sabato 29 dicembre 2007

Medjugorje e i Dieci Segreti (1 parte)

Comincio con questa prima parte di un documentario un breve viaggio nella presunta apparizione della Santa Vergine Maria a Medjugorje. Ha molte impressionanti somiglianze con le apparizioni dei secoli passati, in particolare quelle recenti riconosciute dalla Chiesa, come quella di Fatima. Una caratteristica comune - inquietante per noi - è che si trattò quasi sempre di eventi che precedettero catastrofi atroci causate dalla malvagità umana: la rivoluzione borghese (cioè la rivoluzione francese), la rivoluzione bolscevica comunista di Russia, il nazionalsocialismo di Hitler, il genocidio del Ruanda e Burundi, la guerra di Bosnia e le bestialità laiciste dell'Europa apostata.

mercoledì 26 dicembre 2007

El arte del toreo

Perseguitati perchè fedeli al Papa

"A volte si soffre e si muore anche per la comunione con la Chiesa universale e la fedeltà al Papa" ha detto oggi Papa Benedetto XVI, nel'Angelus di santo Stefano. Chi ha orecchie per intendere intenda.

domenica 23 dicembre 2007

Fuggita da Satana. La mia lotta per scappare dall'inferno

Un libro impressionante sulla realtà del satanismo che penetra ormai la società dal suo culmine e che trova mezzi di diffusione sempre più pervasivi. Consigliato a tutti, soprattutto agli increduli, ma ci vuole stomaco forte.
Recensione
Al culmine di una carriera professionale coronata di successo e ricchezza, la ricerca di nuove esperienze porta Michela a incontrare un gruppo esoterico, che le promette emozioni e felicità.Dall’esoterismo all’ingresso in una setta satanica il passo è breve. È l’inizio di un’esperienza sconvolgente, che la porta – ammette lei – a fare di tutto, tranne l’omicidio: messe nere, riti di iniziazione, sacrifici a Satana si susseguono in un vortice di pratiche diaboliche in cui, costantemente sotto l’effetto di stupefacenti, il contatto con la realtà si perde a poco a poco. Saliti a uno a uno i gradini della gerarchia interna alla setta, si trova infine incaricata di eliminare la fondatrice dell’Associazione “Nuovi Orizzonti”. È a quel punto che capisce che non può andare oltre e, aggrappandosi alle ultime forze della volontà, decide di fuggire, trovando riparo proprio in una comunità di accoglienza di “Nuovi Orizzonti”. Sconvolgenti sono le testimonianze di questo periodo: dal parlare lingue sconosciute al trovarsi in possesso di una forza sovrumana, dal non sentire alcun dolore fisico fino al camminare su pareti e soffitti. Tutti segni della presenza diabolica che la possiede. Fino a quando, dopo un intenso periodo di accompagnamento psicologico-spirituale e di esorcismi viene finalmente liberata dal maligno.A condizione di mantenere l’anonimato per non essere identificata – il nome fittizio di Michela è un omaggio a San Michele Arcangelo – ha accettato di raccontare tutta la sua storia. Affinché nessuno possa rivivere la sua terribile esperienza. Perché Satana esiste e lei lo ha incontrato.

martedì 18 dicembre 2007

Disputa medievale: il ritorno!

“Disputatio” alla maniera medievale: discutere temi attuali controversi usando la tecnica medievale della “Quaestio Disputatae” di cui san Tommaso d'Acquino fu maestro impareggiabile. Sarà il metodo che verrà adottato questo lunedì a Roma da due professori per trattare il tema della formazione dei sacerdoti del domani, con il titolo “Più claustro o più oratorio?” presso la Pontificia Università San Tommaso “Angelicum” di Roma. La quinta sessione delle “Quaestiones disputatae” inizierà alle 16.00 di lunedì 17 dicembre nell'Aula 11 della Pontificia Università San Tommaso d'Aquino di Roma. La metodologia della disputa risale al Medioevo e si basa sul metodo dialettico di tesi e obiezioni; Maria Margherita Rossi ha spiegato che “la disputatio è l'atto che riassume l'attività dell'intellettuale nell'Europa medievale, perché fa parte del compito del magister, vale a dire esercizio, atto accademico e tecnica di ricerca”. Maria Margherita Rossi crede che la forza di questo metodo dialettico, che fa “un uso intelligente delle fonti della teologia” e sa navigare nella “razionalità intrinseca delle argomentazioni”, è decisamente necessaria in un terreno culturale “ostile”. La professoressa compie un'osservazione statistica “assolutamente benevola” e rivela di trovare molti più conferenzieri per “temi tradizionali” che non “pionieri” disposti a “mettersi alla prova” con questo metodo che richiede il controllo della coerenza logica e sistematica.
(mia sintesi da un articolo di Zenit)

domenica 16 dicembre 2007

L'enciclica del Papa "Spe salvi"

L'ateismo dell'era moderna ha provocato «le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia»; il marxismo, in particolare, ha lasciato dietro di sè «una distruzione desolante»: è il giudizio espresso da Papa Benedetto XVI nella sua nuova enciclica, 'Spe Salvi' (Nella speranza siamo stati salvati). Nella lettera, un testo di 77 pagine nella sua versione italiana, il Pontefice contesta tutte quelle ideologie che pretendono di portare giustizia tra gli uomini senza Dio. «Un mondo che si fa giustizia da solo è un mondo senza speranza», afferma Benedetto XVI. «L'errore fondamentale di Marx» - spiega il Pontefice - è stato di dimenticare l'uomo e la sua libertà». «Credeva che una volta messa a posto l'economia tutto sarebbe stato a posto. Il suo vero errore è il materialismo».
Il Papa ricorda che Gesù non ha portato "un messaggio sociale-rivoluzionario" come Spartaco. "Il cristianesimo non aveva portato un messaggio sociale-rivoluzionario come quello con cui Spartaco, in lotta cruenta, aveva fallito. Gesù - prosegue Benedetto XVI - non era un combattente per una liberazione politica, come Barabba o Bar-Kochba". Ha portato "qualcosa di totalmente diverso: l’incontro con il Signore di tutti i Signori".
Il progresso è ambiguo, sottolinea il Papa: "Offre nuove possibilità per il bene, ma apre anche possibilità abissali di male, possibilità che prima non esistevano. Sappiamo che il progresso in mani sbagliate - osserva Benedetto XVI - può diventare e sia diventato, di fatto, un progresso terribile nel male.
L'unica speranza possibile è quella della fede, che fa superare le fatiche e le sofferenze del presente che può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino". Dunque, l’"elemento distintivo dei cristiani" è "il fatto che essi hanno un futuro". "La loro vita - scrive il Pontefice - non finisce nel vuoto". "Senza Dio, il mondo è buio, davanti a un futuro oscuro". E in tal senso, "giungere a conoscere Dio, il vero Dio, questo significa ricevere speranza".

