) oltre che con la creazione di una agenzia on-line sugli stessi argomenti, Svipop (Cascioli), e l'associazione Cristiani per l'ambiente (Gaspari). Il loro ultimo lavoro è una disamina irriverente, dalla spiegazione di come funziona realmente l'Ipcc, il potente organo intergovernativo che 'detta' la linea in materia di allarmi ecologici e di cui si tende a dimenticare la natura politica oltre che scientifica, alla vexata quaestio dello scioglimento dei ghiacciai e dell'innalzamento degli oceani, alla ricostruzione della storia del clima, fino alle più smaccate derive ideologiche dei sedicenti difensori del Pianeta: come il proclama di Al Gore, alla conferenza di Bali sui cambiamenti climatici, lo scorso dicembre:
«La battaglia per il clima e la salvezza della Terra è il nuovo antifascismo nel mondo». Il tutto inframmezzato da «eco-balle», pagine dedicate a singole
mistificazioni: dal falso scoop del New York Times, nel 2000, su un immenso lago artico esito del riscaldamento climatico al Polo Nord (poi smentito dallo stesso giornale: trattavasi di un normale accadimento estivo), all'«invasione» di meduse nelle acque del Tirreno meridionale la scorsa estate, dovuta secondo i media all'aumento di CO2 e alla conseguente «tropicalizzazione del Mediterraneo» (peccato che la medesima invasione si sia verificata sulle coste dell'Irlanda del Nord, in un periodo di abbassamento insolito della temperatura delle già fredde acque).
Insomma, un sasso nello stagno del dibattito italiano sul global warming.La cui refrattarietà ad accogliere voci critiche genera spesso un soffocante effetto serra.
(Andrea Galli su Avvenire)

giovedì 3 aprile 2008

Ortodossia

Taluni hanno preso la stupida abitudine di parlare dell’ortodossia come di qualche cosa di pesante, di monotono e di sicuro. Non c’è invece, niente di così pericoloso e di così eccitante come l’ortodossia: l’ortodossia è la saggezza, e l’esser saggi è più drammatico che l’esser pazzi; è l’equilibrio di un uomo dietro cavalli che corrono a precipizio, che pare si chini da una parte, si spenzoli da quell’altra, e pure, in ogni atteggiamento, conserva la grazia della statuaria e la precisione dell’aritmetica.
G. K. Chesterton

mercoledì 26 marzo 2008

!Mamma la Turco!

Occorre smascherare le vere intenzioni di chi, come Livia Turco, lavora solo per affermare il diritto della donna all’autodeterminazione. Affermare di essere dalla parte della vita del nascituro, e nello stesso tempo impegnarsi per “la riduzione dei tempi di attesa” della procedura abortiva è una contraddizione che solo la totale perdita della ragione può tenere insieme. Il Comitato Verità e vita ricorda al Ministro Turco che nel 1996 il Comitato nazionale di bioetica ha dichiarato che ‘il concepito è uno di noi’. Rendere più “rapido” l’accesso all’aborto significa, dunque, rendere più rapida ed efficiente la catena che conduce alla uccisione di un essere umano innocente. Chi lavora per rendere più veloce una forma di omicidio legalizzato non è certamente un difensore della vita umana.

Per il Comitato Verità e Vita
Il Presidente
Mario Palmaro

venerdì 21 marzo 2008

Appello elettorale di Storia Libera

Il direttore e i collaboratori di Storia Libera, nella convinzione della grande importanza delle prossime consultazioni politiche, e nella certezza che sia dovere di ogni cattolico essere presente, per amore della Chiesa e della Patria, rivolgono a tutti gli amici che seguono la vita del sito e dei forum questo appello elettorale:- premesso che confermiamo che Silvio Berlusconi è l’unico leader politico in grado di assumere la Presidenza del Consiglio, per avviare il Paese alla ricostruzione, dopo quasi due anni di disastroso esperimento comunista, dobbiamo specificare che:- la grande stima e l’affetto che nutriamo per Ferrara, che ha dimostrato coraggio e razionalità eccezionali , non ci impedisce di sottolineare l’inopportunità politica di un voto alla sua lista;- valutiamo opportuno, in tutte le sedi in cui sia presente con le sue liste, dare il nostro voto alla Lega, come soggetto di posizioni nette e inequivoche all’interno del centrodestra;- in tutte le altre sedi valutiamo opportuno dare il nostro voto al Popolo della Libertà, senza farci confondere dalle tattiche di Veltroni, che tende sempre più a sfumare differenze che invece esistono, e sono profonde e determinanti;- abbiamo profonda ed esplicita diffidenza per un “centro”, che pretende di contrabbandarsi come luogo naturale del voto cattolico, mentre appare, anche per il vissuto dei suoi leader, come luogo di un pericoloso e destabilizzante opportunismo, pronto a future alleanze col miglior offerente.
Il 13 e 14 aprile 2008 si giocano le sorti del nostro Paese, il futuro dei nostri figli, la nostra identità religiosa, culturale e naturale. È il momento delle scelte nette e decise.

