venerdì 30 novembre 2007

La dittatura del relativismo, vero problema della crisi moderna

Il prof. Roberto de Mattei denuncia i pericoli di un mondo che tenta di cancellare Dio.
A questo tema il docente ha dedicato un libro dal titolo "La dittatura del relativismo" (Solfanelli editore, 128 pagine, 9 Euro), che riprende l'espressione formulata dall'allora Cardinale Joseph Ratzinger alla vigilia della sua elezione al soglio pontificio, nell'omelia per la Missa Pro Eligendo Romano Pontifice del 18 aprile 2005.
Il volume raccoglie relazioni e interventi svolti dall'autore, in Italia e all'estero, negli ultimi due anni.
Intervistato da ZENIT il docente di storia, autore di tanti libri sulla storia della cristianità, ha spiegato che "il grande dibattito del nostro tempo, non è di natura politica o economica, ma culturale, morale e, in ultima analisi, religiosa".
"Si tratta ha precisato de Mattei del conflitto tra due visioni del mondo: quella di chi crede nell'esistenza di principi e di valori immutabili, iscritti da Dio nella natura dell'uomo, e quella di chi ritiene che nulla esista di stabile e permanente, ma tutto sia relativo ai tempi, ai luoghi e alle circostanze".
"Se però non esistono valori assoluti e giudizi oggettivi ha commentato de Mattei la volontà di potenza degli individui e dei gruppi diventa l'unica legge della società e la rivendicazione della libertà dell'uomo si capovolge in una ferrea dittatura, peggiore di ogni altra tirannia della storia".
Secondo il docente di storia, già Vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), "tra le espressioni più pericolose di 'dittatura del relativismo' che minacciano l'Europa e il mondo si interseca il ruolo di alcuni uffici delle istituzioni internazionali come ONU e Unione Europea".
Per de Mattei, a seguito del fallimento di alcuni obiettivi politici, parti di queste istituzioni "si sono infatti trasformate in veri e propri laboratori intellettuali dove si distillano 'nuovi diritti', opposti a quelli tradizionali".
"La dittatura del relativismo è scritto nel libro è quella che vuole imporre leggi che neghino la tutela della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale; e che pretendano di sostituire la famiglia, quale unione fra un uomo e una donna basata sul matrimonio, con forme radicalmente diverse di unione che in realtà la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, quali il matrimonio omosessuale ribattezzato Pacs in Francia e Dico in Italia giungendo al punto non solo di elevare il delitto a diritto, ma addirittura di punire come un reato la difesa del bene e la condanna del male".
"L'opposizione alla dittatura del relativismo ha detto a ZENIT il docente ha il suo passaggio necessario nella riscoperta della legge naturale e divina che ha costituito il fondamento della civiltà cristiana, formatasi nel Medioevo in Europa e da qui diffusasi nel mondo intero".
A questo proposito è affermato nel libro che "la legge naturale è una legge oggettiva iscritta nella natura stessa dell'uomo, non di questo o quell'uomo, ma nella natura umana considerata in sé stessa, nella sua permanenza e la sua stabilità".
De Mattei fa riferimento alla "legge naturale", a cui si è richiamato anche recentemente Benedetto XVI nel suo discorso alla Commissione Teologica del 5 ottobre scorso, sottolineando che essa "costituisce la base dell'accordo necessario tra fede e ragione, e quindi tra ordine spirituale e ordine temporale. Non ci si può tuttavia accontentare della sola legge naturale, così come non è sufficiente un richiamo puramente storico all'identità cristiana dell'Europa".
In conclusione de Mattei sostiene che "la rivelazione soprannaturale non era di per sé necessaria e l'uomo non vi aveva alcun diritto, ma poiché Dio l'ha data e promulgata, il cristiano non può accontentarsi di una società fondata sulla legge naturale: deve desiderare la conversione al cristianesimo del mondo intero".

