martedì 30 ottobre 2007

Vigliaccheria della sinistra

La tecnica di guerra della sinistra, è sempre uguale. Colpiscono nel buio, alle spalle, all'improvviso. Mai dicono quello che davvero pensano. Tramano nell'oscurità per poi, in molti contro uno solo, avventarsi sul debole, magari con mezzi burocratici o amministrativi, cioè anonimi e impersonali. Vigliacchi, ipocriti, traditori per natura. D'altra parte è evidente: sono seguaci, consapevolmente o meno, del principe di questo mondo - assassino e menzognero sin da principio - come dice la Sacra Scrittura. Sulla bocca sempre grandi ideali, ma nei fatti meschineria, grettezza, avidità, corruzione. Gesù predicava davanti a tutti, ma i suoi nemici non lo attaccavano lì. Codardi! Tramano in segreto e poi lo catturano. E il popolo gli va dietro. È sempre così: oggi la gente ti loda, ti osanna, si abbevera alle tue parole, domani ti manda a morte: crocifiggilo, crocifiggilo! Il cristiano però sa che la vittoria è di Cristo: STAT CRUX DUM VOLVITUR ORBIS: la croce resta, il mondo passa! O, come dice la sapienza popolare: la Chiesa ha sempre fatto il funerale dei suoi nemici.

lunedì 15 ottobre 2007

Contro la scuola statale degli sprechi

Riporto un interessantissimo articolo di Avvenire dove si dimostra l'idiozia colpevole e ideologica di chi continua a difendere la scuola statale, che, oltre ad essere il covo della sinistra che la usa per corompere la gioventù, costa enormemente.
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INCREDIBILE MA VERO
COSTI PER LO STATO:
un bambino della materna statale 6.116 euro, 584 euro se alla paritaria;
un alunno della primaria statale 7.366 euro, 866 euro se della paritaria;
uno studente delle medie statali 7.688 euro, 106 euro se di una paritaria;
uno delle superiori statali 8.108 euro, 51 euro se in una paritaria.

I CONTI IN TASCA
Le scuole paritarie? Un affare per lo Stato
L’Agesc: le casse pubbliche risparmiano 6 miliardi