Il cristianesimo è immortale

Il cristianesimo è stato dichiarato morto infinite volte. Ma, alla fine, è sempre risorto, perché Dio conosce bene la strada per uscire dal sepolcro
(Gilbert Keith Chesterton).

Cina comunista, complici occidentali e Tibet

La Cina ha occupato con la forza militare il libero paese del Tibet nel 1949. Nessuno ha mosso un dito per difedere il Tibet come si fece per il Kuwait nella Guerra del Golfo. Addirittura, nello sciagurato periodo del secondo governo Prodi, Prodi stesso ha visitato la Cina facedo mille salamelecchi e dichiarando la Cina un paese amico, partner commerciale privilegiato, infischiandosene - o forse apprezzando - le 10.000 condanne a morte annuali, i milioni di aborti forzati, la repressione nel sangue di ogni desiderio religioso e di libertà. Ora i tibetani sono stufi dell'oppresione dell'invasore comunista e si stanno ribellando. La Cina reprime nel sangue la legittima rivolta. Il Papa invita al dialogo e il ministro degli esteri cinese dichiara, senza vergogna:"La cosiddetta tolleranza non può esistere per i criminali, che devono essere puniti secondo la legge" in risposta all'appello di Benedetto XVI. Le olimpiadi cinesi devono essere annullate finchè la Cina non recede dal suo imperialismo comunista violento e assassino. Strano che nessun pacifista o comunista nostrano si accorga della situazione, faccia lo sciopero della fame, protesti davanti alle ambasciate cinesi ecc. ecc. Che temano di morir di fame prima di essere esauditi? O forse temono di dover capire che la propria ideologia è spazzatura?

mercoledì 12 marzo 2008

L'amicizia

L'amicizia è nata nel momento in cui una persona dice a un altro: "Ma guarda un po' Anche Lei? Pensavo di essere il solo!".
(Clive Staples Lewis)

domenica 9 marzo 2008

Sì alla Vita, senza condizioni!

"L'uomo rimane uomo con tutta la sua dignità, anche quando è un embrione o in stato di coma".
Papa Benedetto XVI

giovedì 6 marzo 2008

La Chiesa non può muoversi coi tempi

“La Chiesa non può muoversi coi tempi; semplicemente perché i tempi non si muovono. La Chiesa può solo infangarsi coi tempi e corrompersi e puzzare coi tempi. Nel mondo economico e sociale, come tale, non c’è attività, eccettuata quella specie di attività automatica che è chiamata decadenza: l’appassire dei fiori della libertà e la loro decomposizione nel suolo originario della schiavitù. In questo, il mondo si trova per molte cose allo stesso piano dell’inizio dell’oscuro medioevo. E la Chiesa ha lo stesso compito di allora: salvare tutta la luce e la libertà che può essere salvata, resistere a quella forza del mondo che attrae in basso, e attendere giorni migliori. Una Chiesa vera vorrebbe certo fare tutto questo, ma una Chiesa vera può fare di più. Può fare di questi tempi di oscurantismo qualcosa di più di un tempo di semina; può farli il vero opposto dell’oscurità. Può presentare i suoi ideali in tale e attraente e improvviso contrasto con l’inumano declivio del tempo da ispirare d’un tratto agli uomini qualcuna delle rivoluzioni morali della storia, così che gli uomini oggi viventi non siano toccati dalla morte finché non abbiano visto il ritorno della giustizia. Non abbiamo bisogno, come dicono i giornali, di una Chiesa che si muova col mondo. Abbiamo bisogno di una Chiesa che muova il mondo”.
(Gilbert Keith Chesterton)