domenica 9 dicembre 2007

La presenza e l'azione di satana oggi

La Redenzione di Nostro Signore è l'unica via di salvezza dall'opera di distruzione delle anime del nemico, che, negato espressamente da chi ne farà orribile esperienza nell'aldilà - secondo i messaggi di Medjugorje ma anche secondo molte affermazioni di santi - è invece affermato nella sua personale presenza e azione dal Sacro Magistero di sempre. Riporto in proposito parte dell'allocuzione di Papa Paolo VI in occasione dell'Udienza Generale del Mercoledì, 25 novembre 1972.
"La visione cristiana del cosmo e della vita è pertanto trionfalmente ottimista; e questa visione giustifica la nostra gioia e la nostra riconoscenza di vivere per cui celebrando la gloria di Dio noi cantiamo la nostra felicità (Cfr. il Gloria della Messa).
Ma è completa questa visione? è esatta? Nulla ci importano le deficienze che sono nel mondo? le disfunzioni delle cose rispetto alla nostra esistenza? il dolore, la morte? la cattiveria, la crudeltà, il peccato, in una parola, il male? e non vediamo quanto male è nel mondo? specialmente, quanto male morale, cioè simultaneamente, sebbene diversamente, contro l’uomo e contro Dio? Non è forse questo un triste spettacolo, un inesplicabile mistero? E non siamo noi, proprio noi cultori del Verbo i cantori del Bene, noi credenti, i più sensibili, i più turbati dall’osservazione e dall’esperienza del male? Lo troviamo nel regno della natura, dove tante sue manifestazioni sembrano a noi denunciare un disordine. Poi lo troviamo nell’ambito umano, dove incontriamo la debolezza, la fragilità, il dolore, la morte, e qualche cosa di peggio; una duplice legge contrastante, una che vorrebbe il bene, l’altra invece rivolta al male, tormento che San Paolo mette in umiliante evidenza per dimostrare la necessità e la fortuna d’una grazia salvatrice, della salute cioè portata da Cristo (Cfr. Rom.7); già il poeta pagano aveva denunciato questo conflitto interiore nel cuore stesso dell’uomo: video meliora proboque, deteriora sequor (OVIDIO, Met. 7,19). Troviamo il peccato, perversione della libertà umana, e causa profonda della morte, perché distacco da Dio fonte della vita (Rom.5,12), e poi, a sua volta, occasione ed effetto d’un intervento in noi e nel nostro mondo d’un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa...
E l’incombenza di questa nefasta presenza è segnalata in moltissimi passi del Nuovo Testamento. San Paolo lo chiama il «dio di questo mondo» (2^Cor.4,4), e ci mette sull’avviso sopra la lotta al buio, che noi cristiani dobbiamo sostenere non con un solo Demonio, ma con una sua paurosa pluralità: «Rivestitevi, dice l’Apostolo, dell’armatura di Dio per poter affrontare le insidie del diavolo, poiché la nostra lotta non è (soltanto) col sangue e con la carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori delle tenebre, contro gli spiriti maligni dell’aria» (Ef.6,11-12).
E che si tratti non d’un solo Demonio, ma di molti, diversi passi evangelici ce lo indicano (Lc.11,21; Mc.5,9); ma uno è principale: Satana, che vuol dire l’avversario, il nemico; e con lui molti, tutti creature di Dio, ma decadute, perché ribelli e dannate (Cfr. Denz-Sch. 800-428); tutte un mondo misterioso, sconvolto da un dramma infelicissimo, di cui conosciamo ben poco...
Conosciamo tuttavia molte cose di questo mondo diabolico, che riguardano la nostra vita e tutta la storia umana. Il Demonio è all’origine della prima disgrazia dell’umanità; egli fu il tentatore subdolo e fatale del primo peccato, il peccato originale (Gen.3; Sap.1,24). Da quella caduta di Adamo il Demonio acquistò un certo impero su l’uomo, da cui solo la Redenzione di Cristo ci può liberare. È storia che dura tuttora: ricordiamo gli esorcismi del battesimo ed i frequenti riferimenti della sacra Scrittura e della liturgia all’aggressiva e alla opprimente «potestà delle tenebre» (Cfr. Lc.22,53; Col.1,13). È il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo così che questo Essere oscuro e conturbante esiste davvero, e che con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana. Da ricordare la rivelatrice parabola evangelica del buon grano e della zizzania, sintesi e spiegazione dell’illogicità che sembra presiedere alle nostre contrastanti vicende: inimicus homo hoc fecit (Mt.13,28). È «l’omicida fin da principio... e padre della menzogna», come lo definisce Cristo (Cfr. Gv.8,44-45); è l’insidiatore sofistico dell’equilibrio morale dell’uomo. È lui il perfido ed astuto incantatore, che in noi sa insinuarsi, per via dei sensi, della fantasia, della concupiscenza, della logica utopistica, o di disordinati contatti sociali nel gioco del nostro operare, per introdurvi deviazioni, altrettanto nocive quanto all’apparenza conformi alle nostre strutture fisiche o psichiche, o alle nostre istintive, profonde aspirazioni.
Sarebbe questo sul Demonio e sull’influsso, ch’egli può esercitare sulle singole persone, come su comunità, su intere società, o su avvenimenti, un capitolo molto importante della dottrina cattolica da ristudiare, mentre oggi poco lo è. Si pensa da alcuni di trovare negli studi psicanalitici e psichiatrici o in esperienze spiritiche, oggi purtroppo tanto diffuse in alcuni Paesi, un sufficiente compenso. Si teme di ricadere in vecchie teorie manichee, o in paurose divagazioni fantastiche e superstiziose. Oggi si preferisce mostrarsi forti e spregiudicati, atteggiarsi a positivisti, salvo poi prestar fede a tante gratuite ubbie magiche o popolari, o peggio aprire la propria anima - la propria anima battezzata, visitata tante volte dalla presenza eucaristica e abitata dallo Spirito Santo! - alle esperienze licenziose dei sensi, a quelle deleterie degli stupefacenti, come pure alle seduzioni ideologiche degli errori di moda, fessure queste attraverso le quali il Maligno può facilmente penetrare ed alterare l’umana mentalità. Non è detto che ogni peccato sia direttamente dovuto ad azione diabolica (Cfr. Summa Theologica 1, 104, 3); ma è pur vero che chi non vigila con certo rigore morale sopra se stesso (Cfr. Mt.12,45; Ef.6,11) si espone all’influsso del mysterium iniquitatis, a cui San Paolo si riferisce (2^Ts.2,3-12), e che rende problematica l’alternativa della nostra salvezza...
Potremo supporre la sua sinistra azione là dove la negazione di Dio si fa radicale, sottile ed assurda, dove la menzogna si afferma ipocrita e potente, contro la verità evidente, dove l’amore è spento da un egoismo freddo e crudele, dove il nome di Cristo è impugnato con odio cosciente e ribelle (Cfr. 1^Cor.16,22; 12,3), dove lo spirito del Vangelo è mistificato e smentito, dove la disperazione si afferma come l’ultima parola, ecc. Ma è diagnosi troppo ampia e difficile, che noi non osiamo ora approfondire e autenticare, non però priva per tutti di drammatico interesse, a cui anche la letteratura moderna ha dedicato pagine famose (Cfr. ad es. le opere di Bernanos, studiate da CH. MOELLER, Littér. du XXe siècle, I, p. 397 ss.; P. MACCHI, Il volto del male in Bernanos; cfr. poi Satan, Etudes Carmélitaines, Desclée de Br. 1948). Il problema del male rimane uno dei più grandi e permanenti problemi per lo spirito umano, anche dopo la vittoriosa risposta che vi dà Gesù Cristo. «Noi sappiamo, scrive l’Evangelista S. Giovanni, che siamo (nati) da Dio, e che tutto il mondo è posto sotto il maligno» (1^Gv.5,19)...
Il cristiano dev’essere militante; dev’essere vigilante e forte (1^Pt.5,8); e deve talvolta ricorrere a qualche esercizio ascetico speciale per allontanare certe incursioni diaboliche; Gesù lo insegna indicando il rimedio «nella preghiera e nel digiuno» (Mc.9,29)...
Con la consapevolezza perciò delle presenti avversità in cui oggi le anime, la Chiesa, il mondo si trovano noi cercheremo di dare senso ed efficacia alla consueta invocazione della nostra principale orazione: «Padre nostro, . . . liberaci dal male!».
A tanto giovi anche la nostra Apostolica Benedizione".

Senza la fede non c'è la vicinanza di Dio

Riporto il messaggio drammatico trasmesso e commentato da Padre Livio Fanzaga, il glorioso direttore di Radio Maria. Di fronte alla stoltezza della beffarda incredulità la Divina Misericordia sembra impotente, ma la Divina Impotenza è lo strumento per la redenzione ed è più forte della presuntuosa autosufficienza dell'uomo. Faccio mio l'invito forte alla conversione, necessaria, imprescindibile per la salvezza eterna dell'anima.