martedì 27 novembre 2007

L’europarlamento approva risoluzione contro cristianofobia

Il Parlamento europeo ha approvato il 15 novembre una risoluzione che condanna tutti gli atti di violenza contro le comunità cristiane nel mondo e chiede ai governi dei paesi interessati di prevedere garanzie adeguate e effettive nel campo della libertà di religione e di migliorare la sicurezza delle comunità cristiane. Appoggiando il dialogo interreligioso, la risoluzione invita le autorità religiose a promuovere la tolleranza e a agire contro l'estremismo. L'Ue deve trattare tale questione nelle relazioni con i paesi terzi. La risoluzione è stata promossa da Mario Mauro (FI) e sostenuta da tutti i gruppi. Alla fine è stata approvata condue soli voti contrari e un'astensione. Nel testo, il parlamento "condanna risolutamente tutti gli atti di violenza contro comunità cristiane, ovunque essi si verifichino, ed esorta i governi interessati a tradurre in giudizio gli autori di tali reati". In proposito, elenca tutti i recenti casi di persecuzione e violenza subiti dai cristiani in Pakistan, a Gaza, in Turchia, in Cina, in Vietnam, in Sudan, in Iraq e in Siria. A quest'ultimo proposito, esprime anche preoccupazione per l'esodo di cristiani dall'Iraq e sottolinea che il 24% dei 38.000 iracheni registrati dall'UNHCR in Siria erano cristiani, mentre la gran parte dei due milioni di sfollati in Siria appartiene a minoranze cristiane. Deplora inoltre il rapimento nelle Filippine del sacerdote cattolico Giancarlo Bossi.
Ed ecco l'intervista al vice-presidente dell'Europarlamento, Mario Mauro, pubblicata su Avvenire del 16 novembre:
A un documento in difesa delle comunità cristiane Mario Mauro pensava da anni, i primi tentativi erano stati bloccati dal muro di gomma di un laicismo non sempre velato, ma ieri il vicepresidente dell’Europarlamento ha avuto la soddisfazione di veder approvare alla quasi unanimità una mozione a cui lavorava da mesi. E che molto esplicitamente indica come primo obiettivo la difesa delle comunità cristiane. Cos’è accaduto perché questa volta, dopo tanti rifiuti e tentennamenti, l’assemblea mettesse al centro dell’attenzione le violenze contro i cristiani in molte aree? Credo davvero che ora in seno al Parlamento europeo il confronto senza pregiudiziali e per il bene comune renda possibile incontrarsi sulla verità. È accaduto che di fronte a tanti tragici episodi il Parlamento riconosce che la violazione dei diritti dei cristiani è legata “tout court” alla fede che essi professano. È stato superato «il» pregiudizio, quello nei confronti dei cristiani. Le risoluzioni di Strasburgo ancora non hanno valore giuridicamente vincolante per i governi e la Commissione europea, ma a volte possono esercitare una solida pressione politica. In questo caso, quale potrà essere l’impatto sulle decisioni di Consiglio e Commissione? L’impatto sarà verificabile da subito. Per esempio quando si tratta di aiuti e programmi di cooperazione, dal momento che l’Ue è il principale donatore internazionale. Prendiamo il caso di un delegato della Commissione in Sudan, che si renda conto che in quel Paese le comunità cristiane subiscono violenze senza che le autorità le difendano: a quel punto gli aiuti potrebbero essere sospesi fino a quando la situazione non cambi concretamente. La libertà religiosa è la cartina di tornasole per il rispetto di tutte le altre libertà e dei diritti dell’uomo: la persecuzione dei cristiani nel mondo rappresenta infatti una delle più feroci sfide contemporanee alla dignità della persona. Il suo progetto iniziale riguardava la difesa dei cristiani in Medio Oriente, come è poi maturato l’allargamento ad altre parti del mondo? Per la verità intendevo presentare il progetto di risoluzione in ottobre, nella scorsa sessione plenaria, ma il coordinamento dei gruppi politici mi ha chiesto di posticipare alla plenaria di novembre per avere il tempo di preparare un testo più dettagliato e accompagnato da un più ampio consenso. Così è stato, e si è deciso di ampliare la portata oltre l’area medio-orientale. Proprio il fitto lavoro di coordinamento svolto in questi ultimi giorni e le informazioni su numerosi episodi avvenuti fuori dal Medio Oriente, ad esempio in Cina e Vietnam, ci ha condotto a trovare un nuovo titolo che non prevedendo più l’esclusivo riferimento al Medio Oriente, ci ha permesso di avere un testo di più ampio respiro. Sicuramente il testo non è comprensivo di tutte le violenze contro i cristiani ma è evidente che il messaggio politico è rivolto anche a Paesi ed episodi che non sono stati citati. In quale dei suoi interlocutori degli altri gruppi, nel mettere a punto il testo della risoluzione, ha trovato un atteggiamento più costruttivo? Mi pare importante segnalare che alla base del compromesso c’è stato un fruttuoso negoziato con il Pse, in particolar modo con il suo presidente Martin Schulz, e con l’onorevole Pasqualina Napoletano. Li ringrazio per il lavoro che abbiamo svolto insieme.