giovedì 28 febbraio 2008

Martirio

L'agenzia Zenit.org il 12 febbraio 2008 annunciava che in Iraq sono stati rilasciati i quaranta bambini sequestrati e rapiti da un gruppo di terroristi a Baghdad mentre si recavano a scuola. Tre di questi bambini sono cristiani e i rapitori avevano imposto loro di convertirsi all’islam, pena la morte. Si tenga presente che per diventare musulmani basta pronunciare la formula detta shahada, cioè affermare davanti a due testimoni musulmani che c’è un solo Dio ed è Allah e Maometto è il suo Profeta. Eppure quei tre bambini si sono rifiutati, dichiarandosi disposti a morire pur di restare cristiani. Chissà, forse i rapitori si sono spaventati loro, di fronte alla prospettiva di creare dei martiri. Martiri un po’ diversi da quelli a cui sono abituati, visto che nessuno li ha indotti tramite promesse paradisiache e finanziamenti alle famiglie. Diversi, anche, perché non suicidi-omicidi. Diversi, infine, perché possiamo immaginare tre bambini che resistono alla pressione psicologica dell’essere soli in mezzo a quaranta coetanei musulmani e a quella fisica delle armi puntate alla tempia. Tre bambini. Severo esempio per noi, qui al caldo, che magari troviamo pesante una piccola rinuncia quaresimale.

giovedì 21 febbraio 2008

E poi dicono che i comunisti non si cibano di carne umana...

In Cina ogni giorno sono eseguite almeno 30 condanne a morte. I dati prudenziali di Amnesty International e altre agenzie parlano di almeno 10.000 giustiziati ogni anno. La Cina contribuisce quindi per più del 90% al numero totale di condanne a morte eseguite in tutto il mondo. Gli assassinati sono spesso persone innocenti, o colpevoli di delitti non violenti. La superficialità dei giudizi sommari, la rapidità con cui sono pronunciati, le confessioni estorte con la tortura fanno del sistema giudiziario cinese il regno dell’arbitrio e della corruzione. Ma l’orrore non si ferma qui. Appena il condannato è stato giustiziato, le autoambulanze ferme nei dintorni si avvicinano, scendono infermieri e chirurghi, vengono espiantati dai corpi immobili gli organi vitali, le autoambulanze ripartono a tutta velocità. Questo è il volto feroce della Cina «comunista», che si prepara a celebrare nel prossimo maggio 2008 le Olimpiadi – simbolo di pace e di fratellanza fra gli uomini.

CINA
Traffici di morte

Il volto feroce del comunismo cinese:
trapianto di organi dai prigionieri giustiziati
GUERINI E ASSOCIATI, FORMATO: 14,8X23, PAGINE: 208

Harry Wu, direttore della Laogai Research Foundation – i Laogai sono i campi di lavoro dove milioni di condannati costruiscono la prosperità dell’economia cinese –, espatriato dalla Cina negli Stati Uniti dopo vent’anni di detenzione, è rientrato quattro volte clandestinamente nel suo Paese per documentare e denunciare la disumanità della condizione dei prigionieri. Dobbiamo a lui, vera Primula Rossa dei diritti umani, le notizie di prima mano, le testimonianze, i documenti raccolti in questo libro. Negli ultimi mesi l’approssimarsi dei Giochi olimpici e il timore di boicottaggi da parte dei paesi occidentali hanno costretto le autorità cinesi a promulgare nuove leggi. In particolare, si è deliberato che solo la Corte suprema possa comminare condanne capitali. Ma è un patetico tentativo di make-up, che non ha riscontri nella realtà: negli ultimi mesi sono state eseguite centinaia di condanne a morte a livello locale, e, a dispetto dei nuovi «regolamenti» che vorrebbero l’assenso del prigioniero all’espianto di organi dopo la sua morte, continuano anche i trapianti illegali. Naturalmente, in un Paese dove la tortura è all’ordine del giorno, non sarebbe un problema probabilmente neppure ottenere un consenso scritto. Ma è più rapido farne direttamente a meno. I ricavi sanguinosi del commercio di organi sono troppo ricchi perché simili dettagli possano fermarlo. E nemmeno la pubblica riprovazione, né la condanna delle organizzazioni mediche. Il professor Francis Demonico, della Canadian Transplantation Society, ha dichiarato ad esempio che «la crescente richiesta di organi sembra causare una crescente domanda di esecuzioni capitali». E il professor Stephen Wigmore della British Transplantation Society, durante un’intervista con la BBC nell’aprile del 2006, ha affermato: «la velocità con cui si possono trovare gli organi adatti ai pazienti sembra anche confermare che i prigionieri sono selezionati prima dell’esecuzione a seconda del tipo di sangue e di organo da trapiantare». Il denaro è diventato la nuova ideologia del regime cinese, perseguita con la stessa determinazione e la stessa mancanza di scrupoli con cui si sono affermati per cinquant’anni i principi del comunismo di Mao Zedong.