DA MILANO ENRICO LENZI
Un risparmio di sei miliardi e 200 milioni di euro. A tanto ammonta, secondo un dossier realizzato dall’Associazione genitori delle scuole cattoliche (Agesc), il «mancato esborso» dalle casse dello Stato in campo educativo, dovuto proprio alla presenza degli istituti paritari. Un costo che lo Stato dovrebbe accollarsi interamente «se le nostre scuole dovessero improvvisamente chiudere e il milione di studenti, dalla scuola dell’infanzia alle superiori, si iscrivesse negli istituti statali», sottolinea Maria Grazia Colombo, presidente nazionale dell’Agesc. Cifre che stonano rispetto alle incredibili accuse di presunti favori economici verso la scuola paritaria, quella cattolica in particolare. «Abbiamo preso in esame gli stanziamenti fatti per la paritaria dal 1996 al 2006 – spiega ancora la presidente –, dunque con la copertura di due legislature con governi di diverso colore. I dati dimostrano che l’operato delle diverse maggioranze succedutesi al governo del Paese è stato ampiamente insufficiente».
La situazione di partenza vedeva due capitoli di spesa nel 1996: uno per le scuole materne (intorno ai 100 milioni di euro) e uno per le elementari parificate (una trentina di milioni di euro), per uno stanziamento totale di circa 134 milioni. Nel 2000 venne approvata la legge numero 62 sulla parità scolastica, che aumentò l’importo complessivo di 179 milioni di euro, di cui 144,6 per le materne, 30,9 per le elementari e 3,6 per l’integrazione degli alunni disabili. Nella Finanziaria 2001, l’ultima del governo di centrosinistra, i contributi arrivarono a 473 milioni di euro, di cui 349 per le materne, 118 per le elementari, 5,5 alle secondarie e 3,6 per l’integrazione dei disabili. Dopo aver governato per i successivi cinque anni, il centrodestra portò il bilancio complessivo (Finanziaria 2006) a 532 milioni di euro (più 59). Cifra salita, nell’ultima Finanziaria 2007 del governo Prodi a 566,8 milioni con la seguente distribuzione: 355 alle materne, 160 alle elementari, 6,9 alle secondarie, 10 per l’integrazione dell’handicap, 4,5 per la legge 440 sulle secondarie paritarie e 30 del bonus dei genitori per l’anno scolastico 2005/06.
E proprio partendo dalle cifre 2007, il dossier dell’Agesc fa i conti in tasca allo Stato. A cominciare da quanto spende per ogni singolo studente. Si scopre così che un bambino della materna statale costa 6.116 euro, un alunno della primaria 7.366, uno studente delle medie 7.688 e uno delle superiori 8.108. Nello stesso tempo lo Stato, attraverso i contributi erogati in bilancio, spende per uno studente iscritto alla paritaria: 584 euro alla materna, 866 alla primaria, 106 alla media e 51 euro alle superiori. Facile a questo punto fare la differenza tra le due cifre, tenendo conto che stiamo parlando di scuole appartenenti all’unico sistema scolastico pubblico integrato, come recita l’articolo 1 della legge 62 del 2000. L’Agesc ha così calcolato che per un bambino iscritto alla materna paritaria lo Stato risparmia 5.532 euro, che diventano 6.500 alle elementari, 7.582 alle medie e raggiungono gli 8.057 alle superiori. Ma i «contabili» dell’associazione sono andati oltre quantificando anche il risparmio complessivo che ottiene lo Stato non gestendo il milione di studenti degli istituti paritari: 3,436 miliardi di euro alle materne, 1,202 miliardi nelle elementari, 496 milioni per le medie e 1,110 miliardi alle superiori. Totale: 6 miliardi e 245 milioni di euro che le casse dello Stato non devono sborsare. Sei miliardi di risparmio a fronte di un investimento di 566 milioni. Le cifre parlano da sole, «evidenziando la convenienza della nostra esistenza per lo Stato – commenta la presidente dell’Agesc –. Un’evidenza così chiara che non si comprende come non passi l’idea che occorra evitare l’estinzione di questa realtà educativa », se non altro per motivi economici.
E dopo aver fatto legittimamente i conti in tasca allo Stato, l’Agesc passa alla fase propositiva, rivolgendo un appello bipartisan: «Offriamo il nostro contributo affinché possa costituirsi una ampia maggioranza politica trasversale fra gli schieramenti, capace di fornire risposte concrete alle problematiche delle scuole paritarie e delle famiglie che le scelgono per i propri figli». Un auspicio che si concretizza nella richiesta di un «incremento di 233,5 milioni di euro, in modo da portare l’investimento complessivo in Finanziaria 2008 a 800 milioni di euro, di cui 440 alle materne, 250 alle elementari, 40 a medie e superiori e 70 all’integrazione per i disabili». Un aumento che corrisponde «al 3,7% di quanto lo Stato risparmia con la mancata frequenza delle scuole statali da parte degli studenti delle scuole paritarie». Del resto, sottolinea il dossier dell’Agesc, «le risorse destinate alle materne sono ferme, se non addirittura diminuite, già da quattro esercizi finanziari, a fronte di un incremento dell’utenza». Nelle elementari «occorre superare l’esiguità dei fondi che porta ad avere istituti paritari con convenzioni e altri privi, proprio perché i fondi non coprono tutte le realtà». Una scarsità di fondi ancora più evidente nel ciclo superiore, «dove bisogna passare dagli attuali 7 ad almeno 40 milioni per assegnare davvero fondi a tutti gli istituti». Spetta ora al mondo politico e al governo dare una risposta.
Avvenire – 11-10-2007

venerdì 5 ottobre 2007

Intervista che mi ha fatto Zenit

ZI07100414 - 04/10/2007
Permalink: http://www.zenit.org/article-12104?l=italian

Il “Messale Festivo Tradizionale”, per la “Buona Battaglia” della fede
Intervista al Direttore di “Fede & Cultura”, il prof. Giovanni Zenone