domenica 25 novembre 2007

Festa di Cristo Re dell'universo

In questi tempi di apparente vittoria dell'errore, una forma del quale è l'ideologia democratica - condannata esplicitamente dal Sacro Magistero - siamo grati alla Chiesa per l'odierna Festa di Cristo Re (e non presidente di una impossibile repubblica!).Questa festa fu introdotta da papa Pio XI, con l’enciclica “Quas primas” dell’11 dicembre 1925, a coronamento del Giubileo che si celebrava in quell’anno. Non appena elevato al soglio pontificio, nel 1922, Pio XI condannò in primo luogo esplicitamente il liberalismo “cattolico” nella sua enciclica “Ubi arcano Dei”. Egli comprese, però, che una disapprovazione in un’enciclica non sarebbe valsa a molto, visto che il popolo cristiano non leggeva - purtroppo - i messaggi papali. Quel saggio pontefice pensò allora che il miglior modo di istruirlo fosse attraverso la liturgia. Di qui l’origine della “Quas primas”, nella quale egli dimostrava che la regalità di Cristo implicava (ed implica) necessariamente il dovere per i cattolici di fare quanto in loro potere per tendere verso l’ideale dello Stato cattolico: “Accelerare e affrettare questo ritorno [alla regalità sociale di Cristo] coll’azione e coll’opera loro, sarebbe dovere dei cattolici”. Dichiarava, quindi, di istituire la festa di Cristo Re, spiegando la sua intenzione di opporre così “un rimedio efficacissimo a quella peste, che pervade l'umana società. La peste della età nostra è il così detto laicismo, coi suoi errori e i suoi empi incentivi”.

mercoledì 21 novembre 2007

Omofobia: citare il Papa diventa reato?

Il ministro per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini vuole assicurare un’opportunità pari a quella degli spacciatori di droga di finire in galera ai cattolici che spacciano quel pericoloso oppio del popolo costituito dal magistero di Benedetto XVI. L’articolo 3 del testo di legge contro le discriminazioni sessuali e l’omofobia approvato in Commissione Giustizia della Camera prevede infatti la reclusione fino a tre anni per chi “diffonde in qualsiasi modo” “idee fondate sulla superiorità” ovvero “incita a commettere e commette atti di discriminazione” per motivi “fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.