"Cari amici,
il messaggio della Regina della pace a Mirjana del 2 Dicembre, proprio durante la novena dell'Immacolata, è drammatico, sia pur temperato dalla materna dolcezza di Maria. Il suo Cuore Immacolato è colmo di dolore e freme nello sforzo di trattenere il pianto. La ragione? Il dilagare dell'incredulità ("senza fede") e dell'immoralità (sono calpestate "le leggi"di suo Figlio), al punto che abbiamo perso persino "il buon senso" Che fare? "Vi avverto di nuovo... fermatevi per un attimo e guardate nei vostri cuori." Facciamolo, cari amici, in questo tempo di Avvento.
Dice Mirjana:
La Madonna era molto triste. Per tutto il tempo aveva le lacrime agli occhi.
"Cari figli, mentre guardo nei vostri cuori, il mio cuore si riempie di dolore e di fremito. Figli miei, fermatevi per un attimo e guardate nei vostri cuori. Il mio Figlio, vostro Dio, è veramente al primo posto? Sono veramente le sue leggi la misura della vostra vita? Vi avverto di nuovo. Senza la fede non c'è la vicinanza di Dio, non c'è la Parola di Dio, che è la luce della salvezza e la luce del buon senso".
Mirjana ha aggiunto: "Io con dolore ho pregato la Madonna di non lasciarci, di non togliere le mani da noi. Alla mia richiesta, Lei ha fatto un sorriso doloroso e se n'è andata. Questa volta non ha detto "Vi ringrazio". Ha benedetto tutti noi e tutti gli oggetti sacri".
Coraggio cari amici. Prepariamo per il Natale la culla del Cuore, dove la Madonna possa deporre il Re della pace.
Vostro P. Livio"

domenica 2 dicembre 2007

Tradizione

"Tradizione non significa che i vivi sono morti ma che i morti sono vivi".
(Gilbert K. Chesterton)

La nostra forza

"La nostra forza e vittoria è l'eternità, la vostra debolezza e sconfitta è il tempo".
(Hans Ehrenfreund)

venerdì 30 novembre 2007

La dittatura del relativismo, vero problema della crisi moderna

Il prof. Roberto de Mattei denuncia i pericoli di un mondo che tenta di cancellare Dio.
A questo tema il docente ha dedicato un libro dal titolo "La dittatura del relativismo" (Solfanelli editore, 128 pagine, 9 Euro), che riprende l'espressione formulata dall'allora Cardinale Joseph Ratzinger alla vigilia della sua elezione al soglio pontificio, nell'omelia per la Missa Pro Eligendo Romano Pontifice del 18 aprile 2005.
Il volume raccoglie relazioni e interventi svolti dall'autore, in Italia e all'estero, negli ultimi due anni.
Intervistato da ZENIT il docente di storia, autore di tanti libri sulla storia della cristianità, ha spiegato che "il grande dibattito del nostro tempo, non è di natura politica o economica, ma culturale, morale e, in ultima analisi, religiosa".
"Si tratta ha precisato de Mattei del conflitto tra due visioni del mondo: quella di chi crede nell'esistenza di principi e di valori immutabili, iscritti da Dio nella natura dell'uomo, e quella di chi ritiene che nulla esista di stabile e permanente, ma tutto sia relativo ai tempi, ai luoghi e alle circostanze".
"Se però non esistono valori assoluti e giudizi oggettivi ha commentato de Mattei la volontà di potenza degli individui e dei gruppi diventa l'unica legge della società e la rivendicazione della libertà dell'uomo si capovolge in una ferrea dittatura, peggiore di ogni altra tirannia della storia".
Secondo il docente di storia, già Vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), "tra le espressioni più pericolose di 'dittatura del relativismo' che minacciano l'Europa e il mondo si interseca il ruolo di alcuni uffici delle istituzioni internazionali come ONU e Unione Europea".
Per de Mattei, a seguito del fallimento di alcuni obiettivi politici, parti di queste istituzioni "si sono infatti trasformate in veri e propri laboratori intellettuali dove si distillano 'nuovi diritti', opposti a quelli tradizionali".
"La dittatura del relativismo è scritto nel libro è quella che vuole imporre leggi che neghino la tutela della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale; e che pretendano di sostituire la famiglia, quale unione fra un uomo e una donna basata sul matrimonio, con forme radicalmente diverse di unione che in realtà la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, quali il matrimonio omosessuale ribattezzato Pacs in Francia e Dico in Italia giungendo al punto non solo di elevare il delitto a diritto, ma addirittura di punire come un reato la difesa del bene e la condanna del male".
"L'opposizione alla dittatura del relativismo ha detto a ZENIT il docente ha il suo passaggio necessario nella riscoperta della legge naturale e divina che ha costituito il fondamento della civiltà cristiana, formatasi nel Medioevo in Europa e da qui diffusasi nel mondo intero".
A questo proposito è affermato nel libro che "la legge naturale è una legge oggettiva iscritta nella natura stessa dell'uomo, non di questo o quell'uomo, ma nella natura umana considerata in sé stessa, nella sua permanenza e la sua stabilità".
De Mattei fa riferimento alla "legge naturale", a cui si è richiamato anche recentemente Benedetto XVI nel suo discorso alla Commissione Teologica del 5 ottobre scorso, sottolineando che essa "costituisce la base dell'accordo necessario tra fede e ragione, e quindi tra ordine spirituale e ordine temporale. Non ci si può tuttavia accontentare della sola legge naturale, così come non è sufficiente un richiamo puramente storico all'identità cristiana dell'Europa".
In conclusione de Mattei sostiene che "la rivelazione soprannaturale non era di per sé necessaria e l'uomo non vi aveva alcun diritto, ma poiché Dio l'ha data e promulgata, il cristiano non può accontentarsi di una società fondata sulla legge naturale: deve desiderare la conversione al cristianesimo del mondo intero".

martedì 27 novembre 2007

L’europarlamento approva risoluzione contro cristianofobia

Il Parlamento europeo ha approvato il 15 novembre una risoluzione che condanna tutti gli atti di violenza contro le comunità cristiane nel mondo e chiede ai governi dei paesi interessati di prevedere garanzie adeguate e effettive nel campo della libertà di religione e di migliorare la sicurezza delle comunità cristiane. Appoggiando il dialogo interreligioso, la risoluzione invita le autorità religiose a promuovere la tolleranza e a agire contro l'estremismo. L'Ue deve trattare tale questione nelle relazioni con i paesi terzi. La risoluzione è stata promossa da Mario Mauro (FI) e sostenuta da tutti i gruppi. Alla fine è stata approvata condue soli voti contrari e un'astensione. Nel testo, il parlamento "condanna risolutamente tutti gli atti di violenza contro comunità cristiane, ovunque essi si verifichino, ed esorta i governi interessati a tradurre in giudizio gli autori di tali reati". In proposito, elenca tutti i recenti casi di persecuzione e violenza subiti dai cristiani in Pakistan, a Gaza, in Turchia, in Cina, in Vietnam, in Sudan, in Iraq e in Siria. A quest'ultimo proposito, esprime anche preoccupazione per l'esodo di cristiani dall'Iraq e sottolinea che il 24% dei 38.000 iracheni registrati dall'UNHCR in Siria erano cristiani, mentre la gran parte dei due milioni di sfollati in Siria appartiene a minoranze cristiane. Deplora inoltre il rapimento nelle Filippine del sacerdote cattolico Giancarlo Bossi.
Ed ecco l'intervista al vice-presidente dell'Europarlamento, Mario Mauro, pubblicata su Avvenire del 16 novembre:
A un documento in difesa delle comunità cristiane Mario Mauro pensava da anni, i primi tentativi erano stati bloccati dal muro di gomma di un laicismo non sempre velato, ma ieri il vicepresidente dell’Europarlamento ha avuto la soddisfazione di veder approvare alla quasi unanimità una mozione a cui lavorava da mesi. E che molto esplicitamente indica come primo obiettivo la difesa delle comunità cristiane. Cos’è accaduto perché questa volta, dopo tanti rifiuti e tentennamenti, l’assemblea mettesse al centro dell’attenzione le violenze contro i cristiani in molte aree? Credo davvero che ora in seno al Parlamento europeo il confronto senza pregiudiziali e per il bene comune renda possibile incontrarsi sulla verità. È accaduto che di fronte a tanti tragici episodi il Parlamento riconosce che la violazione dei diritti dei cristiani è legata “tout court” alla fede che essi professano. È stato superato «il» pregiudizio, quello nei confronti dei cristiani. Le risoluzioni di Strasburgo ancora non hanno valore giuridicamente vincolante per i governi e la Commissione europea, ma a volte possono esercitare una solida pressione politica. In questo caso, quale potrà essere l’impatto sulle decisioni di Consiglio e Commissione? L’impatto sarà verificabile da subito. Per esempio quando si tratta di aiuti e programmi di cooperazione, dal momento che l’Ue è il principale donatore internazionale. Prendiamo il caso di un delegato della Commissione in Sudan, che si renda conto che in quel Paese le comunità cristiane subiscono violenze senza che le autorità le difendano: a quel punto gli aiuti potrebbero essere sospesi fino a quando la situazione non cambi concretamente. La libertà religiosa è la cartina di tornasole per il rispetto di tutte le altre libertà e dei diritti dell’uomo: la persecuzione dei cristiani nel mondo rappresenta infatti una delle più feroci sfide contemporanee alla dignità della persona. Il suo progetto iniziale riguardava la difesa dei cristiani in Medio Oriente, come è poi maturato l’allargamento ad altre parti del mondo? Per la verità intendevo presentare il progetto di risoluzione in ottobre, nella scorsa sessione plenaria, ma il coordinamento dei gruppi politici mi ha chiesto di posticipare alla plenaria di novembre per avere il tempo di preparare un testo più dettagliato e accompagnato da un più ampio consenso. Così è stato, e si è deciso di ampliare la portata oltre l’area medio-orientale. Proprio il fitto lavoro di coordinamento svolto in questi ultimi giorni e le informazioni su numerosi episodi avvenuti fuori dal Medio Oriente, ad esempio in Cina e Vietnam, ci ha condotto a trovare un nuovo titolo che non prevedendo più l’esclusivo riferimento al Medio Oriente, ci ha permesso di avere un testo di più ampio respiro. Sicuramente il testo non è comprensivo di tutte le violenze contro i cristiani ma è evidente che il messaggio politico è rivolto anche a Paesi ed episodi che non sono stati citati. In quale dei suoi interlocutori degli altri gruppi, nel mettere a punto il testo della risoluzione, ha trovato un atteggiamento più costruttivo? Mi pare importante segnalare che alla base del compromesso c’è stato un fruttuoso negoziato con il Pse, in particolar modo con il suo presidente Martin Schulz, e con l’onorevole Pasqualina Napoletano. Li ringrazio per il lavoro che abbiamo svolto insieme.

