martedì 27 novembre 2007

L’europarlamento approva risoluzione contro cristianofobia

Il Parlamento europeo ha approvato il 15 novembre una risoluzione che condanna tutti gli atti di violenza contro le comunità cristiane nel mondo e chiede ai governi dei paesi interessati di prevedere garanzie adeguate e effettive nel campo della libertà di religione e di migliorare la sicurezza delle comunità cristiane. Appoggiando il dialogo interreligioso, la risoluzione invita le autorità religiose a promuovere la tolleranza e a agire contro l'estremismo. L'Ue deve trattare tale questione nelle relazioni con i paesi terzi. La risoluzione è stata promossa da Mario Mauro (FI) e sostenuta da tutti i gruppi. Alla fine è stata approvata condue soli voti contrari e un'astensione. Nel testo, il parlamento "condanna risolutamente tutti gli atti di violenza contro comunità cristiane, ovunque essi si verifichino, ed esorta i governi interessati a tradurre in giudizio gli autori di tali reati". In proposito, elenca tutti i recenti casi di persecuzione e violenza subiti dai cristiani in Pakistan, a Gaza, in Turchia, in Cina, in Vietnam, in Sudan, in Iraq e in Siria. A quest'ultimo proposito, esprime anche preoccupazione per l'esodo di cristiani dall'Iraq e sottolinea che il 24% dei 38.000 iracheni registrati dall'UNHCR in Siria erano cristiani, mentre la gran parte dei due milioni di sfollati in Siria appartiene a minoranze cristiane. Deplora inoltre il rapimento nelle Filippine del sacerdote cattolico Giancarlo Bossi.
Ed ecco l'intervista al vice-presidente dell'Europarlamento, Mario Mauro, pubblicata su Avvenire del 16 novembre:
A un documento in difesa delle comunità cristiane Mario Mauro pensava da anni, i primi tentativi erano stati bloccati dal muro di gomma di un laicismo non sempre velato, ma ieri il vicepresidente dell’Europarlamento ha avuto la soddisfazione di veder approvare alla quasi unanimità una mozione a cui lavorava da mesi. E che molto esplicitamente indica come primo obiettivo la difesa delle comunità cristiane. Cos’è accaduto perché questa volta, dopo tanti rifiuti e tentennamenti, l’assemblea mettesse al centro dell’attenzione le violenze contro i cristiani in molte aree? Credo davvero che ora in seno al Parlamento europeo il confronto senza pregiudiziali e per il bene comune renda possibile incontrarsi sulla verità. È accaduto che di fronte a tanti tragici episodi il Parlamento riconosce che la violazione dei diritti dei cristiani è legata “tout court” alla fede che essi professano. È stato superato «il» pregiudizio, quello nei confronti dei cristiani. Le risoluzioni di Strasburgo ancora non hanno valore giuridicamente vincolante per i governi e la Commissione europea, ma a volte possono esercitare una solida pressione politica. In questo caso, quale potrà essere l’impatto sulle decisioni di Consiglio e Commissione? L’impatto sarà verificabile da subito. Per esempio quando si tratta di aiuti e programmi di cooperazione, dal momento che l’Ue è il principale donatore internazionale. Prendiamo il caso di un delegato della Commissione in Sudan, che si renda conto che in quel Paese le comunità cristiane subiscono violenze senza che le autorità le difendano: a quel punto gli aiuti potrebbero essere sospesi fino a quando la situazione non cambi concretamente. La libertà religiosa è la cartina di tornasole per il rispetto di tutte le altre libertà e dei diritti dell’uomo: la persecuzione dei cristiani nel mondo rappresenta infatti una delle più feroci sfide contemporanee alla dignità della persona. Il suo progetto iniziale riguardava la difesa dei cristiani in Medio Oriente, come è poi maturato l’allargamento ad altre parti del mondo? Per la verità intendevo presentare il progetto di risoluzione in ottobre, nella scorsa sessione plenaria, ma il coordinamento dei gruppi politici mi ha chiesto di posticipare alla plenaria di novembre per avere il tempo di preparare un testo più dettagliato e accompagnato da un più ampio consenso. Così è stato, e si è deciso di ampliare la portata oltre l’area medio-orientale. Proprio il fitto lavoro di coordinamento svolto in questi ultimi giorni e le informazioni su numerosi episodi avvenuti fuori dal Medio Oriente, ad esempio in Cina e Vietnam, ci ha condotto a trovare un nuovo titolo che non prevedendo più l’esclusivo riferimento al Medio Oriente, ci ha permesso di avere un testo di più ampio respiro. Sicuramente il testo non è comprensivo di tutte le violenze contro i cristiani ma è evidente che il messaggio politico è rivolto anche a Paesi ed episodi che non sono stati citati. In quale dei suoi interlocutori degli altri gruppi, nel mettere a punto il testo della risoluzione, ha trovato un atteggiamento più costruttivo? Mi pare importante segnalare che alla base del compromesso c’è stato un fruttuoso negoziato con il Pse, in particolar modo con il suo presidente Martin Schulz, e con l’onorevole Pasqualina Napoletano. Li ringrazio per il lavoro che abbiamo svolto insieme.

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