A prescindere dal carattere vago e ideologico di nozioni come “idee fondate sulla superiorità” (per esempio: del matrimonio eterosessuale sulle unioni omosessuali?) e “identità di genere”, la norma apre la strada alla persecuzione dei cattolici che vogliano fare il loro dovere, cioè diffondano “in qualsiasi modo” il magistero pontificio. Si prenda, per esempio, un testo di questo genere: “La ‘tendenza sessuale’ non costituisce una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc. rispetto alla non-discriminazione. Diversamente da queste, la tendenza omosessuale è un disordine oggettivo”. “Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare”. “Le persone omosessuali, in quanto persone umane, hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone, incluso il diritto di non essere trattate in una maniera che offende la loro dignità personale. Fra gli altri diritti, tutte le persone hanno il diritto al lavoro, all’abitazione, ecc. Nondimeno questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato”. Non è in questione – ci mancherebbe – il diritto in uno Stato laico di dissentire da queste affermazioni. La domanda è se chi diffonde un testo di questo tipo, che certamente sostiene il fondamento giuridico – in alcuni ristretti ambiti – di una differenza di trattamento in relazione alla “tendenza omosessuale”, e la dichiara “un disordine oggettivo”, debba farsi tre anni di galera. Alla luce della semplice lettura della legge Pollastrini, la risposta è sì. Il problema è che i brani citati provengono da un testo ufficiale del magistero cattolico. Si tratta del documento Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali emanato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 23 luglio 1992 e firmato dall’allora cardinale Joseph Ratzinger.

Certo, il Papa è al di sopra e al di fuori delle leggi e anche delle sciocchezze della politica italiana. Ma la legge colpisce non solo l’autore ma anche chi “diffonda in qualunque modo” testi improntati a “idee di superiorità” della condizione eterosessuale o che rischino di “incitare alla discriminazione”. Come ricordava di recente il segretario della stessa Congregazione per la Dottrina della Fede, monsignor Angelo Amato, diffondere i documenti del magistero – e in particolare della sua Congregazione – è un preciso dovere dei fedeli laici, e non solo dei vescovi o dei sacerdoti, che comunque cadono anche loro, a differenza del Papa, sotto la giurisdizione della legge italiana. Tutti in galera?

Il documento del 1992 vedeva già la bufera in arrivo, e anticipava anche i passi successivi: “Includere la ‘tendenza omosessuale’ fra le considerazioni sulla base delle quali è illegale discriminare può facilmente portare a ritenere l’omosessualità quale fonte positiva di diritti umani, ad esempio, in riferimento alla cosiddetta ‘affirmative action’ o trattamento preferenziale nelle pratiche di assunzione. Ciò è tanto più deleterio dal momento che non vi è un diritto all’omosessualità che pertanto non dovrebbe costituire la base per rivendicazioni giudiziali. Il passaggio dal riconoscimento dell’omosessualità come fattore in base al quale è illegale discriminare può portare facilmente, se non automaticamente, alla protezione legislativa e alla promozione dell’omosessualità”. È questa la road map del centro-sinistra italiano?
17 novembre 2007
Massimo Introvigne (Presidente Cesnur)

A sinistra di Dio

Giovanni Zenone
A SINISTRA DI DIO
Origine e destino del laicismo
Recensione
Ripercorrendo la pretesa umana di farsi dio al posto di Dio, dalla Bibbia alle più varie filosofie e ideologie sino alla dittatura del relativismo denunciata da Benedetto XVI, l’Autore smaschera l’origine antiumana della cultura della morte, del pensiero dominante e del politicamente corretto. Mette a fuoco gli errori dei miti moderni, dalla Libertà, Uguaglianza, Fraternità di rivoluzionaria memoria, all’opzione preferenziale per i poveri, al femminismo, all’ideologia gay e transessuale, dall’ecologismo al pacifismo, dall’idealismo al pensiero debole, sino a giungere alla manipolazione della vita in nome di un progresso e una felicità futura che produce però solo tristezza e morte.
L’Autore
Giovanni Zenone (Verona, 1968) è dottore di ricerca in Filosofia, discepolo di Antonio Livi - il più grande specialista mondiale sul senso comune - professore di Religione Cattolica, e visiting professor presso l’Istituto Filosofico e Teologico di Scutari (Albania) e presso il Seminario di Kitwe (Zambia). È socio dell'Associazione internazionale "Sensus communis" (Roma). Ha pubblicato Il Chassidismo - Filosofia ebraica (Cavinato Editore) e Maritain, Gilson e il senso comune (Cavinato Editore). Collabora da anni a vari periodici scientifici e divulgativi, tra i quali Sensus communis (An International Quarterly for Studies and Research on Alethic Logic) e Il Timone. È direttore editoriale di Fede & Cultura.
Nota breve:Analisi e confutazione (divulgativa e frizzante) della pretesa di fare a meno di Dio, dalla Bibbia ai nostri giorni attraverso le ideologie.
Argomento: Laicismo, relativismo, apologetica
Collana: Saggistica 3
Pagine 96
Altezza 21
Larghezza 15
Tipo di Copertina: brochure
Prezzo: € 9.00
Isbn: 88-89913-07-X