domenica 25 novembre 2007

Festa di Cristo Re dell'universo

In questi tempi di apparente vittoria dell'errore, una forma del quale è l'ideologia democratica - condannata esplicitamente dal Sacro Magistero - siamo grati alla Chiesa per l'odierna Festa di Cristo Re (e non presidente di una impossibile repubblica!).Questa festa fu introdotta da papa Pio XI, con l’enciclica “Quas primas” dell’11 dicembre 1925, a coronamento del Giubileo che si celebrava in quell’anno. Non appena elevato al soglio pontificio, nel 1922, Pio XI condannò in primo luogo esplicitamente il liberalismo “cattolico” nella sua enciclica “Ubi arcano Dei”. Egli comprese, però, che una disapprovazione in un’enciclica non sarebbe valsa a molto, visto che il popolo cristiano non leggeva - purtroppo - i messaggi papali. Quel saggio pontefice pensò allora che il miglior modo di istruirlo fosse attraverso la liturgia. Di qui l’origine della “Quas primas”, nella quale egli dimostrava che la regalità di Cristo implicava (ed implica) necessariamente il dovere per i cattolici di fare quanto in loro potere per tendere verso l’ideale dello Stato cattolico: “Accelerare e affrettare questo ritorno [alla regalità sociale di Cristo] coll’azione e coll’opera loro, sarebbe dovere dei cattolici”. Dichiarava, quindi, di istituire la festa di Cristo Re, spiegando la sua intenzione di opporre così “un rimedio efficacissimo a quella peste, che pervade l'umana società. La peste della età nostra è il così detto laicismo, coi suoi errori e i suoi empi incentivi”.

mercoledì 21 novembre 2007

Omofobia: citare il Papa diventa reato?

Il ministro per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini vuole assicurare un’opportunità pari a quella degli spacciatori di droga di finire in galera ai cattolici che spacciano quel pericoloso oppio del popolo costituito dal magistero di Benedetto XVI. L’articolo 3 del testo di legge contro le discriminazioni sessuali e l’omofobia approvato in Commissione Giustizia della Camera prevede infatti la reclusione fino a tre anni per chi “diffonde in qualsiasi modo” “idee fondate sulla superiorità” ovvero “incita a commettere e commette atti di discriminazione” per motivi “fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.

A prescindere dal carattere vago e ideologico di nozioni come “idee fondate sulla superiorità” (per esempio: del matrimonio eterosessuale sulle unioni omosessuali?) e “identità di genere”, la norma apre la strada alla persecuzione dei cattolici che vogliano fare il loro dovere, cioè diffondano “in qualsiasi modo” il magistero pontificio. Si prenda, per esempio, un testo di questo genere: “La ‘tendenza sessuale’ non costituisce una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc. rispetto alla non-discriminazione. Diversamente da queste, la tendenza omosessuale è un disordine oggettivo”. “Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare”. “Le persone omosessuali, in quanto persone umane, hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone, incluso il diritto di non essere trattate in una maniera che offende la loro dignità personale. Fra gli altri diritti, tutte le persone hanno il diritto al lavoro, all’abitazione, ecc. Nondimeno questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato”. Non è in questione – ci mancherebbe – il diritto in uno Stato laico di dissentire da queste affermazioni. La domanda è se chi diffonde un testo di questo tipo, che certamente sostiene il fondamento giuridico – in alcuni ristretti ambiti – di una differenza di trattamento in relazione alla “tendenza omosessuale”, e la dichiara “un disordine oggettivo”, debba farsi tre anni di galera. Alla luce della semplice lettura della legge Pollastrini, la risposta è sì. Il problema è che i brani citati provengono da un testo ufficiale del magistero cattolico. Si tratta del documento Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali emanato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 23 luglio 1992 e firmato dall’allora cardinale Joseph Ratzinger.

Certo, il Papa è al di sopra e al di fuori delle leggi e anche delle sciocchezze della politica italiana. Ma la legge colpisce non solo l’autore ma anche chi “diffonda in qualunque modo” testi improntati a “idee di superiorità” della condizione eterosessuale o che rischino di “incitare alla discriminazione”. Come ricordava di recente il segretario della stessa Congregazione per la Dottrina della Fede, monsignor Angelo Amato, diffondere i documenti del magistero – e in particolare della sua Congregazione – è un preciso dovere dei fedeli laici, e non solo dei vescovi o dei sacerdoti, che comunque cadono anche loro, a differenza del Papa, sotto la giurisdizione della legge italiana. Tutti in galera?

Il documento del 1992 vedeva già la bufera in arrivo, e anticipava anche i passi successivi: “Includere la ‘tendenza omosessuale’ fra le considerazioni sulla base delle quali è illegale discriminare può facilmente portare a ritenere l’omosessualità quale fonte positiva di diritti umani, ad esempio, in riferimento alla cosiddetta ‘affirmative action’ o trattamento preferenziale nelle pratiche di assunzione. Ciò è tanto più deleterio dal momento che non vi è un diritto all’omosessualità che pertanto non dovrebbe costituire la base per rivendicazioni giudiziali. Il passaggio dal riconoscimento dell’omosessualità come fattore in base al quale è illegale discriminare può portare facilmente, se non automaticamente, alla protezione legislativa e alla promozione dell’omosessualità”. È questa la road map del centro-sinistra italiano?
17 novembre 2007
Massimo Introvigne (Presidente Cesnur)