La Laogai Research Foundation denuncia instancabilmente le violazioni dei diritti umani in Cina, e in particolare si batte contro i campi di lavoro forzato, che imprigionano milioni di cittadini cinesi. Sono i moderni schiavi occupati a produrre le merci che vengono poi esportate in tutto il mondo, nonché mandati a lavorare in catene nei Paesi in via di sviluppo nei quali la Cina cerca la penetrazione economica.

sabato 2 febbraio 2008

Una moratoria anche sulla fecondazione artificiale

A cominciare dagli ospedali cattolici.

"Con la fecondazione artificiale extra-corporea, é stata infranta la barriera posta a tutela della dignità umana." Le parole di Benedetto XVI - rivolte giovedì 31 gennaio 2008 ai partecipanti alla Sessione Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede – riaffermano con forza una verità scomoda e tremenda: ogni tecnica di fecondazione artificiale che produce embrioni fuori dal corpo della donna è un attentato alla dignità dell'uomo.
Il testo competo del comunicato è consultabile all'indirizzo
http://www.comitatoveritaevita.it/pub/comunicati_read.php?read=110
Tramite il sito potrete consultare i precedenti comunicati stampa, nonchè altro materiale pro-life del Comitato Verità e Vita.

venerdì 1 febbraio 2008

La Chiesa Cattolica è l'unica vera Chiesa

La Chiesa cattolica è l'unica vera Chiesa di Cristo; la fecondazione artificiale è sempre contraria alla dignità umana. Sono due delle principali affermazioni contenute nel discorso che papa Benedetto XVI ha rivolto il 31 gennaio 2008 ai membri della Congregazione della Dottrina per la Fede. Un intervento importante che potrete leggere integralmente cliccando qui.Nel discorso il Papa ribadisce la preoccupazione per un "persistente relativismo religioso e culturale" che distorce la dottrina della Chiesa, soprattutto in nome dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso. Il Papa considera invece che sia proprio una visione relativista della Chiesa a bloccare il processo ecumenico. Da qui l'importanza di riconfermare che "l'una e unica Chiesa di Cristo ha la sua sussistenza, permanenza e stabilità nella Chiesa cattolica e che pertanto l'unità, l'indivisibilità e l'indistruttibilità della Chiesa di Cristo non vengono annullate dalle separazioni e divisioni dei cristiani". Inoltre, dice Benedetto XVI citando il Concilio Vaticano II a proposito delle religioni non cristiane, "questa unica vera religione sussiste nella Chiesa cattolica, alla quale il Signore Gesù ha affidato il compito di diffonderla a tutti gli uomini". Per questo il dialogo interreligioso non può dispensare la Chiesa dalla "necessità dell'evangelizzazione e dell'attività missionaria verso i popoli".Il Papa ha poi dedicato la seconda parte del discorso alla bioetica, che ha invitato a seguire con attenzione offrendo i "due criteri fondamentali per il discernimento morale": a) il rispetto incondizionato dell'essere umano come persona, dal suo concepimento fino alla morte naturale; b) il rispetto dell'originalità della trasmissione della vita umana attraverso gli atti propri dei coniugi. Proprio questi criteri dimostrano come "con la fecondazione artificiale extra-corporea sia stata infranta la barriera posta a tutela della dignità umana".

Fecondazione artificiale... fra donne!