ROMA, giovedì, 4 ottobre 2007 (ZENIT.org).- Un giovane cattolico, docente di filosofia e religione, decide di diventare editore e pur non avendo denaro nel giro di due anni pubblica 50 titoli di grande valore, con ottimi risultati nelle vendite.
Il 15 di settembre, il giorno dopo l’entrata in vigore del Motu Proprio “Summorum Pontificum” sull’uso della Liturgia Romana anteriore alla Riforma del 1970, la sua casa editrice, che si chiama “Fede & Cultura”, pubblica il “Messale Festivo Tradizionale” nelle lingue latino ed italiano, attualmente l'unico in commercio di questo tipo.
Nell’Introduzione al volume, il Cardinale Darío Castrillón Hoyos, Presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, ha ringraziato l’editore: “Considero importante che si diffonda e si usi tale strumento, […] esso viene incontro a vere necessità di molti laici, e di non pochi giovani sacerdoti, che hanno conosciuto ed amano questa venerabile forma di perfetta adorazione al Padre”.
Il porporato ha detto di considerare “preziose le addizioni musicali che completano l’opera” e conclude esprimendo “compiacimento” per l’opera intrapresa.
Per conoscere la storia e le ragioni del successo di questa giovane casa editrice, ZENIT ne ha intervistato il Direttore, il prof. Giovanni Zenone.


Come è nata l'idea di fondare la casa editrice “Fede & Cultura”? Quanti volumi ha pubblicato e con che risultato?


Zenone: L’idea mi è nata collaborando al mensile di apologetica cattolica Il Timone. Molti autori del Timone erano e sono ottimi scrittori giovani e cattolici, ma le possibilità di farsi conoscere per divulgare buona stampa erano ridotte. Ho pensato che sarebbe stato bello dare a questa “Nazionale Giovani degli Apologeti” delle occasioni in più per divulgare una sana cultura, specialmente cattolica. Tutto insomma è nato dalla crisi dovuta al fatto che i grandi autori non facevano un granché per aiutare a crescere anche i piccoli.
Da autore mi sono così ritrovato editore. Ho potuto così realizzare il desiderio di evangelizzazione su vasta scala che mi sentivo nel cuore. Fino ad ora abbiamo pubblicato cinquanta titoli, in due anni: un numero da capogiro, considerando che siamo pochi e sostanzialmente tutti volontari. Abbiamo cominciato in un gruppetto di amici cattolici, senza un solo centesimo in tasca. Per il primo libro, “In quella casa c’ero anch’io” – sulla vita di Gesù – ci ha prestato i soldi per la pubblicazione l’autore, un santo sacerdote, don Ferdinando Rancan.
Il Signore ha manifestato benevolenza per questa nostra impresa: in capo a tre mesi avevamo quadruplicato l’investimento. Abbiamo restituito il prestito e con quello che avanzava abbiamo stampato altri volumi. Da allora è stato un crescendo di apprezzamento da parte di molti, anche di quelli che dapprincipio erano scettici sull’idea di fare una nuova casa editrice. Oggi, ormai, abbiamo un piccolo margine di profitto che ci permette di pagare i collaboratori e di investire su volumi più costosi, come è stato il “Messale Festivo Tradizionale”.

Ha investito molto sull'edizione del Messale? Da quanto tempo ci stava lavorando?