A sinistra di Dio

Giovanni Zenone
A SINISTRA DI DIO
Origine e destino del laicismo
Recensione
Ripercorrendo la pretesa umana di farsi dio al posto di Dio, dalla Bibbia alle più varie filosofie e ideologie sino alla dittatura del relativismo denunciata da Benedetto XVI, l’Autore smaschera l’origine antiumana della cultura della morte, del pensiero dominante e del politicamente corretto. Mette a fuoco gli errori dei miti moderni, dalla Libertà, Uguaglianza, Fraternità di rivoluzionaria memoria, all’opzione preferenziale per i poveri, al femminismo, all’ideologia gay e transessuale, dall’ecologismo al pacifismo, dall’idealismo al pensiero debole, sino a giungere alla manipolazione della vita in nome di un progresso e una felicità futura che produce però solo tristezza e morte.
L’Autore
Giovanni Zenone (Verona, 1968) è dottore di ricerca in Filosofia, discepolo di Antonio Livi - il più grande specialista mondiale sul senso comune - professore di Religione Cattolica, e visiting professor presso l’Istituto Filosofico e Teologico di Scutari (Albania) e presso il Seminario di Kitwe (Zambia). È socio dell'Associazione internazionale "Sensus communis" (Roma). Ha pubblicato Il Chassidismo - Filosofia ebraica (Cavinato Editore) e Maritain, Gilson e il senso comune (Cavinato Editore). Collabora da anni a vari periodici scientifici e divulgativi, tra i quali Sensus communis (An International Quarterly for Studies and Research on Alethic Logic) e Il Timone. È direttore editoriale di Fede & Cultura.
Nota breve:Analisi e confutazione (divulgativa e frizzante) della pretesa di fare a meno di Dio, dalla Bibbia ai nostri giorni attraverso le ideologie.
Argomento: Laicismo, relativismo, apologetica
Collana: Saggistica 3
Pagine 96
Altezza 21
Larghezza 15
Tipo di Copertina: brochure
Prezzo: € 9.00
Isbn: 88-89913-07-X

La nostra battaglia

"La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male" (Ef 6,12).

lunedì 19 novembre 2007

Maritain, Gilson e il senso comune

Giovanni Zenone
MARITAIN, GILSON E IL SENSO COMUNE
Prefazione di Antonio Livi
Recensione
L'Autore documenta come Jacques Maritain e Étienne Gilson abbiano fatto leva sulla nozione di "senso comune" - anche senza averla espressamente analizzata e giustificata - per inserire in un quadro concettuale coerente le loro idee circa il realismo metafisico, l'attualità della metafisica classica (in particolare il sistema di Tommaso d'Aquino), e infine la possibilità di progettare un "umanesimo integrale" e una moderna filosofia della storia e una filosofia dell'arte come "creazione". Parimenti, la critica serrata del razionalismo moderno (Descartes) e delle contemporanee filosofie dell'immanenza (neoidealismo, fenomenologia) trovano il loro fondamento nella nozione di "senso comune", delineata con sintetica chiarezza attraverso l’opera di Antonio Livi. E si può dire che con l'adozione della nozione di "senso comune" da parte di Maritain e di Gilson il neotomismo francese della prima metà del Novecento si ricolleghi più o meno intenzionalmente a una tradizione di filosofia francese anticartesiana che risale a Blaise Pascal.
L’Autore
Giovanni Zenone (Verona, 1968) è dottore di ricerca in Filosofia, discepolo di Antonio Livi - il più grande specialista mondiale sul senso comune - docente di Religione Cattolica, Direttore di Fede & Cultura. Con l’Editore Cavinato ha pubblicato anche il volume Il Chassidismo Filosofia Ebraica. Collabora da anni a vari periodici scientifici e divulgativi, tra i quali Sensus communis (An International Quarterly for Studies and Research on Alethic Logic) e Il Timone.
Nota breve
Il pensiero dei due grandi filosofi neotomisti del novecento alla luce del “senso comune” nell’accezione profilata da Antonio Livi.
Argomento: Filosofia, metafisica, epistemologia, filosofia della conoscenza.
Pagine 368
Altezza 21
Larghezza 15
Tipo di copertina: brochure
Prezzo: € 29
Isbn: 88-901570-1-1
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sabato 17 novembre 2007

Il Chassidismo Filosofia Ebraica

Giovanni Zenone
Il Chassidismo – FILOSOFIA EBRAICA
Prefazione di Massimo Introvigne


Recensione
Questo volume ripercorre la parte leggendaria e mitica di quello splendido capitolo della religiosità e del pensiero umano che fu il chassidismo del XVIII secolo. Grazie ad un linguaggio semplice e con molti riferimenti narrativi, si scopre il pensiero ebraico più ricco e affascinante: quello che si vive tra le comunità ortodosse chassidiche, e che qui è ricostruito a partire dall’opera di Martin Buber (Vienna 1878 – Gerusalemme 1965). Buber concepisce il chassidismo come un dialogo gioioso fra cielo e terra, come espressione di fede vissuta non intellettualisticamente o legalisticamente ma come santificazione del quotidiano. Nonostante i dubbi che sono stati sollevati sull’originalità storica di tutti Racconti dei Chassidim, l’opera di Buber si rivela come una miniera di sapienza in evoluzione, capace di restituire l’apertura alla trascendenza e alla metafisica all’uomo contemporaneo appiattito nel pensiero unico relativistico e razionalistico.
L’Autore
Giovanni Zenone (Verona, 1968) è dottore di ricerca in Filosofia, discepolo di Antonio Livi - il più grande specialista mondiale sul senso comune - docente di Religione Cattolica, Direttore di Fede & Cultura. Con l’Editore Cavinato ha pubblicato anche il volume Maritain, Gilson e il senso comune. Collabora da anni a vari periodici scientifici e divulgativi, tra i quali Sensus communis (An International Quarterly for Studies and Research on Alethic Logic) e Il Timone.
Nota breve
Saggio sull’ebraismo ortodosso, cultura, pensiero, spiritualità e sua proponibilità all’uomo moderno
Argomento: ebraismo
Pagine 160
Altezza 21
Larghezza 15
Tipo di copertina: brochure
Prezzo: € 16,00
Isbn:88-901570-0-3
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L'anticristo teologo

“Oggi la Bibbia viene assoggettata da molti al criterio della cosiddetta visione moderna del mondo, il cui dogma fondamentale è che Dio non può affatto agire nella storia – che dunque tutto ciò che riguarda Dio deve essere collocato nell’ambito del soggettivo. Allora la Bibbia non parla più di Dio, del Dio vivente, ma parliamo solo noi stessi e decidiamo che cosa Dio può fare e che cosa vogliamo o dobbiamo fare noi. E l’Anticristo ci dice allora, in atteggiamento di grande erudito, che un’esegesi che legga la Bibbia nella prospettiva della fede nel Dio vivente, prestandogli ascolto è fondamentalismo; solo la sua esegesi, l’esegesi ritenuta autenticamente scientifica, in cui Dio stesso non dice niente e non ha niente da dire, è al passo con i tempi.
La disputa teologica tra Gesù e il diavolo è una disputa che riguarda ogni epoca e ha come oggetto la corretta interpretazione biblica, la cui domanda ermeneutica fondamentale è la domanda circa l’immagine di Dio. La disputa sull’interpretazione è in ultima istanza una discussione su chi è Dio. Questa discussione intorno all’immagine di Dio, di cui si tratta nella disputa sulla corretta interpretazione della Scrittura, si decide concretamente nell’immagine di Cristo: Egli, che rimasto senza potere mondano, è davvero il Figlio del Dio vivente?” (Joseph Ratzinger Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, pp. 58-59).