Scienziati britannici hanno annunciato di aver messo a punto una tecnica per 'trasformare' le cellule del midollo osseo della donna in spermatozoi, con il risultato di 'tagliare fuori' l'uomo dal processo del concepimento. Questa è una delle "conquiste" di una scienza sganciata dalla morale e dalla dignità del'uomo. Su questo tema ha parlato con chiarezza il Papa in questi giorni.
La "fecondazione artificiale extracorporea"; varie tecniche riproduttive, tra cui il "congelamento degli embrioni umani"; i "tentativi di clonazione umana" hanno "infranto la barriera posta a tutela della dignità umana". Lo afferma il Papa in un discorso alla assemblea plenaria della Congregazione per la dottrina della fede in cui invita anche la Congregazione a "seguire con particolare attenzione i problemi difficili e complessi della bioetica"."I nuovi problemi connessi, ad esempio, con il congelamento degli embrioni umani, con la riduzione embrionale, con la diagnosi preimpiantatoria, con le ricerche sulle cellule staminali embrionali e con i tentativi di clonazione umana - ha affermato il Papa - mostrano chiaramente come, con la fecondazione artificiale extracorporea, sia stata infranta la barriera posta a tutela della dignità umana". "Quando esseri umani, nello stato più debole e indifeso della loro esistenza - ha proseguito - sono selezionati, abbandonati, uccisi o utilizzati quale puro 'materiale biologico', come negare che essi siano trattati non più come un 'qualcuno' ma come un 'qualcosa', mettendo così in questione il concetto stesso di dignità dell'uomo?"Il magistero della Chiesa, ha detto Benedetto XVI, "non può e non deve intervenire su ogni novità della scienza, ma a il compito di ribadire i grandi valori in gioco e di proporre ai fedeli e a tutti gli uomini di buona volontà i principi e orientamenti etico-morali per le nuove questioni importanti". I "due criteri fondamentali per il discernimento morale in questo campo",ha precisato, sono il "rispetto incondizionato dell'essere umano come persona, dal suo concepimento fino alla morte naturale" e "il rispetto dell'originalità della trasmissione della vita umana attraverso gli atti propri di coniugi".

giovedì 31 gennaio 2008

Il progressismo è intolleranza

"Il progressismo è la fede nel progresso ma senza lo spirito critico e lo spirito di tolleranza, con la convinzione dogmatica di possedere la verità e di essere assiso nel Bene".
(Pierre André Taguieff - "Les contre reactionnaires"- Francia, 2008)
Da cui l'oscurantismo, la chiusura mentale, la demonizzazione di tutti coloro che la pensano diversamente, in quanto rappresentanti del Male, della deviazione dal giusto, della pochezza intellettuale. And, last but not least, l'ostracizzazione del dissidente, martire obbligato da immolare sull'altare dei progrediti. Chi lo ha detto che l'ideologia è morta? Chi ha il coraggio di sostenere che il postcomunismo non è una chiesa al pari del comunismo vero e proprio?

domenica 27 gennaio 2008

Il legame tra sinistra e tasse

La legittimazione del prelievo fiscale nello Stato moderno è lo strumento perfezionato del totalitarismo: grazie al suo aumento, al tempo stesso, si sviluppano gli apparati dello Stato, cresce la capacità di controllo sulla società e si riducono le libertà delle famiglie e delle persone (perché sempre più dipendenti dallo Stato e sempre più espropriate dei loro beni). Storicamente, è di sinistra l'aumento della pressione fiscale come mezzo per accrescere le funzioni dello Stato (e il relativo potere). E', invece, di destra il proposito di restituire libertà economica con la riduzione del prelievo fiscale (e il relativo ridimensionamento della invadenza della iniziativa statale). Il binomio sinistra-tasse è storicamente inscindibile, tanto che la tassazione è il termometro per misurare il grado di spostamento o di collocazione a sinistra di una compagine governativa.

giovedì 24 gennaio 2008

È caduta Babilonia!!!

"È caduta, è caduta Babilonia la grande,
quella che ha abbeverato tutte le genti
col vino del furore della sua fornicazione".
(Ap 14,8)

venerdì 18 gennaio 2008

In arrivo la persecuzione violenta?

