martedì 11 novembre 2008

Okkupazione

«Viviamo in un territorio occupato dal nemico: ecco cos’è questo mondo. Il cristianesimo è la storia di come il re legittimo è sbarcato - sbarcato potremmo dire in incognito - e ci chiama tutti a partecipare a una grande campagna di sabotaggio».
(Clive S. Lewis)

sabato 8 novembre 2008

Anna!

Martedì 4 novembre alle 18,06 è nata la mia quintogenita, Anna. Pesava 2940 grammi. Qui ha tre ore di vita e già sta in compagnia dei suoi quattro fratellini. Benedetto Iddio per la grazia della Vita e della Fede!
Soli Deo Gloria!

sabato 1 novembre 2008

Scuola corruttrice perchè ideologica

Ho vissuto per quarant’anni nell’ambito dell’educazione e della scuola e mi sono occupato a fondo della libertà dell’educazione in Italia.
Intervengo per dire qualcosa di serio e di costruttivo che dia un po’ di dignità e ragionevolezza, cioè andando oltre quello che vediamo e sentiamo ogni giorno.
Abbiamo proprio visto di tutto: bambini che sfilano in corteo sotto striscioni che fanno fatica a leggere, insegnanti in lutto, politici che sproloquiano nelle scuole dell’infanzia, i reduci del ’68 che si infiltrano nei cortei come per prendere una boccata di ossigeno che allontani di qualche tempo l’ineluttabile “rigor mortis”.
Così il “virtuale” si è sostituito al reale: ed in un’orgia di isterismo e disinformazione abbiamo dimenticato la realtà quotidiana.
La realtà quotidiana è che nella scuola italiana si fa fatica a studiare e ad imparare perché l’insegnamento si è dequalificato. Abbiamo dimenticato che nella scuola italiana si può morire di spinello durante le ore di scuola; che durante gli intervalli si filmano scene di sesso che vengono poi inviate ormai a vari siti; che in certe scuole, non poche, durante l’intervallo gli insegnanti stanno tappati nell’aula professori per evitare violenze non solo verbali; che presidi e professori sono stati malmenati da genitori e studenti per protesta a certe valutazioni scolastiche; che più di una volta i carabinieri sono entrati in varie scuole ad arrestare studenti spacciatori di droga.
Questa non è tutta la realtà, ovviamente, ma è un pezzo della realtà scolastica che dovrebbe interpellare tutti, soprattutto gli adulti, seriamente. Alcune delle cose predisposte dal Ministro – ovviamente mi evito un giudizio analitico che non mi compete – mi sembrano dettate dalla più grande virtù del popolo italiano: il buon senso. Comunque bisogna proprio riconoscere che in Italia sono impossibili due cose parlare male di Garibaldi e tentare di riformare la scuola. La scuola dello Stato Italiano fa corpo totalmente con l’idea della Nazione e dello Stato ed ha costituito negli ultimo 150 anni del nostro paese una sorta di liturgia di questo universale culto dello Stato.
La verità è che la scuola italiana è sempre stata al servizio non della Cultura, ma della ideologia dominante. Così abbiamo avuto la scuola unitaria e liberale e poi la scuola fascista e poi la scuola azionista e socialista. I cattolici sono stati così improvvidi che negli anni ’50 e ’60 hanno tirato fuori la strampalata teoria della scuola “neutra” che ha favorito la sua occupazione da parte delle più diverse ideologie rivoluzionarie e negative. Abbiamo avuto la scuola marxista e neo-marxista e radicaleggiante: e adesso abbiamo la scuola tecno-scientista.
Mi sembra venuto il momento di andare, se possiamo e vogliamo, oltre questo schema ideologico e ricordarci che la scuola non deve servire nessuna ideologia ma la cultura: cioè l’istanza di senso ultimo, di verità, di bellezza e di giustizia che caratterizzano la coscienza dell’uomo nel suo porsi immediato.
Allora forse ci si renderà conto che la scuola deve essere un ambito di convivenza libera, fra culture diverse (perché nel nostro Paese ci sono ormai culture diverse) e la convivenza libera e impegnata di queste culture deve sostenere un insegnamento, a tutti i livelli, appassionatamente critico: cioè formatore di personalità critiche.
Potrà apparire allora assolutamente legittimo e necessario il formarsi di un sistema scolastico che, gestito dallo Stato, sia libero e pluralistico nelle sue articolazioni educative, culturali e didattiche. Senza pluralismo educativo e scolastico muore la democrazia: perché la democrazia è anzitutto un costume, un dialogo profondo, libero e rispettoso fra culture diverse, che proprio nella consapevolezza critica della propria diversità contribuiscono al bene comune del Paese.
Marco Minghetti, ministro della Pubblica Istruzione del neonato Regno di Italia concludeva il dibattito parlamentare sullo stato dell’istruzione del Paese nel 1864 con queste parole: “In linea di principio sarebbe meglio un sistema di libertà scolastica, ma se ne approfitterebbero i clericali”.
Dobbiamo amaramente riconoscere che la questione scolastica, in Italia, è ferma a queste parole.
[...]