La nostra battaglia

"La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male" (Ef 6,12).

lunedì 19 novembre 2007

Maritain, Gilson e il senso comune

Giovanni Zenone
MARITAIN, GILSON E IL SENSO COMUNE
Prefazione di Antonio Livi
Recensione
L'Autore documenta come Jacques Maritain e Étienne Gilson abbiano fatto leva sulla nozione di "senso comune" - anche senza averla espressamente analizzata e giustificata - per inserire in un quadro concettuale coerente le loro idee circa il realismo metafisico, l'attualità della metafisica classica (in particolare il sistema di Tommaso d'Aquino), e infine la possibilità di progettare un "umanesimo integrale" e una moderna filosofia della storia e una filosofia dell'arte come "creazione". Parimenti, la critica serrata del razionalismo moderno (Descartes) e delle contemporanee filosofie dell'immanenza (neoidealismo, fenomenologia) trovano il loro fondamento nella nozione di "senso comune", delineata con sintetica chiarezza attraverso l’opera di Antonio Livi. E si può dire che con l'adozione della nozione di "senso comune" da parte di Maritain e di Gilson il neotomismo francese della prima metà del Novecento si ricolleghi più o meno intenzionalmente a una tradizione di filosofia francese anticartesiana che risale a Blaise Pascal.
L’Autore
Giovanni Zenone (Verona, 1968) è dottore di ricerca in Filosofia, discepolo di Antonio Livi - il più grande specialista mondiale sul senso comune - docente di Religione Cattolica, Direttore di Fede & Cultura. Con l’Editore Cavinato ha pubblicato anche il volume Il Chassidismo Filosofia Ebraica. Collabora da anni a vari periodici scientifici e divulgativi, tra i quali Sensus communis (An International Quarterly for Studies and Research on Alethic Logic) e Il Timone.
Nota breve
Il pensiero dei due grandi filosofi neotomisti del novecento alla luce del “senso comune” nell’accezione profilata da Antonio Livi.
Argomento: Filosofia, metafisica, epistemologia, filosofia della conoscenza.
Pagine 368
Altezza 21
Larghezza 15
Tipo di copertina: brochure
Prezzo: € 29
Isbn: 88-901570-1-1
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sabato 17 novembre 2007

Il Chassidismo Filosofia Ebraica

Giovanni Zenone
Il Chassidismo – FILOSOFIA EBRAICA
Prefazione di Massimo Introvigne


Recensione
Questo volume ripercorre la parte leggendaria e mitica di quello splendido capitolo della religiosità e del pensiero umano che fu il chassidismo del XVIII secolo. Grazie ad un linguaggio semplice e con molti riferimenti narrativi, si scopre il pensiero ebraico più ricco e affascinante: quello che si vive tra le comunità ortodosse chassidiche, e che qui è ricostruito a partire dall’opera di Martin Buber (Vienna 1878 – Gerusalemme 1965). Buber concepisce il chassidismo come un dialogo gioioso fra cielo e terra, come espressione di fede vissuta non intellettualisticamente o legalisticamente ma come santificazione del quotidiano. Nonostante i dubbi che sono stati sollevati sull’originalità storica di tutti Racconti dei Chassidim, l’opera di Buber si rivela come una miniera di sapienza in evoluzione, capace di restituire l’apertura alla trascendenza e alla metafisica all’uomo contemporaneo appiattito nel pensiero unico relativistico e razionalistico.
L’Autore
Giovanni Zenone (Verona, 1968) è dottore di ricerca in Filosofia, discepolo di Antonio Livi - il più grande specialista mondiale sul senso comune - docente di Religione Cattolica, Direttore di Fede & Cultura. Con l’Editore Cavinato ha pubblicato anche il volume Maritain, Gilson e il senso comune. Collabora da anni a vari periodici scientifici e divulgativi, tra i quali Sensus communis (An International Quarterly for Studies and Research on Alethic Logic) e Il Timone.
Nota breve
Saggio sull’ebraismo ortodosso, cultura, pensiero, spiritualità e sua proponibilità all’uomo moderno
Argomento: ebraismo
Pagine 160
Altezza 21
Larghezza 15
Tipo di copertina: brochure
Prezzo: € 16,00
Isbn:88-901570-0-3
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L'anticristo teologo