Il Centro Culturale Lepanto parteciperà con una sua delegazione ed i propri stendardi con il simbolo associativo del crociato alla manifestazione popolare di solidarietà col Papa, in occasione della preghiera dell’ Angelus che si terrà domenica prossima in piazza San Pietro. Già il 16 gennaio il Centro Culturale Lepanto ha espresso la propria posizione in un manifesto intitolato “Può il Papa essere maestro nella Sapienza?” pubblicato come messaggio a pagamento su metà pagina dell’edizione nazionale del quotidiano “Il Tempo” (riprodotto sul sito www.lepanto.org).
Il Presidente del Centro Culturale Lepanto, Fabio Bernabei, osserva che quanto avvenuto alla Università Sapienza conferma un fatto grave: a 40 anni dal ’68, la setta “sessantottina”, pur avendo perso il consenso delle nuove generazioni, mantiene un potere culturale, mediatico, politico sufficiente per imporre il proprio volere alla maggioranza del popolo italiano. Le forze laiciste continuano a promuovere una vera campagna di odio contro la Santa Chiesa Cattolica e particolarmente contro il Sommo Pontefice. Il relativismo del “pensiero debole” s’impone sostenuto dai “poteri forti”. Giornali, libri, televisioni, film, cartelloni e spot pubblicitari rovesciano continuamente torrenti di calunnie, accuse, insulti e derisioni, pretendendo d’isolare e mettere a tacere la Chiesa, specialmente quando insegna ed esige il rispetto di Dio, della morale, del diritto naturale e della famiglia. Questa campagna, sostiene Bernabei, cerca d’intimidire i cristiani, nella illusione ch’essi rinuncino a testimoniare la Fede nella vita pubblica. Tutto ciò sembra preludere a quella persecuzione violenta descritta dall’ormai noto “terzo segreto” di Fatima: persecuzione che, comunque, potrà solo affrettare il trionfo della Chiesa profetizzato dalla Madonna nel 1917. Nell’esprimere la propria piena solidarietà al Papa il Centro Culturale Lepanto formula anche l’augurio che l’episodio serva ad aprire gli occhi a coloro che tuttora s’illudono di poter “dialogare” e perfino collaborare con la Rivoluzione laicista anticristiana, ed implora Dio affinché confermi la protezione paterna su tutta la Chiesa ed affretti il momento della finale riscossa cristiana.

www.lepanto.org
email: lepanto@lepanto.org
tel. fax 06.60513116

martedì 15 gennaio 2008

Viva il Papa, abbasso i laici "tolleranti"!

Giorgio Israel, professore ordinario di Matematiche complementari a “La Sapienza” di origine ebraica, dopo il vergognoso attacco al Papa da parte di alcuni cialtroni, ha denunciato la contraddizione di quanti si sono opposti alla visita del Papa, teoricamente in difesa del valore della presunta laicità della scienza, negandogli il diritto di parola. “È sorprendente che quanti hanno scelto come motto la celebre frase attribuita a Voltaire - 'mi batterò fino alla morte perché tu possa dire il contrario di quel che penso' - si oppongano a che il Papa tenga un discorso all'università di Roma 'La Sapienza'”, ha osservato. “È tanto più sorprendente in quanto le università italiane sono ormai un luogo aperto ad ogni tipo di intervento ed è inspiegabile che al Papa soltanto sia riservato un divieto d'ingresso”, ha aggiunto. L'opposizione alla visita del Papa, ha commentato, non è “motivata da un principio astratto e tradizionale di laicità”, ma è “di carattere ideologico e ha come bersaglio specifico Benedetto XVI in quanto si permette di parlare di scienza e dei rapporti tra scienza e fede, anziché limitarsi a parlare di fede”. Le sinistre non hanno perso l'occasione per dimostrare la propria sulfurea intolleranza.

lunedì 14 gennaio 2008

Consiglieresti di abortire?

Domanda: Se conoscessi una donna incinta, malata di sifilide, che avesse già otto figli, di cui tre sordi, due ciechi e uno ritardato mentale, le consiglieresti di abortire? Se hai risposto “sì”, hai appena contribuito a eliminare… Ludwig van Beethoven.
(Andrea Tornielli)

sabato 12 gennaio 2008

Medjugorje e i Dieci Segreti (2 parte)

"Ora che satana è sciolto dalle catene...": sono parole drammatiche dell'1 gennaio 2001 che la Regina della Pace ha dato a un'umanità che ha ormai cercato di eliminare la fede autentica dalla dimensione pubblica della vita sociale. Di lì a a poco più di nove mesi si scatena il satanico attacco del terrorismo islamico all'occidente. La Madonna ha sempre, dalla rivoluzione borghese (francese) in avanti dato messaggi di allarmi e di speranza prima che le peggiori catastrofi accadessero. Dal 1789 alla rivoluzione comunista, nazista, al genocidio del Ruanda e Burundi, alla guerra di Bosnia, all'attacco alle due torri a New York. Mentre il mondo va all'inferno in carozza sdilinquendosi davanti alle bestie a sterminando con l'aborto i figli di Dio, i cattolici autentici tendono l'orecchio per ascoltare la Voce del Cielo.

giovedì 10 gennaio 2008

Più fedeltà al Papa e al Magistero!