+ Luigi Negri,
Vescovo di San Marino - Montefeltro
Intervista su "il Resto del Carlino", 28/10/2008

martedì 28 ottobre 2008

Il potere mondano che soffoca (III tentazione)

In questa lezione si invita a riflettere sulla terza tentazione di Gesù nel deserto, prima dell’inizio della sua missione che durerà tre anni e che si concluderà nella sua dolorosa passione e crocifissione e nella gloriosa resurrezione. Nella terza tentazione il demonio porta Gesù su un alto monte e gli propone di adorarlo offrendo in cambio il potere e di avere tutti i regni della terra. Il potere seduttore distorce la pienezza della verità e indica vie alternative ideologiche e menzognere all’unica via che fa “la volontà del Padre”. La tentazione progressista. Il cristiano deve disobbedire allo stato quando questo comanda cose contro la volontà divina.

lunedì 27 ottobre 2008

Il successo mondano (II tentazione)

La seconda tentazione nel “Gesù di Nazaret” nel deserto. Il demonio prende Gesù, lo porta sul pinnacolo e lo invita a buttarsi giù affinché tutti, vedendo il miracolo di una discesa incolume, lo acclamino Messia. Il diavolo tenta con il successo umano e con la spettacolarità usando abilmente le Sacre Scritture. La teologia può diventare uno strumento dell’Anticristo, come scrive nel suo “Racconto dell’Anticristo” Vladimir Solovev citato dal Papa. Un esempio di oggi di tale teologia: Vito Mancuso.

Rivoluzione morale

“Per una rivoluzione morale servono un più pungente dispiacere e un più pungente piacere: il primo per vedere il mondo come il castello dell'orco da smantellare e il secondo per ricostruirlo dalle macerie come una casa dove tornare la sera”.
(G. K. Chesterton)

venerdì 17 ottobre 2008

Confutazione del marxismo (I tentazione)

In questa lezione si rilegge una piccola parte del libro di Papa Benedetto XVI “Gesù di Nazaret” nella quale il Papa tratta della prima tentazione di Gesù nel deserto, la tentazione del pane. Si scopre come questa sia la tentazione del materialismo di stampo marxista.