“Oggi la Bibbia viene assoggettata da molti al criterio della cosiddetta visione moderna del mondo, il cui dogma fondamentale è che Dio non può affatto agire nella storia – che dunque tutto ciò che riguarda Dio deve essere collocato nell’ambito del soggettivo. Allora la Bibbia non parla più di Dio, del Dio vivente, ma parliamo solo noi stessi e decidiamo che cosa Dio può fare e che cosa vogliamo o dobbiamo fare noi. E l’Anticristo ci dice allora, in atteggiamento di grande erudito, che un’esegesi che legga la Bibbia nella prospettiva della fede nel Dio vivente, prestandogli ascolto è fondamentalismo; solo la sua esegesi, l’esegesi ritenuta autenticamente scientifica, in cui Dio stesso non dice niente e non ha niente da dire, è al passo con i tempi.
La disputa teologica tra Gesù e il diavolo è una disputa che riguarda ogni epoca e ha come oggetto la corretta interpretazione biblica, la cui domanda ermeneutica fondamentale è la domanda circa l’immagine di Dio. La disputa sull’interpretazione è in ultima istanza una discussione su chi è Dio. Questa discussione intorno all’immagine di Dio, di cui si tratta nella disputa sulla corretta interpretazione della Scrittura, si decide concretamente nell’immagine di Cristo: Egli, che rimasto senza potere mondano, è davvero il Figlio del Dio vivente?” (Joseph Ratzinger Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, pp. 58-59).

Questo argomento il teologo Ratzinger, oggi Papa, lo tratta in rapporto alla seconda delle tre tentazioni in cui Matteo riporta la lotta interiore di Gesù per la sua missione, ma nello stesso tempo affiora anche la domanda su ciò che veramente conta nella vita degli uomini. E qui appare il nocciolo di ogni azione ordinaria di Satana, di ogni tentazione: Rimuovere Dio, che di fronte a tutto ciò che nella nostra vita appare più urgente sembra secondario, se non superfluo e fastidioso. Mettere ordine da soli nel mondo, senza Dio che se esiste va pensato come un mitico architetto, orologiaio che una volta creato il mondo, non c’entra più nella storia secolarizzata, ateizzata. Occorre contare soltanto sulle proprie capacità, riconoscere come vere, reali, con un uso ridotto della ragione, solo le realtà politiche e materiali empiricamente verificabili e lasciare da parte Dio come illusione soggettiva, è la tentazione che ci minaccia in molteplici forme, anche nel rapportarci con la Scrittura.
La seconda tentazione è da intendersi come una sorta di visione, in cui però è riassunta una realtà, una particolare minaccia per l’uomo e per l’incarico di Gesù. Per attirare Gesù nella sua trappola il diavolo cita la Sacra Scrittura. Cita il Salmo 91,11s che parla della protezione che Dio garantisce all’uomo fedele che anziché scendere dal pinnacolo del Tempio attraverso la scala, si butta nel vuoto: “Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede” (vv. 11s).
“Il diavolo – commenta Joseph Ratzinger Benedetto XVI in Gesù di Nazaret – si rivela conoscitore della Scrittura, sa citare il Salmo con esattezza. L’intero colloquio della seconda tentazione si configura come un dibattito tra due esperti della Scrittura: il diavolo vi appare come teologo, osserva a questo proposito Jochim Gnilka. Vladimir Solov’ev ha ripreso questo tema nel suo racconto dell’Anticristo: L’Anticristo riceve la laurea honoris causa in teologia dall’Università di Tubinga; è un grande esperto della Bibbia. Con questo racconto Solov’ev ha voluto esprimere in modo drastico il suo scetticismo nei confronti di un certo tipo di esegesi erudita del suo tempo. Non si tratta di un no all’interpretazione scientifica della Bibbia in quanto tale, bensì di un avvertimento massimamente salutare e necessario di fronte alle strade sbagliate che essa può prendere. L’interpretazione della Bibbia può effettivamente diventare uno strumento dell’Anticristo. Non è solo Solov’ev che lo dice, è quanto afferma implicitamente il racconto stesso delle tentazioni. I peggiori distruttori della figura di Gesù, smantellatori della fede, sono stati intessuti con presunti risultati dell’esegesi”.