L'articolo che riporto, modificato da me in parte, richiama, oltre ai Gesuiti, che si sono allontanati dalla reta fede e dottrina cattolica, tanto clero che ha abbandonato la fede certa garantita dal Sacro Magistero Petrino per affidarsi alle incerte sorti del progressismo, relativismo, catto-laicismo e catto-comunismo. Chi ha orecchie per intendere, intenda!
Si è aperta il 7 genaio , con una messa solenne in lingua latina nella Chiesa del Gesu', la 35.esima Congregazione generale cui spetta il compito di eleggere il 29.esimo 'papa nero', come e' familiarmente noto il successore di Sant'Ignazio di Loyola alla guida dei gesuiti di tutto il mondo. I 226 membri della Congregazione entreranno da oggi in un 'ritiro' che durera' quattro giorni, durante i quali potranno discutere e confrontarsi, in assoluta segretezza, sulla persona ritenuta piu' adatta per guidare il piu' grande e, probabilmente, influente ordine religioso della Chiesa. La messa di apertura della Congregazione e' stata officiata dal card. Franc Rode', Prefetto della Congregazione vaticana per gli istituti di vita consacrata, che ha la responsabilita' sugli ordini religiosi. Nella sua omelia, il cardinale ha richiamato con forza i gesuiti all'obbedienza al papa e alla Chiesa, rispettando l'antica ''formula del vostro istituto, nella quale viene delineata l'essenza del vostro carisma: 'Servire il Signore e la sua Sposa, la Chiesa, sotto il Romano Pontefice'''.''Vedo con tristezza e inquietudine - ha ammonito Rode' - che va decadendo sensibilmente anche in alcuni membri delle Famiglie religiose il sentire cum Ecclesia di cui parla frequentemente il vostro Fondatore. La Chiesa aspetta da voi una luce per restaurare il sensus Ecclesiae''.''Con tristezza e inquietudine - ha aggiunto - vedo anche un crescente allontanamento dalla Gerarchia.La spiritualita' ignaziana di servizio apostolico 'sotto il Romano Pontefice' non accetta questa separazione''. Negli ultimi anni, tre gesuiti di alto profilo, Roger Haight, Jacques Dupuis e Jon Sobrino, sono stati messi sotto inchiesta da parte del Vaticano per i loro insegnamenti su ecumenismo e dialogo interreligioso non in linea col Magistero cattolico. Con riferimento a questi episodi, il card.Rode' ha ricordato ''la necessita' di presentare ai fedeli e al mondo l'autentica verita' rivelata nella Scrittura e nella Tradizione'': ''La diversita' dottrinale di coloro che sono chiamati ad annunciare il Regno disorienta i fedeli e conduce verso un relativismo senza orizzonte. La verita' e' una, anche se puo' essere sempre piu' profondamente conosciuta. E garante della verita' rivelata e' il 'Magistero vivo della Chiesa'''. In particolare, l'invito rivolto ai gesuiti e' stato quello di ''vigilare sulla dottrina delle vostre riviste e pubblicazioni''. ''Il vostro operare - ha anche detto Rode' - deve essere eminentemente apostolico, con un'ampiezza universale, umana, ecclesiale, evangelica.

Emergenza educativa! Genitori e insegnanti ammalati di relativismo

CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 10 gennaio 2008 (articolo riassunto tratto da ZENIT.org).- L'"emergenza educativa" è una situazione reale della nostra società che richiede una decisa azione da parte dei governanti, ha affermato Benedetto XVI questo giovedì.
Ricevendo in udienza gli amministratori della Regione Lazio. Benedetto XVI ha definito "criterio fondamentale, sul quale possiamo facilmente convenire nell'adempimento dei nostri diversi compiti", quello della centralità della persona umana. Come afferma il Concilio Vaticano II, ha ricordato, l'uomo è sulla terra "la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa" (Gaudium et spes, 24). Per questo motivo, ha spiegato, è "decisiva" l'importanza rivestita dall'educazione e dalla formazione della persona, soprattutto nella prima parte della vita. "Se guardiamo però alla realtà della nostra situazione, non possiamo negare che ci troviamo di fronte a una vera e grande 'emergenza educativa'", ha constatato.
"Sembra infatti sempre più difficile proporre in maniera convincente alle nuove generazioni solide certezze e criteri su cui costruire la propria vita", ha ricordato, sottolineando che "lo sanno bene sia i genitori sia gli insegnanti, che anche per questo sono spesso tentati di abdicare ai propri compiti educativi".
"Essi stessi, del resto, nell'attuale contesto sociale e culturale impregnato di relativismo e anche di nichilismo, difficilmente riescono a trovare sicuri punti di riferimento, che li possano sostenere e guidare nella missione di educatori come in tutta la loro condotta di vita". Un'emergenza di questo tipo "non può lasciare indifferenti né la Chiesa né le vostre Amministrazioni", ha detto il Papa. "Sono infatti chiaramente in gioco, con la formazione delle persone, le basi stesse della convivenza e il futuro della società". Il Pontefice ha quindi incoraggiato a "un impegno convergente e di ampio respiro, attraverso il quale le istituzioni civili, ciascuna secondo le proprie competenze, moltiplichino gli sforzi per affrontare ai diversi livelli l'attuale emergenza educativa, ispirandosi costantemente al criterio-guida della centralità della persona umana". Da questo punto di vista, ha spiegato, hanno "un'importanza prioritaria il rispetto e il sostegno per la famiglia fondata sul matrimonio". Al giorno d'oggi, ha denunciato, si verificano "insistenti e minacciosi" attacchi e incomprensioni "nei confronti di questa fondamentale realtà umana e sociale". "E' quindi quanto mai necessario che le pubbliche Amministrazioni non assecondino simili tendenze negative, ma al contrario offrano alle famiglie un sostegno convinto e concreto, nella certezza di operare così per il bene comune", ha concluso. (permalink Zenit con l'articolo completo)