Questo argomento il teologo Ratzinger, oggi Papa, lo tratta in rapporto alla seconda delle tre tentazioni in cui Matteo riporta la lotta interiore di Gesù per la sua missione, ma nello stesso tempo affiora anche la domanda su ciò che veramente conta nella vita degli uomini. E qui appare il nocciolo di ogni azione ordinaria di Satana, di ogni tentazione: Rimuovere Dio, che di fronte a tutto ciò che nella nostra vita appare più urgente sembra secondario, se non superfluo e fastidioso. Mettere ordine da soli nel mondo, senza Dio che se esiste va pensato come un mitico architetto, orologiaio che una volta creato il mondo, non c’entra più nella storia secolarizzata, ateizzata. Occorre contare soltanto sulle proprie capacità, riconoscere come vere, reali, con un uso ridotto della ragione, solo le realtà politiche e materiali empiricamente verificabili e lasciare da parte Dio come illusione soggettiva, è la tentazione che ci minaccia in molteplici forme, anche nel rapportarci con la Scrittura.
La seconda tentazione è da intendersi come una sorta di visione, in cui però è riassunta una realtà, una particolare minaccia per l’uomo e per l’incarico di Gesù. Per attirare Gesù nella sua trappola il diavolo cita la Sacra Scrittura. Cita il Salmo 91,11s che parla della protezione che Dio garantisce all’uomo fedele che anziché scendere dal pinnacolo del Tempio attraverso la scala, si butta nel vuoto: “Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede” (vv. 11s).
“Il diavolo – commenta Joseph Ratzinger Benedetto XVI in Gesù di Nazaret – si rivela conoscitore della Scrittura, sa citare il Salmo con esattezza. L’intero colloquio della seconda tentazione si configura come un dibattito tra due esperti della Scrittura: il diavolo vi appare come teologo, osserva a questo proposito Jochim Gnilka. Vladimir Solov’ev ha ripreso questo tema nel suo racconto dell’Anticristo: L’Anticristo riceve la laurea honoris causa in teologia dall’Università di Tubinga; è un grande esperto della Bibbia. Con questo racconto Solov’ev ha voluto esprimere in modo drastico il suo scetticismo nei confronti di un certo tipo di esegesi erudita del suo tempo. Non si tratta di un no all’interpretazione scientifica della Bibbia in quanto tale, bensì di un avvertimento massimamente salutare e necessario di fronte alle strade sbagliate che essa può prendere. L’interpretazione della Bibbia può effettivamente diventare uno strumento dell’Anticristo. Non è solo Solov’ev che lo dice, è quanto afferma implicitamente il racconto stesso delle tentazioni. I peggiori distruttori della figura di Gesù, smantellatori della fede, sono stati intessuti con presunti risultati dell’esegesi”.

venerdì 16 novembre 2007

Sulle unioni omosessuali

Se qualcuno ha poco tempo per formarsi una coscienza retta e perciò cattolica sulla questione unioni omosessuali, riporto poche righe da documenti di Santa Romana Chiesa, vincolanti, perciò obbligatori per chi è cattolico, politico o non politico che sia. Questo intervento credo poi che sia utile orientamento ai cortesi lettori che in questi giorni mettono commenti su questo blog.

“Cristo ha dotato i pastori del carisma dell'infallibilità in materia di fede e di costumi” (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 890).

“I cristiani, nella formazione della loro coscienza devono considerare diligentemente la dottrina sacra e certa della Chiesa. Infatti per volontà di Cristo la Chiesa Cattolica è maestra di verità” (Documenti del Concilio Vaticano II, Dignitati humanae, n. 14 c).

“Tutti i fedeli sono tenuti ad opporsi al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, i politici lo sono in particolare, nella linea di responsabilità che è loro propria... Sono da tenere presenti le seguenti indicazioni etiche. Nel caso in cui si proponga.. all'Assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del proprio voto ad un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un atto gravemente immorale” (Congregazione per la Dottrina della Fede, 3 giugno 2003, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali).

“Tali scelte e condivisioni, essendo in contraddizione con i principi basilari della coscienza cristiana, non sono compatibili con l'appartenenza ad associazioni o organizzazioni che si definiscono cattoliche” (Congregazione per la Dottrina della Fede, 21 novembre 2002, Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica).

È lecito e anzi doveroso porsi la domanda se qui non operi ancora una nuova ideologia del male, forse più subdola e celata, che tenta di sfruttare, contro l’uomo e contro la famiglia, perfino i diritti dell’uomo” (Giovanni Paolo II, Memoria e identità, Rizzoli, Milano 2006, p. 23).

E adesso che qualcuno ci provi soltanto a ripetere che i cosiddetti matrimoni omosessuali o Dico sono semi di bene!

Consiglio, per farsi idee chiare da un punto di vista psicologico, il pregevolissimo libro di Roberto Marchesini "Come scegliere il proprio orientamento sessuale (o vivere felici)" edito da Fede & Cultura.

giovedì 15 novembre 2007

Il torto della "ragione"

«Coloro che usano la ragione non la venerano, la conoscono troppo bene; coloro che la venerano non la usano».
G.K. Chesterton

venerdì 2 novembre 2007

Società democratica, relativismo e obiezione di coscienza

Il relativismo che guida spesso la legislazione nei paesi occidentali pone il cristiano di fronte a nuovi problemi di coscienza. E’ questo il caso di leggi che rendano legale l’aborto o l’eutanasia. Giovanni Paolo II aveva detto che “Leggi di questa natura non solo non creano alcun obbligo per la coscienza, anzi impongono un grave e preciso obbligo di opporvisi mediante l’obiezione di coscienza” (Evangelium vitae, 73). I casi di aborto ed eutanasia non sono però più i soli a richiedere l’obiezione di coscienza. Benedetto XVI ha richiamato di recente l’obbligo di obiezione di coscienza per i Farmacisti. Pensiamo ad un infermiere che opera in un ospedale in cui si pratichino aborti. Pensiamo a degli impiegati di un Municipio ove si registrino unioni civili di persone dello stesso sesso. Pensiamo ad un lavoratore di un laboratorio in cui si pratichino selezioni di embrioni umani oppure ai lavoratori di case editrici o televisive che producano materiale pornografico oppure a tanti avvocati o magistrati che si trovano ormai spesso davanti a situazioni limite. L’obiezione di coscienza è ormai un problema politico. Per questi motivi bisogna intraprendere una approfondita riflessione sull’obiezione di coscienza in politica, vista come “resistenza” ma anche come “ripresa”, ossia come un impegno non solo negativo ma anche positivo e propositivo. Contemporaneamente all’allargamento dei casi in cui si è chiamati all’obiezione di coscienza si assiste anche a frequenti negazioni di questo diritto. Ambedue le cose sono dovute al relativismo, il qualche mostra così la sua intima contraddizione. Esso propone una libertà di coscienza pressoché totale, ma quando un impiegato comunale si rifiutasse di registrare una coppia omosessuale, quello stesso relativismo glielo impedirebbe, denuncerebbe quella libertà di coscienza come imposizione e violenza verso la libertà di coscienza. E’ uno degli aspetti più sottili della “dittatura del relativismo”.

giovedì 1 novembre 2007

Elisabeth: il solito film anticattolico

Ho avuto la pessima idea di andare a vedere, dopo un anno che non mettevo piede in un cinema, il film "Elisabeth - The golden age". La trama è esilissima. Re Filippo di Spagna è un re cattolicissimo, caricaturale, tutto candele, vestiti scuri, croci e rosari. Parla come un invasato insultando la regina Elisabetta d'Inghilterra perchè è un'eretica usurpatrice (vero). I suoi collaboratori in terra inglese sono degli oscuri, brutti figuri tra i quali spicca un sadico gesuita inquisitore. La regina Maria Stuarda - cattolica e tenuta prigioniera da Elisabetta - è una complottatrice da strapazzo, brutta, nevrotica e falsa. La regina Elisabetta è una donna sola, con le grandezze e le debolezze della donna-regina vergine e sola: l'avventuriero Bradley conquista in America una terra che, in onore della sua illibatezza, chaima Virginia. Tale generosa vergine, dalle esplicite (nel film) tendenze bisessuali, offre la sua vita per la "libertà di coscienza" (chissà cosa diamine significa?) del suo popolo: se la Invincibile Armata spagnola vincerà arriverà il babau (l'Inquisizione). Nella battaglia navale il vento cambia e mette in difficoltà l'Armata spagnola: buon gioco per gli inglesi è gettarvi contro navi incendiarie che fanno colare a picco l'Invincibile Armata. Il babau cattolico è sconfitto. Si chiude il film con delle scritte che ricordano che da quel momento la Spagna entra in crisi economica, di lì a dieci anni il devoto cattolico Filippo muore, mentre l'Inghilterra comincia a prosperare.
Insomma, la solita porcata anticattolica cui i media purtroppo ci hanno abituati. Come dimenticare Le Crociate, dove i cattivi cattolici facevano brutta figura davanti ai nobili e buoni mussulmani?
La continua falsificazione radicale della storia con l'unico intento di sradicare la fede autentica e salvifica, cioè quella cattolica, continua la sua diabolica opera grazie ai potentissimi mezzi "laici". Di fronte a questo lavaggio del cervello l'unica risposta immediata è quella che ho scelto per me e per la mia famiglia: in casa non deve entrare la televisone, e di film al cinema se ne vedono uno o due all'anno. Questa volta ho sbagliato film.