venerdì 16 novembre 2007

Sulle unioni omosessuali

Se qualcuno ha poco tempo per formarsi una coscienza retta e perciò cattolica sulla questione unioni omosessuali, riporto poche righe da documenti di Santa Romana Chiesa, vincolanti, perciò obbligatori per chi è cattolico, politico o non politico che sia. Questo intervento credo poi che sia utile orientamento ai cortesi lettori che in questi giorni mettono commenti su questo blog.

“Cristo ha dotato i pastori del carisma dell'infallibilità in materia di fede e di costumi” (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 890).

“I cristiani, nella formazione della loro coscienza devono considerare diligentemente la dottrina sacra e certa della Chiesa. Infatti per volontà di Cristo la Chiesa Cattolica è maestra di verità” (Documenti del Concilio Vaticano II, Dignitati humanae, n. 14 c).

“Tutti i fedeli sono tenuti ad opporsi al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, i politici lo sono in particolare, nella linea di responsabilità che è loro propria... Sono da tenere presenti le seguenti indicazioni etiche. Nel caso in cui si proponga.. all'Assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del proprio voto ad un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un atto gravemente immorale” (Congregazione per la Dottrina della Fede, 3 giugno 2003, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali).

“Tali scelte e condivisioni, essendo in contraddizione con i principi basilari della coscienza cristiana, non sono compatibili con l'appartenenza ad associazioni o organizzazioni che si definiscono cattoliche” (Congregazione per la Dottrina della Fede, 21 novembre 2002, Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica).

È lecito e anzi doveroso porsi la domanda se qui non operi ancora una nuova ideologia del male, forse più subdola e celata, che tenta di sfruttare, contro l’uomo e contro la famiglia, perfino i diritti dell’uomo” (Giovanni Paolo II, Memoria e identità, Rizzoli, Milano 2006, p. 23).

E adesso che qualcuno ci provi soltanto a ripetere che i cosiddetti matrimoni omosessuali o Dico sono semi di bene!

Consiglio, per farsi idee chiare da un punto di vista psicologico, il pregevolissimo libro di Roberto Marchesini "Come scegliere il proprio orientamento sessuale (o vivere felici)" edito da Fede & Cultura.

giovedì 15 novembre 2007

Il torto della "ragione"

«Coloro che usano la ragione non la venerano, la conoscono troppo bene; coloro che la venerano non la usano».
G.K. Chesterton