martedì 8 gennaio 2008

Aborto: la battaglia culturale non accetta tiepidezze

"Molti cattolici impegnati nella politica hanno preoccupazioni giuste. Non sono tra coloro che imputano alla Dc (e ai suoi eredi) eccessi di diabolica prudenza nella gestione della valanga indifferentista che negli ultimi decenni ha afferrato il mondo e, in parte, l’Italia. La 194 fu il massimo del minimo (danno), la prudenza nel maneggiarla è comprensibile. Ma la battaglia culturale, quella no, non sopporta secondo me tiepidezze". Sono le parole che Giuliano Ferrara ha scritto su “Il Foglio” dell’8 gennaio in risposta a un lettore che ironizzava sulla prudenza invocata da Pier Ferdinando Casini a proposito di Legge 194. Aldilà del giudizio contingente, Ferrara tocca un nodo cruciale che aiuta a leggere le diverse reazioni dei cattolici al ciclone che lo stesso Ferrara ha scatenato proponendo una moratoria internazionale sull’aborto, impegnandosi a un digiuno vero durante le feste di Natale per sostenerlo, e impegnando Il Foglio in una battaglia culturale e giuridica – un emendamento alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo – che non ha precedenti nel nostro Paese.L’iniziativa di Ferrara ha immediatamente fatto invecchiare le diatribe delle precedenti settimane in casa cattolica intorno alla presunta “immodificabilità” della Legge 194. Ferrara, e le reazioni che ha suscitato, dimostra che di modifiche alla 194 si può parlare eccome. Non che questo garantisca la sua modifica, ma è apparso evidente che l’autocensura su questo tema equivale alla complicità.Tornando alla frase citata all’inizio, ciò che appare importante sottolineare è che giustamente Ferrara divide il compito del politico da chi politico non è. E se in politica è necessario essere prudenti per non compromettere il miglior risultato possibile, sul piano culturale “le tiepidezze” sono inaccettabili. Ecco il punto sulla posizione dei cattolici: leggendo le paginate del Foglio dedicate ai messaggi e alle adesioni dei lettori, si capisce che la base cattolica, singoli fedeli, famiglie e associazioni, sta aderendo con entusiasmo all’iniziativa di Ferrara, con cui è in perfetta sintonia. Molta più prudenza e distinguo vari si trovano invece – a parte i politici – nelle dichiarazioni di alcuni leader e opinionisti. Si ha l’impressione che a volte, in chi dovrebbe condurre la battaglia culturale, prevalga una preoccupazione politica che non gli dovrebbe essere propria. Ci auguriamo che la spinta che arriva dalla base trascini – come già accaduto a proposito della Legge 40 – anche i vertici. Anche per evitare che a proposito della Legge 194 nel trentennale della sua approvazione - si affermino delle convinzioni errate sulla dottrina morale e sociale della Chiesa.
Riccardo Cascioli

lunedì 7 gennaio 2008

Le fiabe sono vere

Le fiabe dicono più che la verità. E non solo perché raccontando che i draghi esistono, ma perché affermano che si possono sconfiggere.
(G. K. Chesterton in "Ortodossia")

Arte sacra