Contro la superbia della "ragione" scientifica

CITTA' DEL VATICANO, 16 OTT - ''La scienza non e' in grado di elaborare principi etici'' ed ha bisogno della tutela della fede e della teologia. Con parole inequivocabile, papa Ratzinger ha messo in guardia oggi contro i pericoli dell'autosufficienza rivendicata da molti scienziati che, se svincolati dalla morale, possono finire per inseguire il ''facile guadagno'' o, peggio ancora, ''l'arroganza di sostituirsi a Dio'', con tutti pericoli che ne conseguono per l'umanita'. Un discorso pronunciato stamane dal pontefice davanti ai partecipanti al convegno sui dieci anni della ''Fides e Ratio'', l'enciclica in cui Giovanni Paolo II descrisse la fede e la ragione come le due ali dello spirito umano. Il Papa ha chiarito che una totale autonomia della scienza rischia di essere pericolosa per la stessa umanita'. Incapace di delinearsi una morale, la scienza - ha spiegato - ''puo' solo accogliere i principi etici e riconoscerli come necessari per debellare le sue eventuali patologie''. In questo contesto, ha aggiunto, ''la filosofia e la teologia diventano degli aiuti indispensabili''. ''Cio' non significa affatto limitare la ricerca scientifica o impedire alla tecnica di produrre strumenti di sviluppo: consiste piuttosto nel mantenere vigile il senso di responsabilita' che la ragione e la fede possiedono nei confronti della scienza , perche' permanga nel solco del suo servizio dell'uomo''. Ai convegnisti ha spiegato che vi e' stato infatti ''uno slittamento da un pensiero prevalentemente speculativo a uno maggiormente sperimentale''. La ricerca moderna si e' rivolta soprattutto all'osservazione della natura ''nel tentativo di scoprirne i segreti''. E qui, ad avviso del Papa, sono nati i problemi: infatti ''il desiderio di conoscere la natura si e' poi trasformato nella volonta' di riprodurla''. ''La fede non teme il progresso della scienza e gli sviluppi a cui conducono le sue conquiste quando queste sono finalizzate all'uomo, al suo benessere e al progresso di tutta l'umanita'''. ''Avviene, tuttavia - ha ammonito - che non sempre gli scienziati indirizzino le loro ricerche verso questi scopi''. ''Il facile guadagno o, peggio ancora, l'arroganza di sostituirsi al Creatore svolgono, a volte,un ruolo determinante'', ha denunciato. ''E' questa - ha concluso - una forma di hybris (superbia) della ragione, che puo' assumere caratteristiche pericolose per la stessa umanita'''

venerdì 10 ottobre 2008

Il rapporto fra potere temporale e spirituale


In questa lezione si spiega, col testo di Papa Benedetto XVI “Gesù di Nazaret” al capitolo 1, quale debba essere il rapporto fra il potere temporale e il potere spirituale rileggendo alcune pagine dei Vangeli. Il potere temporale deve rispettare la giusta gerarchia e mettere le proprie funzioni a servizio del bene totale dell’uomo e della società, che in ultimo è la salvezza eterna. Quando il potere temporale si arroga diritti e competenze divine i cristiani devono disobbedire per obbedire a Dio, e così diventano testimoni, martiri.

lunedì 15 settembre 2008

Parità scolastica, carajo!

«Il divario esiste e va cancellato»

«Mi auguro che il ministro Gelmini e il governo lavorino per rendere effettiva la parità scolastica». È il messaggio che il vescovo di San Marino e Montefeltro Luigi Negri, rivolge al ministro della Pubblica istruzione che oggi interverrà al Meeting di Rimini.
Per le dichiarazioni sulle scuole del Sud il ministro è stata accusata di razzismo. Che cosa ne pensa?
«Le sue mi sembravano osservazioni funzionali alla vita della scuola per un esercizio migliore della sua finalità educativa. Certi divari e certe differenze di risultati mi paiono evidenti, credo sia giusto impegnarsi per elevare la qualità del servizio».
Il Papa parla di «emergenza educativa». Perché?
«La Chiesa è sfidata a fare una proposta educativa credibile che sappia coinvolgere le giovani generazioni: dobbiamo ritrovare identità e novità di vita, capacità di coinvolgere, di offrire senso e valori, senza fare sconti a noi stessi prima che ad altri. Ma l’emergenza educativa riguarda tutta la società perché la scuola italiana che esce da un secolo di ideologie che l’hanno ingessata...».
A che cosa si riferisce?
«All'omologazione di carattere ideologico che per decenni ha impedito al popolo di riscoprire la sua identità culturale, che nel nostro paese è maggioritariamente cattolica».
Non sta dipingendo la realtà a tinte troppo fosche?
«La scuola statale è ancora erede delle stagioni ideologiche. Prima quella del laicismo risorgimentale, poi quella del fascismo, poi quella del nozionismo neutrale, una stagione per la quale i cattolici hanno una grande responsabilità in quanto hanno accettato che i problemi ideali fossero esclusi dalla scuola. Infine è arrivata la scuola progressista e marxista, soprattutto nei testi e nei professori. Adesso la scuola sembra non interessare a nessuno e sottostare a una concezione tecno-scientista dove regnano edonismo e nichilismo».
Che cosa chiede, dunque, al ministro Gelmini?
«Mi auguro che si apra una stagione nuova, con la creazione di un sistema paritario, un sistema di scuole statali e non statali tutte considerate pubbliche, anche se non gestite direttamente dallo Stato. Penso sia opportuno ristabilire un po’ di regole e di ordine, di fronte a fenomeni come il “bullismo”. Ma non basta. Don Giussani all’inizio degli anni Sessanta diceva ai politici di allora: mandateci in giro nudi, ma dateci la libertà di educare. Un popolo sa che cos’è la democrazia solo se sa cos’è il dialogo tra le culture, solo se è possibile un’educazione che parta da ipotesi positive. Mi auguro insomma che il ministro lavori per rendere effettiva la parità scolastica, facendo sì che le famiglie che scelgono la scuola non statale per i loro figli non siano sottoposte al doppio aggravio economico, condizione che Benedetto XVI ha definito insopportabile»
di Andrea Tornielli, Il Giornale 27/8/2008