venerdì 2 novembre 2007

Società democratica, relativismo e obiezione di coscienza

Il relativismo che guida spesso la legislazione nei paesi occidentali pone il cristiano di fronte a nuovi problemi di coscienza. E’ questo il caso di leggi che rendano legale l’aborto o l’eutanasia. Giovanni Paolo II aveva detto che “Leggi di questa natura non solo non creano alcun obbligo per la coscienza, anzi impongono un grave e preciso obbligo di opporvisi mediante l’obiezione di coscienza” (Evangelium vitae, 73). I casi di aborto ed eutanasia non sono però più i soli a richiedere l’obiezione di coscienza. Benedetto XVI ha richiamato di recente l’obbligo di obiezione di coscienza per i Farmacisti. Pensiamo ad un infermiere che opera in un ospedale in cui si pratichino aborti. Pensiamo a degli impiegati di un Municipio ove si registrino unioni civili di persone dello stesso sesso. Pensiamo ad un lavoratore di un laboratorio in cui si pratichino selezioni di embrioni umani oppure ai lavoratori di case editrici o televisive che producano materiale pornografico oppure a tanti avvocati o magistrati che si trovano ormai spesso davanti a situazioni limite. L’obiezione di coscienza è ormai un problema politico. Per questi motivi bisogna intraprendere una approfondita riflessione sull’obiezione di coscienza in politica, vista come “resistenza” ma anche come “ripresa”, ossia come un impegno non solo negativo ma anche positivo e propositivo. Contemporaneamente all’allargamento dei casi in cui si è chiamati all’obiezione di coscienza si assiste anche a frequenti negazioni di questo diritto. Ambedue le cose sono dovute al relativismo, il qualche mostra così la sua intima contraddizione. Esso propone una libertà di coscienza pressoché totale, ma quando un impiegato comunale si rifiutasse di registrare una coppia omosessuale, quello stesso relativismo glielo impedirebbe, denuncerebbe quella libertà di coscienza come imposizione e violenza verso la libertà di coscienza. E’ uno degli aspetti più sottili della “dittatura del relativismo”.

giovedì 1 novembre 2007

Elisabeth: il solito film anticattolico

Ho avuto la pessima idea di andare a vedere, dopo un anno che non mettevo piede in un cinema, il film "Elisabeth - The golden age". La trama è esilissima. Re Filippo di Spagna è un re cattolicissimo, caricaturale, tutto candele, vestiti scuri, croci e rosari. Parla come un invasato insultando la regina Elisabetta d'Inghilterra perchè è un'eretica usurpatrice (vero). I suoi collaboratori in terra inglese sono degli oscuri, brutti figuri tra i quali spicca un sadico gesuita inquisitore. La regina Maria Stuarda - cattolica e tenuta prigioniera da Elisabetta - è una complottatrice da strapazzo, brutta, nevrotica e falsa. La regina Elisabetta è una donna sola, con le grandezze e le debolezze della donna-regina vergine e sola: l'avventuriero Bradley conquista in America una terra che, in onore della sua illibatezza, chaima Virginia. Tale generosa vergine, dalle esplicite (nel film) tendenze bisessuali, offre la sua vita per la "libertà di coscienza" (chissà cosa diamine significa?) del suo popolo: se la Invincibile Armata spagnola vincerà arriverà il babau (l'Inquisizione). Nella battaglia navale il vento cambia e mette in difficoltà l'Armata spagnola: buon gioco per gli inglesi è gettarvi contro navi incendiarie che fanno colare a picco l'Invincibile Armata. Il babau cattolico è sconfitto. Si chiude il film con delle scritte che ricordano che da quel momento la Spagna entra in crisi economica, di lì a dieci anni il devoto cattolico Filippo muore, mentre l'Inghilterra comincia a prosperare.
Insomma, la solita porcata anticattolica cui i media purtroppo ci hanno abituati. Come dimenticare Le Crociate, dove i cattivi cattolici facevano brutta figura davanti ai nobili e buoni mussulmani?
La continua falsificazione radicale della storia con l'unico intento di sradicare la fede autentica e salvifica, cioè quella cattolica, continua la sua diabolica opera grazie ai potentissimi mezzi "laici". Di fronte a questo lavaggio del cervello l'unica risposta immediata è quella che ho scelto per me e per la mia famiglia: in casa non deve entrare la televisone, e di film al cinema se ne vedono uno o due all'anno. Questa volta ho sbagliato film.

Arte sacra