Zenone: Sì. Per quest’opera, senza nemmeno averli, ho rischiato una cifra a quattro zeri. Ero terrorizzato dall’idea che fosse un fallimento. Ho cominciato a lavorare all’idea un anno prima della pubblicazione del Motu Proprio “Summorum Pontificum” sulla liberalizzazione della Messa in latino di san Pio V. Nell’aria già si sentiva che la liberalizzazione era vicina nonostante qualche opposizione. Ricordo infatti che su Il Timone l’allora Card. Ratzinger aveva pubblicato un ampio dossier sulla liturgia del tutto favorevole ad una riscoperta della Tradizione cattolica.
Diversi tecnici ed esperti di liturgia tradizionale hanno lavorato indefessamente e gratis per realizzare il Messale per i fedeli, in latino e italiano, che non era pubblicato da quasi 50 anni. Abbiamo lavorato per fare un’opera che fosse bella, maneggevole e che aiutasse nella preghiera. È nato così il Messale Festivo Tradizionale: un’opera originale, da un punto di vista editoriale totalmente nuova, con traduzioni in italiano contemporaneo. Il risultato, frutto di un lavoro di sintesi fra l’antico messale di san Pio V e le moderne tecniche editoriali e linguistiche, è stato, senza falsa modestia, splendido e numerosissimi apprezzamenti ci giungono da ogni parte, in particolare da sacerdoti, liturgisti diocesani e fedeli laici. Il colpo da maestro è che il Messale edito da “Fede & Cultura” sia uscito il giorno dopo il Motu Proprio e sia l’unico in commercio.
Credo che tanti apprezzamenti siano anche dovuti alla bella lettera di encomio che il Cardinale Darío Castrillón Hoyos, Presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, ha voluto inviarci. Ha benedetto noi e quest’opera, auspicando che si divulgasse tra i fedeli e i sacerdoti. Questa benedizione ci è giunta grata dopo quella del Santo Padre Benedetto XVI che ci aveva personalmente ricevuto e al quale avevamo regalato una nostra pubblicazione. In capo ad una settimana ho avuto anche la gioia della benedizione scritta impartita su “Fede & Cultura” da parte del Papa stesso. Con queste grazie la Provvidenza si è mostrata benevola con noi! E di questo siamo grati.

Intende pubblicare solo libri che seguano la cultura cattolica?

Zenone: Intendo pubblicare solo Buona Stampa, e buona stampa cattolica che serva per la Buona Battaglia della fede e dell’apostolato cattolico. Di case editrici di proprietà cattolica, ma che pubblicano tutt’altro, financo cose contrarie o dannose alla fede, ce ne sono già sin troppe.

Quali sono i volumi in pubblicazione che vorrebbe segnalare?

Zenone: Vorrei segnalare, oltre al Messale di cui abbiamo parlato, anche lo splendido “Antonio Rosmini Virtù quotidiane” perché si scopre la santità di Rosmini – che verrà beatificato a Novara il 18 novembre – e che è uno degli ispiratori e protettori di “Fede & Cultura” col suo apostolato della carità intellettuale.
Ci tengo a segnalare anche “Ingresso alla Bellezza”, un testo che mostra che la fonte di ogni bellezza è Dio Uno e Trino e dove si confutano tanti svarioni su questo tema che si compiono anche in ambito liturgico, con quella che il Papa ha denunciato come una “creatività” fuor di luogo. È un testo che vuole proporre la bellezza: sono convinto infatti che più che brandire la spada si debba far vedere com'è bello e pieno di fascino essere cattolici, amare e servire Cristo e la Chiesa.
Sulla Messa in latino è importante il testo facile e divulgativo, ma profondo al contempo, di uno dei nostri migliori autori: Francesco Agnoli con “La Liturgia Tradizionale”.
In ogni caso il modo migliore per conoscere il nostro lavoro e acquistare i nostri libri – che si trovano anche in tutte le migliori librerie – è di visitare il sito http://www.fedecultura.com/ o scriverci a edizioni@fedecultura.com. Chiedo sempre ai molti che ci apprezzano di aiutarci a fare Buona Stampa diffondendo fra amici e conoscenti i nostri libri. Grazie per quello che fate per quest’opera apostolica.

Arte sacra