martedì 30 ottobre 2007

Vigliaccheria della sinistra

La tecnica di guerra della sinistra, è sempre uguale. Colpiscono nel buio, alle spalle, all'improvviso. Mai dicono quello che davvero pensano. Tramano nell'oscurità per poi, in molti contro uno solo, avventarsi sul debole, magari con mezzi burocratici o amministrativi, cioè anonimi e impersonali. Vigliacchi, ipocriti, traditori per natura. D'altra parte è evidente: sono seguaci, consapevolmente o meno, del principe di questo mondo - assassino e menzognero sin da principio - come dice la Sacra Scrittura. Sulla bocca sempre grandi ideali, ma nei fatti meschineria, grettezza, avidità, corruzione. Gesù predicava davanti a tutti, ma i suoi nemici non lo attaccavano lì. Codardi! Tramano in segreto e poi lo catturano. E il popolo gli va dietro. È sempre così: oggi la gente ti loda, ti osanna, si abbevera alle tue parole, domani ti manda a morte: crocifiggilo, crocifiggilo! Il cristiano però sa che la vittoria è di Cristo: STAT CRUX DUM VOLVITUR ORBIS: la croce resta, il mondo passa! O, come dice la sapienza popolare: la Chiesa ha sempre fatto il funerale dei suoi nemici.

lunedì 15 ottobre 2007

Contro la scuola statale degli sprechi

Riporto un interessantissimo articolo di Avvenire dove si dimostra l'idiozia colpevole e ideologica di chi continua a difendere la scuola statale, che, oltre ad essere il covo della sinistra che la usa per corompere la gioventù, costa enormemente.
***
INCREDIBILE MA VERO
COSTI PER LO STATO:
un bambino della materna statale 6.116 euro, 584 euro se alla paritaria;
un alunno della primaria statale 7.366 euro, 866 euro se della paritaria;
uno studente delle medie statali 7.688 euro, 106 euro se di una paritaria;
uno delle superiori statali 8.108 euro, 51 euro se in una paritaria.

I CONTI IN TASCA
Le scuole paritarie? Un affare per lo Stato
L’Agesc: le casse pubbliche risparmiano 6 miliardi

DA MILANO ENRICO LENZI
Un risparmio di sei miliardi e 200 milioni di euro. A tanto ammonta, secondo un dossier realizzato dall’Associazione genitori delle scuole cattoliche (Agesc), il «mancato esborso» dalle casse dello Stato in campo educativo, dovuto proprio alla presenza degli istituti paritari. Un costo che lo Stato dovrebbe accollarsi interamente «se le nostre scuole dovessero improvvisamente chiudere e il milione di studenti, dalla scuola dell’infanzia alle superiori, si iscrivesse negli istituti statali», sottolinea Maria Grazia Colombo, presidente nazionale dell’Agesc. Cifre che stonano rispetto alle incredibili accuse di presunti favori economici verso la scuola paritaria, quella cattolica in particolare. «Abbiamo preso in esame gli stanziamenti fatti per la paritaria dal 1996 al 2006 – spiega ancora la presidente –, dunque con la copertura di due legislature con governi di diverso colore. I dati dimostrano che l’operato delle diverse maggioranze succedutesi al governo del Paese è stato ampiamente insufficiente».
La situazione di partenza vedeva due capitoli di spesa nel 1996: uno per le scuole materne (intorno ai 100 milioni di euro) e uno per le elementari parificate (una trentina di milioni di euro), per uno stanziamento totale di circa 134 milioni. Nel 2000 venne approvata la legge numero 62 sulla parità scolastica, che aumentò l’importo complessivo di 179 milioni di euro, di cui 144,6 per le materne, 30,9 per le elementari e 3,6 per l’integrazione degli alunni disabili. Nella Finanziaria 2001, l’ultima del governo di centrosinistra, i contributi arrivarono a 473 milioni di euro, di cui 349 per le materne, 118 per le elementari, 5,5 alle secondarie e 3,6 per l’integrazione dei disabili. Dopo aver governato per i successivi cinque anni, il centrodestra portò il bilancio complessivo (Finanziaria 2006) a 532 milioni di euro (più 59). Cifra salita, nell’ultima Finanziaria 2007 del governo Prodi a 566,8 milioni con la seguente distribuzione: 355 alle materne, 160 alle elementari, 6,9 alle secondarie, 10 per l’integrazione dell’handicap, 4,5 per la legge 440 sulle secondarie paritarie e 30 del bonus dei genitori per l’anno scolastico 2005/06.
E proprio partendo dalle cifre 2007, il dossier dell’Agesc fa i conti in tasca allo Stato. A cominciare da quanto spende per ogni singolo studente. Si scopre così che un bambino della materna statale costa 6.116 euro, un alunno della primaria 7.366, uno studente delle medie 7.688 e uno delle superiori 8.108. Nello stesso tempo lo Stato, attraverso i contributi erogati in bilancio, spende per uno studente iscritto alla paritaria: 584 euro alla materna, 866 alla primaria, 106 alla media e 51 euro alle superiori. Facile a questo punto fare la differenza tra le due cifre, tenendo conto che stiamo parlando di scuole appartenenti all’unico sistema scolastico pubblico integrato, come recita l’articolo 1 della legge 62 del 2000. L’Agesc ha così calcolato che per un bambino iscritto alla materna paritaria lo Stato risparmia 5.532 euro, che diventano 6.500 alle elementari, 7.582 alle medie e raggiungono gli 8.057 alle superiori. Ma i «contabili» dell’associazione sono andati oltre quantificando anche il risparmio complessivo che ottiene lo Stato non gestendo il milione di studenti degli istituti paritari: 3,436 miliardi di euro alle materne, 1,202 miliardi nelle elementari, 496 milioni per le medie e 1,110 miliardi alle superiori. Totale: 6 miliardi e 245 milioni di euro che le casse dello Stato non devono sborsare. Sei miliardi di risparmio a fronte di un investimento di 566 milioni. Le cifre parlano da sole, «evidenziando la convenienza della nostra esistenza per lo Stato – commenta la presidente dell’Agesc –. Un’evidenza così chiara che non si comprende come non passi l’idea che occorra evitare l’estinzione di questa realtà educativa », se non altro per motivi economici.
E dopo aver fatto legittimamente i conti in tasca allo Stato, l’Agesc passa alla fase propositiva, rivolgendo un appello bipartisan: «Offriamo il nostro contributo affinché possa costituirsi una ampia maggioranza politica trasversale fra gli schieramenti, capace di fornire risposte concrete alle problematiche delle scuole paritarie e delle famiglie che le scelgono per i propri figli». Un auspicio che si concretizza nella richiesta di un «incremento di 233,5 milioni di euro, in modo da portare l’investimento complessivo in Finanziaria 2008 a 800 milioni di euro, di cui 440 alle materne, 250 alle elementari, 40 a medie e superiori e 70 all’integrazione per i disabili». Un aumento che corrisponde «al 3,7% di quanto lo Stato risparmia con la mancata frequenza delle scuole statali da parte degli studenti delle scuole paritarie». Del resto, sottolinea il dossier dell’Agesc, «le risorse destinate alle materne sono ferme, se non addirittura diminuite, già da quattro esercizi finanziari, a fronte di un incremento dell’utenza». Nelle elementari «occorre superare l’esiguità dei fondi che porta ad avere istituti paritari con convenzioni e altri privi, proprio perché i fondi non coprono tutte le realtà». Una scarsità di fondi ancora più evidente nel ciclo superiore, «dove bisogna passare dagli attuali 7 ad almeno 40 milioni per assegnare davvero fondi a tutti gli istituti». Spetta ora al mondo politico e al governo dare una risposta.
Avvenire – 11-10-2007

venerdì 5 ottobre 2007

Intervista che mi ha fatto Zenit

ZI07100414 - 04/10/2007
Permalink: http://www.zenit.org/article-12104?l=italian

Il “Messale Festivo Tradizionale”, per la “Buona Battaglia” della fede
Intervista al Direttore di “Fede & Cultura”, il prof. Giovanni Zenone