mercoledì 10 settembre 2008

Allegria

Un consiglio che vi ho ripetuto insistentemente: siate allegri, sempre allegri. Siano tristi quelli che non si considerano figli di Dio.
(San Josemaría Escrivá de Balaguer, Solco, n. 54, Ed. Ares 2005)

giovedì 7 agosto 2008

Il riso rivelatore

La maggior parte degli esseri umani non sa ridere ... Ridendo, alcuni si tradiscono rivelando la loro intima vita segreta ... Il modo di ridere di un uomo è il tratto che, unito ai piedi e alle mani, più lo caratterizza. Ci sono caratteri che per molto tempo non si lasciano indovinare ma poi ecco l'uomo scoppia in una risata sincera e il suo carattere viene a galla ... Se volete dunque ben comprendere un uomo e penetrare la sua anima ... guardatelo quando ride. Se ride bene, significa ch'è buono ... Guardate i bambini; alcuni sanno ridere in modo perfetto e perciò sono incantevoli.
Fedor Dostoevskij, "L'adolescente"

domenica 22 giugno 2008

Bandiera della pace?

Città del Vaticano, 20 giu. (Adnkronos) - E' la croce di Cristo e non la bandiera arcobaleno il vero simbolo della pace. E' quanto afferma oggi l'agenzia di stampa vaticana 'Fides' in un lungo servizio dal titolo: 'L'arcobaleno: sincretismo o pace?'. La polemica è diretta verso quei religiosi, sacerdoti, uomini di Chiesa che hanno scelto di portare la bandiera arcobaleno come segno di pace nelle marce o l'hanno appesa ai campanili delle chiese preferendola alla croce. Ma in questo modo sembrano aver dimenticato i molteplici significati politici del vessillo. La bandiera è infatti stata, in tempi recenti, il simbolo prima dei movimenti della pace poi anche di quello no-global e infine, in Italia, è comparsa di nuovo nel simbolo elettorale della sinistra radicale.L'agenzia vaticana ricostruisce le ambigue radici storiche e culturali della bandiera per la pace. ''In realtà - spiega Fides - le origini vanno ricercate nelle teorie teosofiche nate alla fine dell''800. La teosofia (letteralmente 'Conoscenza di Dio') è quel sistema di pensiero che tende alla conoscenza intuitiva del divino'', ed è corrente filosofica presente da sempre nella cultura indiana. ''Diverse sono le versioni sull'origine di questa bandiera. Una di queste è riconosciuta ad Aldo Capitini (fondatore del Movimento Nonviolento) che nel 1961 la usò per aprire la prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi. Un'altra segnala che la sua origine risale al racconto biblico dell'Arca di Noé e che quindi è un simbolo cristiano a tutti gli effetti. Un'altra ancora spiega che la bandiera arcobaleno è il simbolo della città di Cuzco, capitale dell'impero Incas. Fu scelta, dall'imperatore del tempo, perché in quella vallata ogni volta che pioveva si formavano degli arcobaleni brillantissimi. Dalla Francia arriva la spiegazione che quel vessillo è il simbolo del movimento delle cooperative francesi creato intorno al 1920. Un'altra viene fatta risalire al 1950, la bandiera fu utilizzata in America come simbolo della pace dalle associazioni pacifiste e nonviolente. Altri dicono che sia stata ''inventata'' dal filosofo Bertrand Russel nel 1956 in Inghilterra''. Non mancano poi i riferimenti al movimento gay - con una lieve variazione nella disposizione dei colori - che ha fatto dell'arcobaleno il suo segno di riconoscimento. Tuttavia la complessità spirituale che è all'origine del simbolo, il suo intrecciarsi con così numerosi fattori culturali, sociali e politici, ne fanno una ''valida sintesi per rappresentare il sincretismo'' che mischia filosofie orientali, new age, neopentecostalismo; tutto insomma, meno il messaggio cristiano nella sua essenzialità. ''Come mai - si domanda dunque l'agenzia vaticana - uomini di chiesa, laici o chierici che siano, hanno per tutti questi anni ostentato la bandiera arcobaleno e non la croce, come simbolo di pace?'

venerdì 6 giugno 2008

L'occidente finanzia il terrorismo islamico

Basta finanziare i maestri dell’odio islamico
di Massimo Introvigne (il Giornale, 31 maggio 2008)
Apparentemente quella che arriva dal Pakistan è una storia di ordinaria follia. Un bambino di sette anni, Mohammed Atif, che non era riuscito a memorizzare il Corano come chiedeva l'insegnante di una madrassa, è stato appeso dallo zelante maestro a testa in giù a un ventilatore da soffitto, e bastonato con ferocia finché non è morto.Si dirà che i pazzi ci sono dovunque e che l'ultrafondamentalismo islamico stavolta non c'entra. E invece no. Nell'Afghanistan dei talebani bambini anche di quattro o cinque anni erano sottoposti a un'istruzione che consisteva quasi solo nel mandare a memoria il Corano e nell'imparare a usare il kalashnikov. Se non erano rapidi nell'una o l'altra materia piovevano le bastonate. Ma i maestri talebani avevano imparato l'arte in Pakistan. Qui funziona un sistema di oltre diecimila madrasse - non esistono registri, ispezioni, controlli e il numero esatto nessuno lo conosce - fra cui gli specialisti possono distinguere sfumature teologiche, ma il cui schema è sempre lo stesso. Pochissima istruzione in materie non religiose, Corano a memoria, incitamento all'odio per l'Occidente e botte. I vari governi che si sono succeduti in Pakistan hanno promesso e qualche volta anche fatto qualcosa contro la presenza di Al Qaida, ma non hanno mai osato toccare le madrasse. E c'è di peggio: una parte sostanziale degli aiuti umanitari che vanno al Pakistan - come ha rivelato di recente un'inchiesta del più noto giornalista pakistano, Ahmed Rashid - finisce direttamente o indirettamente alle madrasse. Forse anche la scuola dove è stato picchiato a morte il piccolo Mohammed funzionava grazie agli aiuti delle Nazioni Unite o dell'Unicef.Questo sistema deve finire. Le madrasse non sono scuole come le altre. Anche quando gli allievi non finiscono massacrati come Mohammed sono indottrinati all'odio per l'Occidente, spesso direttamente al terrorismo. Nella maggior parte dei casi, non ricevono l'istruzione essenziale per svolgere nella società lavori che non siano il predicatore, il militante a tempo pieno di movimenti estremisti o il terrorista. Uno dei modi essenziali per sradicare il terrorismo è chiudere le madrasse e sostituirle non con scuole di ateismo (come sognava Kemal Atatürk, il quale dovette rendersi conto ben presto che si trattava di utopie irrealizzabili in terra d'islam) ma con istituti di formazione certo rispettosi dei valori e delle tradizioni islamiche, ma nello stesso tempo capaci di insegnare agli allievi le principali materie che si apprendono nelle scuole di tutto il mondo. E di prepararli a una vita normale, sotto il controllo di autorità scolastiche indipendenti e competenti.I talebani afghani hanno capito che il loro vero nemico è il maestro di scuola. Infatti in un anno hanno fatto saltare duecento scuole, uccidendo oltre centocinquanta bambini frequentatori di scuole elementari. Ma è solo sostituendo le madrasse con vere scuole che si prepara un futuro senza terroristi.

martedì 6 maggio 2008

Esistere

"L'esistenza è una sorpresa, ma una sorpresa piacevole".
Gilbert Keith Chesterton
LEZIONI CATTOLICHE