ROMA, giovedì, 4 ottobre 2007 (ZENIT.org).- Un giovane cattolico, docente di filosofia e religione, decide di diventare editore e pur non avendo denaro nel giro di due anni pubblica 50 titoli di grande valore, con ottimi risultati nelle vendite.
Il 15 di settembre, il giorno dopo l’entrata in vigore del Motu Proprio “Summorum Pontificum” sull’uso della Liturgia Romana anteriore alla Riforma del 1970, la sua casa editrice, che si chiama “Fede & Cultura”, pubblica il “Messale Festivo Tradizionale” nelle lingue latino ed italiano, attualmente l'unico in commercio di questo tipo.
Nell’Introduzione al volume, il Cardinale Darío Castrillón Hoyos, Presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, ha ringraziato l’editore: “Considero importante che si diffonda e si usi tale strumento, […] esso viene incontro a vere necessità di molti laici, e di non pochi giovani sacerdoti, che hanno conosciuto ed amano questa venerabile forma di perfetta adorazione al Padre”.
Il porporato ha detto di considerare “preziose le addizioni musicali che completano l’opera” e conclude esprimendo “compiacimento” per l’opera intrapresa.
Per conoscere la storia e le ragioni del successo di questa giovane casa editrice, ZENIT ne ha intervistato il Direttore, il prof. Giovanni Zenone.


Come è nata l'idea di fondare la casa editrice “Fede & Cultura”? Quanti volumi ha pubblicato e con che risultato?


Zenone: L’idea mi è nata collaborando al mensile di apologetica cattolica Il Timone. Molti autori del Timone erano e sono ottimi scrittori giovani e cattolici, ma le possibilità di farsi conoscere per divulgare buona stampa erano ridotte. Ho pensato che sarebbe stato bello dare a questa “Nazionale Giovani degli Apologeti” delle occasioni in più per divulgare una sana cultura, specialmente cattolica. Tutto insomma è nato dalla crisi dovuta al fatto che i grandi autori non facevano un granché per aiutare a crescere anche i piccoli.
Da autore mi sono così ritrovato editore. Ho potuto così realizzare il desiderio di evangelizzazione su vasta scala che mi sentivo nel cuore. Fino ad ora abbiamo pubblicato cinquanta titoli, in due anni: un numero da capogiro, considerando che siamo pochi e sostanzialmente tutti volontari. Abbiamo cominciato in un gruppetto di amici cattolici, senza un solo centesimo in tasca. Per il primo libro, “In quella casa c’ero anch’io” – sulla vita di Gesù – ci ha prestato i soldi per la pubblicazione l’autore, un santo sacerdote, don Ferdinando Rancan.
Il Signore ha manifestato benevolenza per questa nostra impresa: in capo a tre mesi avevamo quadruplicato l’investimento. Abbiamo restituito il prestito e con quello che avanzava abbiamo stampato altri volumi. Da allora è stato un crescendo di apprezzamento da parte di molti, anche di quelli che dapprincipio erano scettici sull’idea di fare una nuova casa editrice. Oggi, ormai, abbiamo un piccolo margine di profitto che ci permette di pagare i collaboratori e di investire su volumi più costosi, come è stato il “Messale Festivo Tradizionale”.

Ha investito molto sull'edizione del Messale? Da quanto tempo ci stava lavorando?

Zenone: Sì. Per quest’opera, senza nemmeno averli, ho rischiato una cifra a quattro zeri. Ero terrorizzato dall’idea che fosse un fallimento. Ho cominciato a lavorare all’idea un anno prima della pubblicazione del Motu Proprio “Summorum Pontificum” sulla liberalizzazione della Messa in latino di san Pio V. Nell’aria già si sentiva che la liberalizzazione era vicina nonostante qualche opposizione. Ricordo infatti che su Il Timone l’allora Card. Ratzinger aveva pubblicato un ampio dossier sulla liturgia del tutto favorevole ad una riscoperta della Tradizione cattolica.
Diversi tecnici ed esperti di liturgia tradizionale hanno lavorato indefessamente e gratis per realizzare il Messale per i fedeli, in latino e italiano, che non era pubblicato da quasi 50 anni. Abbiamo lavorato per fare un’opera che fosse bella, maneggevole e che aiutasse nella preghiera. È nato così il Messale Festivo Tradizionale: un’opera originale, da un punto di vista editoriale totalmente nuova, con traduzioni in italiano contemporaneo. Il risultato, frutto di un lavoro di sintesi fra l’antico messale di san Pio V e le moderne tecniche editoriali e linguistiche, è stato, senza falsa modestia, splendido e numerosissimi apprezzamenti ci giungono da ogni parte, in particolare da sacerdoti, liturgisti diocesani e fedeli laici. Il colpo da maestro è che il Messale edito da “Fede & Cultura” sia uscito il giorno dopo il Motu Proprio e sia l’unico in commercio.
Credo che tanti apprezzamenti siano anche dovuti alla bella lettera di encomio che il Cardinale Darío Castrillón Hoyos, Presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, ha voluto inviarci. Ha benedetto noi e quest’opera, auspicando che si divulgasse tra i fedeli e i sacerdoti. Questa benedizione ci è giunta grata dopo quella del Santo Padre Benedetto XVI che ci aveva personalmente ricevuto e al quale avevamo regalato una nostra pubblicazione. In capo ad una settimana ho avuto anche la gioia della benedizione scritta impartita su “Fede & Cultura” da parte del Papa stesso. Con queste grazie la Provvidenza si è mostrata benevola con noi! E di questo siamo grati.

Intende pubblicare solo libri che seguano la cultura cattolica?

Zenone: Intendo pubblicare solo Buona Stampa, e buona stampa cattolica che serva per la Buona Battaglia della fede e dell’apostolato cattolico. Di case editrici di proprietà cattolica, ma che pubblicano tutt’altro, financo cose contrarie o dannose alla fede, ce ne sono già sin troppe.

Quali sono i volumi in pubblicazione che vorrebbe segnalare?

Zenone: Vorrei segnalare, oltre al Messale di cui abbiamo parlato, anche lo splendido “Antonio Rosmini Virtù quotidiane” perché si scopre la santità di Rosmini – che verrà beatificato a Novara il 18 novembre – e che è uno degli ispiratori e protettori di “Fede & Cultura” col suo apostolato della carità intellettuale.
Ci tengo a segnalare anche “Ingresso alla Bellezza”, un testo che mostra che la fonte di ogni bellezza è Dio Uno e Trino e dove si confutano tanti svarioni su questo tema che si compiono anche in ambito liturgico, con quella che il Papa ha denunciato come una “creatività” fuor di luogo. È un testo che vuole proporre la bellezza: sono convinto infatti che più che brandire la spada si debba far vedere com'è bello e pieno di fascino essere cattolici, amare e servire Cristo e la Chiesa.
Sulla Messa in latino è importante il testo facile e divulgativo, ma profondo al contempo, di uno dei nostri migliori autori: Francesco Agnoli con “La Liturgia Tradizionale”.
In ogni caso il modo migliore per conoscere il nostro lavoro e acquistare i nostri libri – che si trovano anche in tutte le migliori librerie – è di visitare il sito http://www.fedecultura.com/ o scriverci a edizioni@fedecultura.com. Chiedo sempre ai molti che ci apprezzano di aiutarci a fare Buona Stampa diffondendo fra amici e conoscenti i nostri libri. Grazie per quello che fate per quest’opera apostolica.

domenica 9 settembre 2007

Parlano (bene) del mio ultimo libro

Sul sito RagionPolitica di Forza Italia è comparso il 6 settembre un bell'articolo di recensione di Mario Secomandi del mio libro "A sinistra di Dio - Origini e destino del laicismo". Mi rallegro che anche le forze culturali della politica si siano rese conto, dopo l'enorme e subitaneo successo di "A sinistra di Dio", nonostane non abbia avuto nessuna pubblicità, dell'importanza di dare un fondamento solido all'azione e alla battaglia culturale.
Per acquistare il volume si può scrivere un ordine a edizioni@fedecultura.com al prezzo di 9 euro + 4 di spese di spedizione. Vi invito a visitare il sito di Fede & Cultura che ha molte ottime pubblicazioni.

Arte sacra